Le mamme italiane sono le più vecchie d'Europa, primo figlio a 35 anni

Le mamme italiane confermano il primato di più "anziane" d'Europa, il 35% fa il primo figlio dopo i 35 anni. Al calo della natalità si associa un aumento dei parti cesarei


Allarme denatalità in Italia, le mamme del nostro Paese fanno figli sempre più tardi (se li fanno), e aumenta il numero dei parti cesarei collegati alla tarda età delle partorienti. Un quadro sconsolante che ci fa "svettare" in Europa per un primato davvero poco simpatico, quello delle madri più "vecchie". Infatti ben il 34,7% delle primipare (donne in attesa del primo figlio), ha più di 35 anni, una percentuale che sembra in costante aumento, se pensate che il dato precedente era fermo al 24% circa.

A cosa si deve questo aumento, anzi, diremmo impennata, dell'età media delle neo mamme? Difficile fare un'analisi esaustiva del fenomeno, sicuramente la crisi economica, i mancati incentivi statali alle politiche familiari e alla maternità anche in ambito lavorativo, spingono le donne italiane a rinunciare all'idea di fare figli, soprattutto all'idea di farli presto.

Ma forse questa sarebbe una valutazione un pochino superficiale, perché forse c'entra anche un discorso di tipo culturale. I matrimoni, dato ugualmente dell'ultim'ora, sono sempre più brevi, durano in media 15 anni e si spengono in separazioni e divorzi, non sempre consensuali. Una sorta di crisi sistemica della struttura sociale, in cui la cellula base intorno a cui fino a qualche generazione fa si componeva tutto l'assetto societario, ovvero la famiglia tradizionalecomposta da padre, madre e figli, sembra ormai diventata una struttura obsoleta. Il problema è che non è stata sostituita da nulla di altrettanto stabile e credibile.

Il precariato, metafora del mondo contemporaneo, si esprime concretamente anche in questa sorta di volatilità dei rapporti umani, difficile che le coppie si mettano inseme pensando di farlo per tutta la vita. I fenomeni di violenza contro le donne, i femminicidi, accentuano la diffidenza femminile nei confronti dei rapporti duraturi, e spingono, forse inconsciamente, a non investire nel progetto "casa-famiglia". Senza lavoro, poi, e senza soldi da parte, difficile anche mantenersi da soli, figuriamoci dover pensare ad altre creature che dipendano da noi.

In ogni modo, tornando all'argomento di partenza, restiamo comunque le più "refrattarie" d'Europa all'idea di affrontare una gravidanza, e se i dati del secondo Rapporto sulla Salute perinatale nei Paesi della UE, sono confortanti, rilevando un aumento dei cesarei (in Italia siamo secondi) e dei parti plurimi (conseguenza dell'aumentato ricorso alle tecniche di fecondazione assistita), ma anche una riduzione dei casi di mortalità neonatale, sicuramente la situazione italiana meriterebbe una riflessione profonda. Se non si investe sul futuro, e i figli sono il futuro, significa che non ci si crede veramente, e questo vale a tutti i livelli. Siamo diventati un Paese senza speranza?

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