Effettivamente, ogni volta che il dolore della ceretta si avvicina, ogni volta che devo mettere mano al portafoglio per la mia adorata peluria, mi viene in mente sempre lo stesso stupido pensiero: ma chi ha inventato i peli?
Sbaglio domanda; quella giusta dovrebbe essere più o meno questa: “ma perchè dobbiamo depilarci a tutti i costi? Chi ce lo impone?”. E con in testa il pensiero di uomini sempre più depilati (anche nelle parti intime, come abbiamo già visto…), mi viene in mente un mondo capovolto, dove sarebbero i maschietti a portare in giro fieri la loro pelle liscia e le femminucce a mettere in mostra la loro peluria.
Una ragazza irlandese di 28 anni, tale Emer O’Toole, ha riflettuto molto sulla questione e ha messo in pratica una linea di pensiero molto forte: Emer infatti non si depila da 18 mesi ed è arrivata a spiegare le sue ragioni in tv. Si può dire che i peli non le mancano…nemmeno sullo stomaco, perchè mostrare così fieramente determinati particolari non è da tutti.
E invece, probabilmente, Emer è da ammirare: lei ha scelto di non contrastare la natura del suo corpo, ma soprattutto di non sottostare alle convenzioni estetiche di questa società, in barba (è proprio il caso di dirlo…) a tutti gli ideali di bellezza femminile. In fondo, il concetto ha il suo perchè, anche in relazione a quell’ipotetico mondo capovolto: perchè gli uomini possono scegliere se depilarsi o meno e risultare comunque sempre accettabili e accettati, mentre le donne sono ancora una volta “costrette” ad adattarsi alle regole sociali? Soprattutto a quelle estetiche? Perchè non possiamo essere belle anche con i peli???
Via | DN

Isabelle Bellis è una rinomata facialist francese, diventata famosa per la sua tecnica di massaggio antirughe che parte dai movimenti di massaggio interni alla bocca (Buccal technique); da vera esperta però Isabelle conosce i segreti per apparire più belle e soprattutto per sentircisi, ecco le 5 regole che tutte le donne dovrebbero conoscere:
E se lo dicono su Style.com vale la pena di farci almeno un pensierino; dopotutto il senso di benessere che proviamo in vacanza dipende anche dal fatto che -di solito- abbiamo più tempo per la cura di noi stessi. Cinque piccoli passi da provare subito come sprint finale prima di arrivare al momento della valigia.
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Noi donne, si sa, dal menarca in poi, siamo soggette mensilmente alla piccola grande tortura delle “rosse”, con fastidi che vanno dal cambio frequente della biancheria intima e del relativo proteggi-intimo, agli sbalzi di umore passando per un irrefrenabile desiderio di mangiare cose unte/dolci e approdando, specie i primi giorni, a un insopportabile dolore lungo tutta la fascia addominale. E’ proprio questo uno degli aspetti più fastidiosi del ciclo, secondo soltanto alla spossatezza dovuta alla carenza di ferro, che ci rende più vulnerabili e schive e che ci fa sentire così a disagio nel rapporto con gli altri.
Fortunatamente, oltre alla miriade di rimedi standard offerti dalla farmacopea tradizionale, uno su tutti, l’immancabile Oki, che sol perché ha il sapore di menta-orzata non vuol dire che non sia chimico, ci sono altrettanti piccoli trucchi egualmente efficaci offerti dalla fitoterapia e dalle buone abitudini di vita. In base alla mia personale esperienza, supportata dai suggerimenti della medicina olistica, ho stilato una piccola guida di consigli “green” per affrontare al meglio lo stress da ciclo. Spero possa tornare utile anche a voi.
Tanto per cominciare è importante ricordare che le odiate fitte sono dovute alle contrazioni uterine che avvengono in seguito alla sollecitazione delle prostaglandine, in particolare la F2 alfa, un ormone che entra in gioco per aiutare lo sfaldamento dell’endometrio e la sua successiva espulsione. E’ questo che provoca i tanto sofferti crampi lombari cui, fortunatamente, si può porre rimedio trattandoli come tali e quindi cercando di ossigenare i tessuti, ad esempio, con una moderata attività fisica.
Continua a leggere: I dolci rimedi contro i dolori del ciclo
Succede. Succede di uscire di casa con una gonna poco sopra al ginocchio o con una scollatura più pronunciata e di sentirsi osservate. Tutto sta nel capire se quegli sguardi, quelle occhiate, quei commenti a bassa voce significhino apprezzamento o disprezzo.
Oddio, probabilmente non dovrebbe fregarcene poi più di tanto; eppure certe cose pesano: pesa soprattutto pensare che esistano mondi e società (e non parlo dell’estero) dove una donna non è ancora libera di vestirsi come vuole, senza essere etichettata.
Purtroppo è vero, i luoghi comuni faticano in molti posti a cadere. Certo, ci siamo evoluti dai tempi della stregoneria e dell’Inquisizione, ma la voglia di giudicare da parte della gente è sempre la stessa.
Un recente studio inglese ha rivelato come nell’ultimo anno le donne interessate ad intervenire esteticamente sui loro piedi siano aumentate del 21%. Cosa significa? Significa che sono sempre più numerose coloro che vogliono emulare star come Victoria Beckham o Cheryl Cole, che notoriamente vestono tacchi vertiginosi e impossibili da non notare.
In questo specifico caso però, non si tratta di un aumento di operazioni chirurgiche (che pure pare siano numerose e volte ad adattare il piede alla scarpa, e non viceversa!), ma di un aumento di interesse nei confronti delle iniezioni di filler dermici in alcuni punti del piede, iniezioni in grado di attenuare il bruciore causato da certi generi di scarpe con tacchi alti.
Il trattamento con questo tipo di “rimedi” dura circa 20 minuti, con risultati che possono durare invece fino a sei mesi ed effetti collaterali non oltre le 48 ore. Ogni iniezione costa circa 320 sterline, meno di un paio di scarpe di Christian Louboutin da indossare dopo il trattamento.
Chi di voi lo farebbe? Pensate che si tratti di una pratica in fin dei conti dannosa per la salute dei piedi? A me francamente, tutto questo fa impressione. Ok i tacchi alti, ma non per forza tutti i giorni. Se poi per portarli occorre anche farsi bucare…
Via | DailyMail
Foto | Flickr

Non ci stancheremo mai di dirlo: donne e tecnologia sono un connubio da cui non si può e non si deve più prescindere, anche e soprattutto quando l’hi-tech entra in qualche modo nell’ambito della bellezza e dell’estetica, che per quanto “banale”, fa parte integrante della femminilità.
Ed è per questo che L’Oreal presenta Next Generation Awards, un modo per premiare concretamente alcune donne distintesi in tali ambiti, dando loro la possibilità di realizzare progetti di un certo livello.
Entro il prossimo giugno saranno dunque scelte cinque donne a capo di start-ups dedicate a bellezza e tecnologia, alle quali sarà data la possibilità di finanziamenti, oltre a un’ottima visibilità a livello mediatico. Il concorso fa parte del programma Women in Digital, promosso da L’Oreal e finalizzato sempre alla ricerca di donne impegnate nella tecnologia e nel mondo del beauty.
Entro il 30 maggio potranno proporsi per i Next Generation Awards tutte le donne attive negli ambiti dell’e-commerce, della comunicazione digitale, del gaming e del mobile.
Via | ChipChick
Non so se ci avete mai pensato, ma la questione è davvero di importanza fondamentale: di che colore ce l’avete voi? Sì, parlo proprio di lei, quella che ci definisce come donne e che ci distingue oggettivamente e innegabilmente dagli uomini. Perchè porsi una domanda del genere, direte voi? Ebbene a questo non so rispondere nemmeno io, ma posso assicurarvi che per qualcuno è diventata una faccenda scientificamente importante.
Gli antropologi Sarah Johns, Lucy Hargrave e Nicholas Newton-Fisher dell’Università del Kent hanno infatti condotto un esperimento per capire quale sia il colore della vagina più attraente per gli uomini, chiarendo fin da subito che la tonalità che da secoli sembra attirare l’occhio maschile (il rosso) non è la risposta esatta.
Ad un gruppo di uomini sono state sottoposte alcune immagini di vulve in diverse tonalità di rosa e di rosso; ebbene in quest’ultimo caso, le vagine sono risultate meno attraenti. Meglio un sano rosa, magari declinato in diverse sfumature, ma pur sempre rosa.
Sarà per questo che quest’ultimo è per definizione il colore del nostro genere?!? In ogni caso continuo a chiedermi che senso abbia condurre uno studio su questo argomento…è per alimentare una nuova generazione di cosmetici decisamente anticonvenzionale???
Via | Slate

Non so quante di voi sappiano cos’è la mooncup. Vi do una spiegazione veloce (per i dettagli potete tornare ad un precedente post di Pinkblog): si tratta di una coppetta in silicone da utilizzare al posto degli assorbenti interni durante il ciclo mestruale. La coppetta va posizionata all’interno del corpo e ogni volta che si riempie (e pare che ci voglia molto perché accada) può essere sciacquata e riutilizzata immediatamente.
Costa più o meno trenta euro, a seconda dello shop in cui la comprate, e rappresenta un sicuro risparmio. Le donne che l’hanno provata ne dicono meraviglie e si confrontano in rete, nei vari forum e blog sull’argomento. Oggi però non vi parlerò della famosa coppetta ma di un esilarante post scritto dall’ormai sempre più famoso The Queen Father.
Incuriosito dall’oggetto e dai commenti delle sue amiche, ha deciso di dare un’occhiata in rete e ha confezionato un articolo per il suo blog che mi ha fatto ridere per molto tempo. Spero che nessuna di voi si risentirà per la sfrenata immaginazione del blogger:
Mi chiedo cosa si provi al momento in cui la coppetta, una volta inserita, riacquista di scatto la sua forma originale.
Non lo saprò mai, ma mi ci giocherei la corona che tra di voi ci sarà quella ‘ormonale’ (o che sta a ruota con le fialette di guaranà… Sí, parlo con te! Lo sai chi sei!) che si diverte a tirarla fuori e rimetterla dentro per sentire il ‘POP’ della coppetta.
In fondo il quesito è sempre lo stesso: cosa saremmo disposte a barattare in cambio dell’eterna giovinezza, della bellezza, dell’assenza di rughe? Quanto saremmo disposte a pagare? Quanto vale per noi la bellezza?
Sappiamo bene che qualunque umano rimedio non è sufficiente a regalarci uno di questi miti per sempre, nè che si tratti di chirurgia plastica, nè che si tratti di cure fantasmagoriche. Eppure ci sono celebrità che sembrano aver stretto un patto con il diavolo: pelle sempre liscia, anche a 50 anni suonati, nemmeno l’ombra di una ruga, sempre tutte perfette…Ma come ci riescono?
Bè la risposta è molto semplice: sapete quanto ha speso Madonna per il suo ultimo trattamento di bellezza per il viso? 54.000 sterline. La chirurgia plastica non la convince (e francamente, soprattutto per quanto riguarda il viso, sono d’accordo con lei…), dunque ha optato per un trattamento particolare, che assicura i risultati del botox ma senza il botox.
Dunque la questione è tutta lì: quanto saremmo disposte a spendere pur di non vederci avvizzite, pur di non vedere cosa il tempo riesce a combinare con le nostre facce? E quanto valore avrebbe davvero un baratto del genere? Quanto può valere l’assenza di una ruga se è pagata con denaro sonante? Allora la ricchezza è necessariamente sinonimo di bellezza, e naturalmente viceversa? E infine: siamo proprio sicure di voler far sparire i segni del “nostro” tempo dal nostro viso?
Foto | Flickr
Il designer tedesco Meike Harde ha realizzato delle maschere a dir poco inquietanti per un’installazione chiamata “Too Beautiful To Be True”. Gli è bastato inventarsi occhi e bocca differenti, da far indossare a ragazze “normali”, per ottenere un effetto visivo davvero orrorifico.
In pratica, Harde si è ispirato agli occhi e alle bocche idealizzati dai media, dando vita a volti standardizzati e decisamente plastificati; due soli dettagli sono capaci di trasfigurare un volto fino a renderlo inguardabile.
Eppure si tratta dei “canoni” di bellezza che ci vengono propinati ogni giorno; magari riuscissimo a vederli sempre così, come impalcature fasulle che tentano di costruire un ideale che non esiste.
Forse ci renderemmo conto di quanto tempo perdiamo a inseguire qualcosa che in fondo è profondamente sbagliato, oltre che brutto e sicuramente falso. Davvero avremmo il coraggio di indossare maschere come queste davanti a tutti? Dovremmo chiedercelo più spesso…
Continua a leggere: "Too Beautiful To Be True", gli occhi e la bocca idealizzati dai media