La vita che ti piega: In questo mondo libero di Ken Loach

in questo mondo liberoIn questo mondo di libertà in realtà ce n'è ben poca, sembra dire Ken Loach col titolo del suo nuovo film. Un film duro, spietato, che sembra ricordarci come "homo homini lupus" è la legge per eccellenza della sopravvivenza. E, in questo caso, a pagare lo scotto è una donna: la sua sconfitta è proprio quella di diventare, da sfruttata, una sfruttatrice a sua volta, per salvare suo figlio, per dargli un'esistenza rispettosa, per dimostrare che ha "combinato qualcosa nella vita".

"In questo mondo libero" di Ken Loach è un disincantato affresco di come la società del lavoro ti trasforma in qualcosa che non vorresti essere. Angie, ragazza madre dal forte temperamento, molestata e licenziata dall'agenzia di impiego temporaneo in cui lavora, decide di aprirne una per conto suo, ignorando permessi e tasse in attesa di mettersi in regola. Ma presto si scontra con le truffe dei datori di lavoro, l'impossibilità di pagare decine di lavoratori affamati, le minacce.

E nonostante uno dei pochi momenti di leggerezza del film verta sulla riflessione di un amico della protagonista, che vede le donne al timone del futuro lavorativo del mondo ( "le tette al potere... sarà fantastico!"), l'ombra scura dello sfruttamento e del "mors tua vita mea" (e vai coi latinismi!) trasforma presto l'eroina che lotta per riscattarsi in una vittima/carnefice...

Dialogo emblematico è quello fra il padre di Angie e la donna: lui la accusa di vivere alle spalle dei lavoratori stranieri che sfrutta. Lei gli risponde, cinica: "Non lo fanno tutti?"... Un quadro bellissimo e terribile del mondo di oggi (proprio ieri parlavamo di donne e lavoro), tanto più che si impasta con femminilità, riscatto, amore e maternità. La cosa, quest'ultima, per cui si combatte sempre e comunque.

  • shares
  • Mail