Parto

Il parto è il momento conclusivo della gravidanza, quando il bambino, ormai completamente sviluppato, attraverso il canale detto del parto, quindi per via vaginale, esce dal corpo materno per “vedere la luce”. Si tratta di un processo biologico complesso e affascinante, che coinvolge completamente la mamma e il feto e che può cambiare moltissimo da persona a persona. Quali sono le fasi del parto naturale? Alla 40ma settimana di gestazione, siamo perciò al termine del nono mese, il bimbo si è ormai disposto in posizione, con l testina rivolta verso il basso, pronto ad uscire. Le prime contrazioni che la futura mamma percepisce quando il suo bimbo sta per nascere, sono abbastanza sfumate e distanziate nel tempo. Soprattutto durante la prima gravidanza, questa fase preparatoria può essere molto lunga, e le contrazioni, prima di trasformarsi in vero e proprio travaglio, la fase finale del parto, possono prolungarsi per diverse ore.

In questo periodo la mamma viene seguita dal suo ginecologo soprattutto in termini di “tempistica”, per verificare quando sia il momento di recarsi in ospedale. Durante la fase dilatatoria si possono “rompere le acque”, espressione poetica che indica il momento in cui la placenta si lacera e il liquido amniotico fuoriesce. E’ dunque il momento di entrare in sala parto! Le doglie sono sempre più intense e ravvicinate, e la partoriente può trovare sollievo e facilitare il momento espulsivo con la respirazione appresa durante i corsi di preparazione al parto. Prima che cominci il travaglio vero e proprio, però, la mamma, come da accordi precedenti con il proprio medico, può richiedere l’anestesia epidurale, che consente di partecipare attivamente al parto ma senza percepire i dolori più forti.

Quando il bambino, finalmente, viene al mondo, per la mamma è un momento meraviglioso, di grande sollievo fisico e di straordinaria emozione. Dopo il taglio del cordone ombelicale, il bebè viene subito poggiato sul seno materno per ritrovare quel suono che lo ha accompagnato durante tutti i nove mesi precedenti, il battito del cuore della sua mamma. Diversi sono i modi di partorire, però. Se quello che abbiamo descritto è il l’evento spontaneo privo di complicazioni, quando si tratti di parto gemellare, di parto podalico (il bambino si dispone non con la testa verso la vagina, ma con i piedini) o di qualunque altra complicazione che possa mettere a repentaglio la salute di mamma e bebè, i medici preferiscono effettuare un intervento chirurgico chiamato cesareo (dal tipo di taglio che si effettuava nei primi interventi, a forma di croce) per far uscire il bambino dalla pancia della mamma, in anestesia totale.

E’ un’operazione breve e non pericolosa, che, tuttavia, in Italia viene eseguita troppo di frequente, anche quando non ve ne sia effettivamente necessità. Molte mamme, soprattutto ultimamente, preferiscono partorire i propri bambini in casa, nel conforto delle pareti domestiche e con l’assistenza di ostetriche specializzate e autorizzate dalla Asl. Un’altra modalità di parto molto “gettonata” (anche se sono ancora pochi i punti nascita italiani che offrono questo tipo di servizio), è quella in acqua. La donna partorisce in una grande vasca piena d’acqua a temperatura del corpo, che aiuta il movimento e attutisce i dolori, inoltre è un modo davvero soft per il bebè di venire al mondo, perché passa da un liquido ad un altro, senza traumi. Comunque si decida di far nascere il proprio bimbo, sicuramente il parto è un momento straordinario nella vita di mamma e di un figlio, da vivere con consapevolezza e coraggio, magari avendo il proprio compagno vicino, ad assistere e… svenire!

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