Congo: le donne usano la radio per combattere la violenza sessuale

Afem

Dare voce in radio alle vittime di violenze sessuali, incoraggiandole ad aprirsi, a raccontare la propria storia e a lottare congiuntamente per un fine comune: l'arresto dei carnefici. In Congo, paese martoriato dalla guerra, dal 1996 si contano migliaia di casi di stupro di donne e bambine, umiliate spesse volte anche dinanzi ai membri inermi della propria famiglia e talvolta anche torturate con l'inserimento in vagina di rami e pietre. Il che ha dell'agghiacciante, oltre che del disumano. L'AFEM, Association des Femmes des media du Sud Kivu, gruppo di 42 professionisti dei media che lavora per il progresso delle donne congolesi e lotta per l'eguaglianza di genere in tutti i settori della vita pubblica, da sempre si fa promotrice di iniziative volte al sostegno delle fasce deboli della società, incentivandone il cambiamento.

Paul Thomas Banze, responsabile dei programmi media nella RDC , spiega come la guerra sia la prima causa delle violenze sessuali, in quanto rappresenta la prima arma utilizzata. Non ultimo c'è un aspetto psicologico e culturale nella questione, in quanto la donna è vista come mero oggetto e glielo si ricorda trattandola come tale. Non c'è considerazione, non c'è rispetto e il conflitto bellico peggiora tutto. È questo che i programmi mediatici stanno cercando di cambiare.

Chouchou Namegabe, giornalista, nonché direttore e co-fondatrice dell'AFEM ha grandi speranze in merito:

Quando una donna si dimostra in grado di parlare alla radio, quello è il primo passo per curare le sue ferite interiori. E dopo che le altre donne ascoltano e si rendono conto di non essere sole, quando capiscono di non essere le uniche ad avere quel problema allora vengono da noi, chiedendo di poter dare testimonianza, di fare nomi, per avere giustizia e perché quello che è accaduto a loro non capiti ad altre.

Via | TheGuardian
Foto | Facebook

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