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Donne hi-tech dell'anno

Le donne hi-tech del 2011 - parte prima

pubblicato da Sexyvia in: Gadget Donne Società Donne hi-tech dell'anno

Cher Wang E come l’anno scorso, siamo qui a celebrare il 2011 che sta per concludersi, guardando ad alcune donne speciali che in qualche modo hanno segnato questi ultimi 12 mesi in un campo che ormai condiziona fortemente le nostre vite: la tecnologia.

ChipChick ci propone una rassegna di 10 di queste donne, 10 personaggi femminili che hanno saputo influenzare l’ambito dell’hi-tech nel 2011, migliorandolo o comunque cambiandolo e facendosi pioniere di nuovi modi di vivere.

Ecco chi sono le prime cinque.

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Le donne hi-tech dell'anno: Ashleigh Hansberger

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28 anni, frizzante capigliatura rossa, sguardo vivace e intrigante: si chiama Ashleigh Hansberger ed è la co-fondatrice di un’impresa che soprattutto grazie alla tecnologia, aiuta piccole e medie aziende a rinforzare e talvolta a rinnovare il proprio marchio, rendendolo vincente.

Motto Agency, questo il nome dell’impresa di Ashleigh, mira a “combinare il design, la strategia e la tecnologia per aiutare le aziende a lanciare, far crescere e reinventare i loro marchi. ” E, aggiunge la ragazza, “c’è qualcosa di speciale nell’aiutare qualcuno a costruire il suo marchio”, un lavoro sicuramente fatto di creatività, ma anche di ingegno e, non ultimo, di nuovi media.

Fondamentali infatti, nel lavoro svolto da Ashleigh, sono i Social Network e il loro ruolo all’interno delle relazioni sociali e interpersonali; non solo perchè sono uno strumento inevitabile ed efficace per creare una sorta di viral marketing, ma anche perchè “non-luoghi” come Facebook hanno decretato il successo della stessa Motto Agency.

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Le donne hi-tech dell'anno: Jennifer Hyman e Jenny Fleiss

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E’ accaduto durante una vacanza dalla Harvard Business School, in occasione del Giorno del Ringraziamento. Jennifer Hyman era tornata a casa per trascorrere le feste con la famiglia e si era imbattuta in una sorella piena di dubbi: quale vestito indossare a un matrimonio importante? La sorella di Jennifer era disposta ad acquistare un costosissimo abito firmato, anche se per indossarlo una volta sola.

Jennifer Hyman fu folgorata dalle parole apparentemente superficiali della sorella e le venne l’idea che, grazie alla collaborazione di Jenny Fleiss e ai capitali messi a disposizione da Bain Capital Ventures, si è trasformata nel giro di pochissimo tempo in una realtà oggi molto popolare negli Stati Uniti: si chiama Rent the Runway e letteralmente significherebbe “affittare un sogno”, “affittare una serata da protagonista”, “affittare LA passerella”, e tutti i riflettori annessi.

In realtà le due Jennifer non hanno inventato nulla di nuovo: la loro attività aiuta le giovani donne dubbiose e desiderose di apparire belle nelle occasioni speciali, affittando abiti firmati. Non si tratta appunto di qualcosa di inedito (i vestiti si affittano da tempi immemori), ma è il mezzo in questo caso che è cambiato. La Hyman e la Fleiss infatti hanno deciso di sfruttare le potenzialità di un’arma tecnologica senza pari: internet.

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Le donne hi-tech dell'anno: Sun Yafang

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Di lei, si sa ben poco: la sua storia è avvolta nel mistero, nonostante sia una delle donne più potenti della Cina. Ma per non smentire la sua provenienza, Sun Yafang è riuscita e riesce tuttora a far trapelare pochissimo sul suo conto, rimanendo così una donna sfuggente e tuttavia molto affascinante, concetto decisamente in accordo con le origini orientali.

Sun Yafang ha 54 anni ed è dal suo soprannome forse che si possono capire molte cose di lei: è infatti così temuta dai suoi rivali, da essere conosciuta come “l’assassina del mercato”, “market killer”; ma noi possiamo più pacatamente e più semplicemente chiamarla Madame, altro soprannome molto diffuso e a lei attribuito.

Sun Yafang non appare quasi mai in pubblico, nemmeno in fotografia e questo contribuisce a pensarla come una donna leggendaria, anche se ancora in vita. Ma chi è veramente Sun Yafang?

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Le donne hi-tech dell'anno: Arianna Huffington

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Arianna Huffington, 60 anni, fondatrice e capo-redattore di uno dei blog più influenti e letti d’America, l’Huffington Post, con oltre 24 milioni di visitatori unici al mese. Soprannome: “The queen of new media”, la regina dei nuovi media. Classifiche di prestigio: 28esima donna più potente del mondo per il 2010 secondo Forbes; 12esima persona più influente nei media secondo la classifica Forbes 2009; 47esima nella classifica Top 100 in Media List del Guardian nel 2008; nominata nel 2006 nella classifica Time 100 del Time Magazine tra le persone più influenti del mondo.

Basterebbero soltanto queste poche informazioni per capire il calibro del personaggio in questione: Arianna Stassinopoulos, nata il 15 luglio del 1950 ad Atene, di nazionalità greca naturalizzata statunitense, diventa Huffington quando sposa il repubblicano Michael Huffington nel 1986, dal quale divorzia 11 anni e due figlie dopo. Subito dopo la separazione, l’ex politico Michael rivela al mondo di essere bisessuale.

All’età di 16 anni si trasferisce in Gran Bretagna, lasciando definitivamente la Grecia, dalla quale però idealmente non si staccherà mai, e ne sono una prova la biografia da lei scritta su Maria Callas nel 1981 (”Maria Callas - The Woman Behind the Legend”) per cui fu anche accusata di plagio, così come altri suoi lavori editoriali (ad esempio “The Gods of Greece”, non esente anch’esso da accuse di plagio, poi cadute).

Nel 1972 Arianna si laurea in economia alla Cambridge University, dopo essere stata Presidente della Cambridge Union Society, la terza donna nella storia della prestigiosa istituzione inglese a ricoprire tale ruolo. Subito dopo la laurea si trasferisce a Londra, con il giornalista Bernard Levin; entrambi lavoravano allo show televisivo Face the Music. Quando però Levin si rifiuta di sposarla, Arianna se ne va in America e lo lascia. Nel 2004, dopo la morte del giornalista, Arianna affranta lo ricorda come il “grande amore della sua vita”, forse l’unico.

Una volta in America, Arianna si avvicina agli ambienti politici e conosce suo marito, amico di famiglia dei Bush, a un party organizzato a San Francisco da Anne Geddes. Durante la campagna elettorale californiana del marito, Arianna comincia a guadagnare fama e influenza negli Stati Uniti.

Oltre a scrivere numerosi libri, tra cui anche una biografia di Pablo Picasso (un’altra pubblicazione che le costa un’accusa di plagio), Arianna Huffington conduce programmi radio, partecipa a programmi tv e si cimenta anche come attrice in commedie e serie tv.

Nel 2005 la folgorazione: sull’onda di una crescente influenza di internet sull’opinione pubblica e sul volto dei media moderni, Arianna ha la sua grande intuizione e fonda l’Huffington Post. Insieme al compagno Kenneth Lerer investe 4 milioni di dollari nel progetto, riuscendo poi a ottenere finanziamenti per 33 milioni di dollari. Sono oltre 6.000 i blogger e i collaboratori, anche tra le celebrità, che contribuiscono all’influenza che esercita l’Huffington Post sull’opinione pubblica americana, anche se rimangono sfuggenti i ricavi.

Nelle interviste che Arianna affronta di solito, la domanda che le viene posta più spesso riguarda il motivo per cui si è avvicinata al blogging e alla Rete, dati i suoi trascorsi con la carta stampata, la radio e la televisione, tutte cose più reali e in qualche modo tangibili. Arianna spiega che la cosa che più l’ha affascinata del mondo internettiano è stato il movimento che sempre si crea nel web intorno alle idee, alle discussioni; parlare con così tanta gente contemporanemanete e confrontarsi senza barriere è ciò che ha trascinato Arianna nel fantastico mondo online.

Tanto che l’entusiasmo si è trasferito anche alla madre di Arianna, che pur non avendo mai toccato un computer prima, inizia a scrivere una rubrica su Arianna Online (il sito precedente all’Huffington Post), chiamata Ask Ya-Ya, dove per Ya-Ya in greco si intende “nonna”: interessante poter chiedere consigli a una nonna proprio su internet; la saggezza di un tempo diffusa attraverso le tecnologie di oggi, e per tramite non indifferentemente femminile.

Oltre alla passione per il fermento di idee che si può sviluppare sul web, Arianna si convince a buttarsi seriamente nel blogging dopo la faccenda del 2002 riguardante Trent Lott, allora leader dei repubblicani al Senato: fu Josh Marshall, con il suo piccolo blog, a screditarlo a tal punto da costringerlo a dimettersi. Josh Marshall aveva scovato e pubblicato vecchie interviste che dimostravano un passato di Lott a sostegno dei politici segregazionisti. La forza del web e del blogging influenzò a tal punto la gente e l’opinione pubblica, che il politico non potè più continuare la sua carriera: il web era arrivato laddove il giornalismo investigativo tradizionale non sarebbe riuscito a colpire.

E’ in quel momento che Arianna capisce che il web sarà il futuro, il suo futuro in particolare: nessuna previsione poteva essere più azzeccata, data l’influenza che il suo Huffington Post esercita a tutt’oggi sull’opinione pubblica americana.

Le donne hi-tech dell'anno: Ursula Burns

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Con il miliardario animato Monty Burns, Ursula M. Burns condivide soltanto il cognome, ma probabilmente null’altro, a partire dalla pelle: è infatti il suo colore a farla entrare nominalmente in un ipotetico guinness dei primati finanziario. Ursula Burns è infatti la prima donna di colore, la prima afroamericana a essere a capo di un’azienda annoverata nel prestigioso indice S&P 100, quello che elenca le maggiori 100 aziende americane quotate in termini di capitalizzazione di borsa.

Non solo: Ursula Burns è anche la prima donna a succedere a un’altra donna a capo di un’azienda appartenente all’indice S&P 100. Di quale azienda stiamo parlando? Ovviamente di una che a livello di tecnologia e avanguardia detta legge: la Xerox, quella delle stampanti, quella delle fotocopiatrici, prodotte e distribuite in tutto il mondo da decenni.

La storia di Ursula M. Burns non è dissimile da quella di alcune delle donne già ammirate in questa rubrica, anche se ogni racconto è sempre una narrazione a sè. Ursula nasce il 20 settembre del 1958 da una madre sola, che sola la cresce.

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Le donne hi-tech dell'anno: Sheryl Sandberg

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Era chiaro fin dalla sua carriera universitaria, che Sheryl Sandberg sarebbe diventata qualcuno, qualcuno di importante. Qualcuno che rimane sempre un po’ nell’ombra purtroppo, proprio perchè donna, ma per questo non meno decisiva in tutti gli ambiti professionali che ha calcato e che ancora scala verso un successo sempre più plateale.

Sheryl Sandberg, 41 anni, capelli scuri, pelle chiara, sorriso fresco; quasi la versione più adulta di una Biancaneve moderna, che invece di accettare la mela, è andata dritta per la sua strada, lasciando tutti a bocca aperta come i partecipanti al ballo all’entrata di Cenerentola.

Un’escalation sorprendente: nata in Florida nel 1969, Sheryl Sandberg Kara trova la sua prima passione nell’insegnamento dell’aerobica, che pratica mentre frequenta il liceo. “Mens sana in corpore sano”: mai frase fu più azzeccata di così. Si laurea nel 1991 in economia ad Harvard e conosce quello che poi diventerà il suo mentore, un personaggio fondamentale per la sua carriera e la sua mente: il professr Larry Summers, con cui Sheryl scrive la tesi.

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Le donne hi-tech dell'anno: Carol Bartz

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Nata ai bordi di periferia, canterebbe qualcuno. La storia, per la cronaca, è però un po’ diversa, ma ugualmente complessa: Carol Ann Bartz nacque il 29 agosto 1948 a Winona, Minnesota. All’età di soli 8 anni perse la madre e poco tempo dopo lei e uno dei suoi fratelli si trasferirono nella casa della nonna nel Wisconsin.

Non comincia all’insegna della serenità familiare dunque, la vita di questa donna che per tutte noi non può essere che un autorevole esempio di come, nonostante una storia non proprio edificante alle spalle, si possa arrivare davvero lontano, se sorrette da forza di volontà e capacità. Una donna che per tutta la sua carriera ha ricoperto e ancora ricopre ruoli considerati prettamente maschili e che è riuscita con il suo piglio a risollevare le sorti di diverse aziende importanti.

Non solo: una donna che a livello personale e familiare ci dimostra come carriera e figli (tre per la precisione, più un marito) siano compatibili, anche se non conciliabili con un equilibrio perfetto (come lei stessa ammette), e come in mezzo a tutto questo, si possa anche sconfiggere un cancro al seno, senza crollare mai.

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Le donne hi-tech dell'anno: Alexa von Tobel

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Alexa von Tobel, 26 anni. Cresciuta in una famiglia di chirurghi, pensava di dover rappresentare la naturale prosecuzione del mestiere di famiglia. Per fortuna ha seguito il suo istinto creativo e ha convogliato le sue tante energie in un’altra direzione, riuscendo a realizzare qualcosa di nuovo e di cui probabilmente si sentiva il bisogno. E soprattutto dando vita a un business non indifferente.

Alexa von Tobel, entrata a far parte dei 30 giovani imprenditori sotto i 30 anni più sorprendenti dell’anno, nel 2006 cominciò a lavorare per la banca d’affari Morgan Stanley, dopo la laurea di primo livello ad Harvard. Fu lavorando in quell’ambito che Alexa ebbe la sua folgorazione sulla via di Damasco: tra tutti gli studi e le conoscenze in fatto di macroeconomia, microeconomia e finanza, si rese conto che mancava qualcosa.

Con il suo lavoro alla Morgan Stanley si interessò sempre di più alla materia economica, ma pur leggendo libri su libri, continuava a confermare la mancanza di ciò che lei riteneva le potesse servire in quel particolare momento della vita: dei consigli concreti che la indirizzassero nella gestione delle sue finanze personali. Eppure non trovò nulla: niente e nessuno sembrava poterle spiegare cosa avrebbe dovuto fare per gestire i suoi soldi, in quanto giovane donna in procinto di entrare nel mondo del lavoro e di costruirsi una vita con le proprie mani.

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Le donne hi-tech dell'anno: Windsor Hanger, Stephanie Kaplan e Annie Wang

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Windsor Hanger: 21 anni, bionda, presidente e publisher di Her Campus. Stephanie Kaplan: 21 anni, castana, CEO e editor di Her Campus. Annie Wang: 21 anni, mora, CTO e direttore creativo di Her Campus.

Neanche guardando Beverly Hills 90210 negli anni ’90, potevamo immaginarci quello che tre giovani studentesse di Harvard sono riuscite a costruire nel giro di pochissimo tempo: Windsor Hanger, Stephanie Kaplan e Annie Wang sono le fondatrici di un magazine online ormai famosissimo tra le ragazze dei college americani, Her Campus, e sono state così brave a raggiungere i loro obiettivi, da meritare numerosi riconoscimenti nel giro di pochissimo tempo.

Le tre ragazze, una mora, una castana e una bionda, possono incarnare quel mito evanescente che da adolescenti si cerca disperatamente di inseguire, sempre che l’obiettivo ultimo della vita non sia fare la velina: non eccezionalmente belle, ma semplici ragazze della porta accanto, piene di entusiasmo, di idee e assolutamente capaci. Non è un caso che all’età di 21 anni le tre intraprendenti donzelle facciano già parte dei 30 giovani imprenditori più sorprendenti dell’anno sotto i 30 anni e dei 10 individui che si sono maggiormente distinti al college durante lo scorso anno accademico: a 21 anni in Italia noi donne pettiniamo ancora le bambole. L’esperienza e l’acume per arrivare a certi traguardi le acquisiamo solo molto più tardi.

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