Take That live a Bologna: cronistoria di un'emozione

take that italia

Ho il cuore a pezzettini per il dolore di non aver partecipato all'evento, ma sono molto fiera di poterne comunque parlare attraverso la voce della mia amica Pamela, inviata speciale di Pinkblog a un appuntamento col passato. I Take That, i FabFive, poi divenuti Four, di Manchester, sono tornati, come annunciato da Laurogiulia in questo post, con due date live, a far piangere le odierne trentenni italiane.

Ieri sera squilla il mio cellulare: rispondo e sento una voce familare, un po' nasale, che intonava un vibrato "cos' aaaaaai, nid taaaaaim...": era Gary Barlow, contornato di coretti che appartengono alla mia storia di adolescente. La telefonata è partita da Pamela, presente al concerto di Bologna, con in borsa il mio cuore. Lascio a lei la parola:

"Ieri son tornata infante e, all'ultimo istante, accompagnata da una buona dose di faccia tosta (e da un fidanzato premuroso), sono riuscita a penetrare le mura del concerto dei miei 'once-upon-a-time' idols: è stato meraviglioso e confesso di aver subìto le lacrime che continuavano a sgorgare, incessanti, dai miei occhi (all'occasione increduli), per tutti i primi dieci minuti del concerto! Devo ammettere che i ragazzi si mantengono proprio bene e continuano ad essere portatori sani di non indifferenti terga... ed alcuni, un tempo snobbati (dalla sottoscritta), migliorano grazie all'età (vedi Jason e Howard)...

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Riaverli sotto gli occhi, dal vivo, come dodici lunghissimi anni fa (il mio primo concerto in assoluto) è stato emozionante e liberatorio: è difficile spiegarlo. A parte l'iniziale (noioso) repertorio fresco di pubblicazione, hanno dato sfogo a quasi tutto il meglio, magnificamente riarrangiato ed eseguito da un gruppo di bravissimi musicisti, contornati da un fantastico corpo di ballo. Gary ci ha provato a cantare "Everything Changes" ma... chi può competere con il 'fantasma dei Take That', Robbie Williams?

Cosa altro posso aggiungere? Mi guardavo attorno e vedevo volti di ex-teenagers ancora estatiche e felici... e subito mi è tornata memoria dei pomeriggi passati a consumare fogli di giornale e pagine di diario, ad apporre firma completa di nome (il mio) e cognome (dell'amato) a conclusione del giorno appena trascorso... E le nottate a sognare di farlo su tavoli di cucina o mangiatoie di qualunque tipo... E i pomeriggi interi trascorsi davanti ai 5 minuti di movimento incessante di bacino di Mark o alle cretinate farfugliate in slang di Manchester, desiderosa di capire ogni singola sfumatura, quasi come se la felicità quotidiana dipendesse da quella singola traduzione riuscita bene.

E ancora: fissarli lì sul palco e pensare, come dodici anni fa: "ha guardato me! ha guardato proprio me!" e l'assoluta incredibile sensazione di familiarità, nemmeno fossero parenti lontani che vedi una volta ogni due anni. Ecco... è l'assolutezza dell'emozione ciò che più mi lega a loro, quel tipo di amore e di coinvolgimento che si può provare solo in specifici momenti dell'esistenza... sensazioni incomprensibili per il resto del mondo, ed incancellabili per chi ha avuto la fortuna di viverle in modo sano e pieno."

Grazie alla nostra inviata sul campo: devo dire che ha la freddezza della vera giornalista che non si fa coinvolgere dall'evento... Ma so che siete in tante ad aver presenziato alla date di Bologna, il 23 e di Milano, il 24. Non nascondetevi e tirate fuori le vostre testimonianze! Con rispetto però per chi non comprende e non condivide la folle adorazione che si protrae nel tempo per i ragazzotti inglesi. Tutti padri di famiglia, loro... e tutte donne cresciutelle, noi.

Rileggo il tutto e mi commuovo davvero, un po' per la tristezza della mancata rimpatriata, un po' perchè nella parole di Pamela ci sono anch'io quindicenne, e tante altre quindicenni svitate esagitate pazze esaltate e terribilmente vive. A loro e a me, trentenni (o quasi) terribilmente vive, dedico questo post.

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