8 marzo: una festa per sentirsi libere?



L’8 marzo è il giorno dedicato alle donne, lo sanno tutti. Anche i bambini. Ma quello che spesso sfugge (a volte pensare diventa faticoso e controproducente) è che da ricorrenza istituita dall’ONU nel ‘75 per ricordare le rivendicazioni di libertà per le discriminazioni subite nei secoli, i diritti ottenuti e quelli ancora da conquistare, da simbolo per il riscatto della propria dignità, è diventata una festa puramente consumistica di scarso valore morale. Si è ridotta alla celebrazione di una libertà fasulla che favorisce chi usa le donne come oggetti da vetrina e impedisce che vivano la vera libertà imprigionata proprio dalla vetrina stessa.

Tra un paio di giorni assisteremo ai cliché riciclati anno dopo anno: bouquet con mimose di fidanzati e mariti, auguri di colleghi e conoscenti, rametti di mimosa lasciati sul banco di scuola o sulla scrivania di lavoro dall’innamorato non dichiarato, ristoranti strapieni di donne di ogni età che sentono il diritto di una serata di vacanza dalle famiglie (nemmeno fossero carcerate), serate hot per sole donne che emulano il peggio del peggio degli uomini, all’insegna della trasgressione e di tutto ciò che normalmente è tabù. Quest'anno andrà tanto di moda la serata burlesque, in cui uomini e donne godranno di spettacoli molto particolari.

Mamme, mogli, angeli del focolare, fidanzate, amanti, donne solo per un giorno su 365? Io dico no grazie!

E voi, care lettrici di Pink, pensate che basti una minigonna e una serata sopra le righe con tanto di spogliarello maschile per sentirvi donne ma soprattutto sentirvi libere?

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