Pink Talent: Valentina Pisani, trasformare in arte rifiuti e scarti

arte riciclo

Sono lieta di presentare per Pink Talent di oggi Valentina Pisani, un talento che dona agli oggetti una seconda vita; un’artista che scova l’anima impolverata delle cose in disuso e la fa rivivere in creazioni originali; un’ecologista che riusa, ricicla e ricrea. Valentina è un architetto, ma dal 2000 si occupa di eco-arte: l’atto creativo si ispira ed utilizza l’oggetto-rifiuto delle discariche, ormai giunto alla fine della sua vita, e gli offre un’altra funzione, un futuro diverso, l’opportunità di ricominciare una nuova vita… Le sue opere nascono, quindi, come idea di trasformazioni, sono oggetti in trasformazione, o trasformati.

Ho incontrato Valentina a Riarteco e quello che mi ha colpito di lei, oltre alla forza e all’espressività della sua arte, è stata la sua semplicità e l’amore che trasmette per ognuna delle sue creazioni. Nonchè il fascino degli oggetti trasformati, l'oroginalità e la cura di ogni creazione. Garze tramutate in quadri, cartone divenuto case, plastica mutata in lampada... Ma lascio che sia lei a parlarci di sé e della sua arte.

Ciao Valentina, come hai cominciato? Come ti sei avvicinata all’arte?

È stato piuttosto naturale, ho cominciato da bambina, imitando mia nonna sarta di Simi, che conservava tutto: dalle buste di plastica alle calze rotte, dai bottoni alle riviste di moda francese. Poi ho seguito mio padre, artista per i suoi cari espressosi nella musica in canzoni bellissime e ho cominciato a esprimermi con la musica e a scrivere poesie. Prima con le parole esprimevo quello che ora esprimo con i materiali… La cosa comune è il grande bisogno di comunicazione e di superamento delle disarmonie. C’è in me una spinta a far sciogliere ogni filtro e inibizione, una spinta alla libertà e alla dolcezza, alla purezza e alla comunicazione di chi sa essere un bambino forte, ma anche la denuncia rivolta a chi é violento e si sente nel potere di censurare le emozioni vitali. Questa denuncia della censura alla vita e all’emozione è la base dei miei progetti in architettura, comunicazione, amore per gli spazi abbandonati, come per le cose abbandonate...

Ritrovi nella tua arte l’espressione di te stessa?

La mia passione per l’arte deriva forse dal mio spirito spontaneo sensibile e comunicativo, sferzato dal desiderio di superare il disfacimento materiale e immateriale, la volontà di superare le paure e la negatività che inibiscono l’essere. La metafora dei miei quadri è il Sirtaki, un ballo che si pratica in grecia, fraterno e per niente aggressivo: ci si abbraccia e si comunica anche parlando lingue diverse il positivo che si ha dentro. In onore a tale danza fraterna un mio quadro si chiama Sirtaki, mentre in Scorrimento c'è un fiume in piena che ha il profilo del corpo di una donna in totale libertà, libertà anche dal dover essere perfetta... Nei miei quadri c'è sempre molta forza - che è poi quello che vorrei comunicare - espressa con il colore, con le curve e gli attriti dei più svariati materiali che sperimento, con gli odori delle spezie.

Come vedi la tua arte e come nasce? Come scegli i materiali che usi?

Pisani SuturaDefinisco la mia arte Archi_Eco_arte, perchè deve lasciarti un’eco di positività o di rottura e ha a che fare anche poi con il riciclo di materiale, l'essenziale, il non sprecare. Le mie opere nascono da un incontro tra me e gli oggetti, il vissuto dei pezzi che a volte trovano me e mi chiedono di comunicare la loro storia: un chiavistello in "Sutura"; uno scure in "Legami Suturati", espressione della famiglia moderna che cerca di superare i tagli con suture improvvisate. Passo in discarica e vedo un pannello che mi grida aiutami, salvami, o una coppetta di gelato ormai obsoleta e ci faccio un attaccapanni, o una pala dove impastavano la pizza in un forno… le mie opere più riuscite sono proprio quelle nate da un incontro casuale, ma anche da un progetto… non mi piace darmi regole.

Quanto il tuo lavoro di architetto influisce sulla tua arte?

Se faccio un pannello mi viene naturale vederlo collocato su una superficie e in uno spazio e tanto più è armonico lo spazio, tanto più l'opera trova risalto e viceversa; tanto più un luogo è anonimo e abbandonato, tanto più la mia vena archi_artist lo vuole risarcire e dargli un nuovo respiro e funzione e questo è lo stesso processo che io sento nell'arte che tende ad una ricerca dei volumi, al tridimensionale.

C'è un confine tra il tuo lavoro e l'arte o le due pratiche si influenzano?

Capita che un committente dopo avermi fatto ristrutturare la sua casa mi chieda anche un quadro e viceversa, che in una ristrutturazione io trovi pezzi e materiali che m’ispirano… Dalla ristrutturazione di una vecchia casa ho conservato gli scuri il chiavistello per farne quadri e tavolini.

Perché hai scelto la strada del riciclo?

Recupero perchè non abbraccio il consumismo, perchè come in una amicizia , in un amore, è bello crescere e assumere nuove forme e nuove funzioni… Il sapere che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutta si trasforma mi fa stare bene. Credo, inoltre, che la trasformazione è il processo a cui tutto tende. Riciclo perchè non amo gli sprechi, sono parsimoniosa e cerco sempre un equilibrio sano secondo i principi vitruviani di solidità, utilità e bellezza.

Dove nascono le tue opere?

Non ho un laboratorio e non amo stare al chiuso, ma la mia casa è rappresentativa della mia arte… La mia “fabbrica” o “cassonetto house” in Piazza Vittorio a Roma è il luogo che meglio esprime il concetto di riuso ecoartistico: lampade, mobili, pavimentazioni sono il risultato di questo progetto. Il mio mondo e il mio ambiente, la mia fabbrica densa di creatività è talmente particolare che alcuni registi hanno deciso di girarvi alcune scene dei loro film: Verdone lo ha scelto per “Ma che colpa abbiamo noi” e Veronesi per “Manuale d’amore”.

Qual è il tuo rapporto con le tue creazioni?

Sono affezionata a tutte le mie opere, che per me sono come dei figli. Quando non le vendo, me le godo… Alcune le tiro lontano come frecce, altre le conservo gelosamente nel cestello…
ombraluce  Pisani

È nel mutamento che si coglie il senso dell’eterno contro un mondo biodegradabile; ed in questo estremo atto di trasformazione anche un fossile può diventare nell’ambra un gioiello perfetto...

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