La voce grave convince gli elettori: ulteriore discriminante per le donne in politica?

Elettori Che le donne preferiscano le voci maschili gravi e sensuali, non è un segreto; e tempo fa abbiamo anche parlato delle potenzialità insite nella nostra voce di donne, da usare sia come arma di seduzione, sia come strumento di persuasione in altri contesti. E pare che la voce sia un elemento fondamentale in un campo in cui effettivamente l'oralità è tutto: la politica.

Secondo uno studio citato dal francese LePoint infatti, gli elettori preferirebbero le voci più gravi e sensuali, e tenderebbero a dare ai candidati in possesso di tonalità basse maggiore credito politico, uomini o donne che siano. Non sappiamo se lo studio in questione goda di tutta l'attendibilità del caso, visto il periodo caldo per l'elettorato francese, ma anche per quello americano.

Però una cosa è certa: le voci calde attirano un'attenzione più interessata, rispetto a quelle più acute e stridule, che tendono a respingere. E c'è un grosso ma: le donne per natura hanno la voce acuta; e tra l'altro i contralti che possono vantare frequenze davvero basse sono rimasti pochissimi. Dunque molti più uomini rispetto alle donne attirerebbero l'attenzione dell'elettorato politico grazie alla voce di cui la natura li ha dotati?

Sembrerebbe una discriminante di tipo biologico, una di quelle che i maschilisti incalliti utilizzerebbero volentieri per "dimostrare" scientificamente la non idoneità del genere femminile a certe professioni e a certi ambiti. Eppure Casey Klofstad, del dipartimento di scienze politiche dell'Università di Miami , sostiene che non sia da sottovalutare il fattore voce quando si parla di quanto le donne siano sottorappresentate a livello politico nel mondo. Dobbiamo credergli? O dobbiamo imparare a usare meglio la nostra voce?

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