Racconto della settimana - La libertà ha un prezzo: una notte a Roma

Inizia oggi una rubrica di racconti e storie che inaugura la nostra Antonella (ma anche voi lettrici siete invitate a partecipare) con una storia romana a base di uomini e taxi abusivi.

“Non vedo l’ora di essere a letto”, è questa la frase che ripetevo tra me e me mentre camminavo veloce sul Lungotevere Raffaello Sanzio alle 2:02 di domenica mattina.

Dopo una serata passata con amici all’insegna della tranquillità e dell’ilarità, mi sono ritrovata tutto d'un tratto da sola, nel centro storico di Roma, a cercare un taxi per tornare a casa.

Colui che avrebbe dovuto accompagnarmi secondo gli accordi iniziali presi ancor prima di uscire, non ha avuto la cavalleria e soprattutto il buon senso di darmi un passaggio fino a casa (Piazza Bologna), allungando di pochissimo il suo tragitto (Nuovo Salario). Ma anzi, si è sprecato a dirmi che mi avrebbe accompagnato alla Stazione Termini (zona poco raccomandabile la notte) per prendere un notturno. Alle 2:00 di notte e da sola!

Alla luce del triste destino che vedevo profilarsi davanti a me, ho salutato il mio fantastico amico, evitando qualsiasi commento lì per lì, sbrigandomi a trovare un taxi e ricordando a me stessa che indipendenza è anche libertà.

Ovviamente questo era solo un modo per reagire alla situazione. “E’ il prezzo della libertà”, mi dicevo cercando di non innervosirmi per la fregatura ricevuta.

Altra brutta notizia: non avevo in memoria nessun stupido numero di taxi, e nemmeno sulle varie insegne stradali o cartelloni pubblicitari vedevo in quel momento un qualsiasi riferimento. Li senti a la radio, li leggi dovunque, eppure in quel momento era buio totale. Ma non mi perdo d'animo, e mi torna in mente quello che mi dico sempre in situazioni apparentemente senza via d'uscita: “Quando sembra che non trovi la soluzione, devi solo ricordartela”.

Ed ecco l’illuminazione. Una fermata-taxi notata ad inizio serata nel posto in cui mi ero incontrata con una mia amica.

Mentre raggiungevo il luogo X pensavo e ripensavo a quello che era accaduto, e riflettevo sulla condizione reale e psicologica in cui mi trovavo. Malgrado la seratina si preannunciasse strana sin dal pomeriggio, soprattutto per via di ripensamenti e contro-ripensamenti di diverse persone, proprio non avrei mai immaginato che sarebbe finita in quel modo.

Ho smesso da tempo di aspettarmi qualcosa dagli altri, e invece per l'ennesima volta ho incontrato un altro vero uomo. Il mondo ne è pieno a quanto pare. Esiste una cosa che si chiama buon senso, ma i fatti dicono che non tutti ne sono provvisti. Piuttosto, se avesse avuto invece una simpatica particolare nei miei confronti mi avrebbe riaccompagnato a casa senza farmi nemmeno fiatare? In tal caso credo proprio di si. A conti fatti l'amicizia disinteressata valo poco più di zero

Rimango sempre più sconcertata davanti a tanta nobiltà d’animo e davanti a simili comportamenti amichevoli. E purtroppo continuo a trovare conferme e non smentite.

Ancora non capisco bene se la colpa sia mia che rimango profondamente segnata e delusa da atteggiamenti che invece potrebbero essere normali, o se invece è un obiettivo comportamento infingardo e pusillanime. Se ciò porta a rendermi più dura, diffidente, inavvicinabile e indipendente, si può biasimarmi? Questa è la ragione per cui solo pochi eletti hanno accesso alla mia più intima me.

Ma la mia forza è l’ironia… meno male!

Dopo aver zigzagato due gruppetti di maschietti molto poco simpatici, e aver rinunciato a camminare lungo il ciglio della strada per evitare strombazzamenti ed insulti vari, riflettevo. E mi veniva da ridere (“Incredibile, me ne capita una al giorno! Le avventure di Fantozzi! Peggio! Ehehehe).

Arrivata in Piazza Belli inizio a scorgere diverse auto bianche, il che mi rincuora, ma la sensazione di contentezza dura poco, perché vedo anche una lunghissima fila di persone: “Oh no!! Non arriverò mai più a casa”, (erano ormai le 2:15 passate), e tutta sconsolata mi sono avvicinata a quelli che poi ho scoperto essere turisti. 17 persone davanti a me e il centralino taxi che dava solo magnifiche notizie: “Nessuna macchina disponibile”. E allora tutte quelle auto bianche perché erano lì ferme?

All’improvviso si avvicina un ometto piccolo piccolo e mi chiede se cercavo un taxi. Dunque, a me la domanda sembrava superflua visto che ero lì in attesa, poi con un ritardo di un secondo e mezzo ho realizzato che era un tassista abusivo, e insieme a lui molti altri. Tutto d’un tratto il puzzle era completo: tante macchine bianche, che non erano taxi perché senza numero di riconoscimento e scritta cubitale, ergo tanti abusivi.

Non era la prima volta che mi veniva proposto un taxi fuorilegge, ma era la prima in assoluto che prendevo seriamente in considerazione quell’offerta, così faccio per avvicinarmi all’ometto e gli chiedo quanto vuole per arrivare a Piazza Bologna. Il signore con molta tranquillità glissa la risposta e mi chiede quanto pago di solito: “Non oltre i 12 Euro”. Bluff! mai preso da lì il taxi, e mi dice che se trova un'altra persona che va in quella zona sono 10€ a testa. A me sta bene, ma comunque rimango in fila per il taxi regolare. Chi vincerà? Il taxi ad arrivare o il tassista a trovare un secondo passeggero?

Proprio mentre ridevo sotto i baffi per la circostanza a dir poco tragicomica, non so per quale astruso collegamento mentale, ho iniziato a canticchiare la canzone di Elio e le Storie Tese "Il vitello dai piedi di Balsa" (però quella feat. Ruggeri) , che fa: “Nel boschetto della mia fantasia c'e' un fottio di animaletti un po' matti inventati da me, che mi fanno ridere quando sono triste, che mi fanno ridere quando sono felice, che mi fanno ridere quando sono medio; in pratica mi fanno ridere sempre, quel fottio di animaletti inventati da me”. Nel bel mezzo del mio assolo vengo interrotta dall’ometto che mi dice che il Sig.r M. va da quella parte con un’altra ragazza.

Da un lato mi sentivo rincuorata che ci fosse un’altra ragazza, ma allo stesso tempo, da un altro ero confusa. Una sensazione mista a spavento, curiosità, turbamento, incoscienza, mi ha accompagnato lungo il tratto di strada che mi ha portato fino alla macchina, una vecchiotta Fiat Punto bianca a tre porte. “ E che sarà mai!”, mi dicevo cercando di incoraggiarmi. “C’è realmente tutto questo pericolo? Poi domani, o chissà quando, mi ritroveranno sparsa in pezzetti su Roma tipo ‘Il collezionista di ossa’… Però non ho mai sentito di un tassista abusivo arrestato per omicidio".

Il Sig.r M. bazzica quella zona da tempo, e la donna bionda con accento spagnolo che era seduta davanti a quanto pareva era un’habitué. “Ormai le porte sono chiuse. Quel che è fatto è fatto", pensavo.

Paura e impotenza mi hanno assalito. Mi trovavo seduta dietro una macchina bianca e vecchiotta, uguale insospettabile come altre mille in quel preciso posto e momento. Chi avrebbe mai pensato ad una cosa del genere guardandoci dall’esterno? Un uomo sulla sessantina, una donna bionda e una ragazza. Di una normalità disarmante.

L’ansia mi ha accompagnato per i primi minuti di viaggio, fin quando la donna con un tono molto cordiale non ha iniziato a parlare con il Sig.M., e da lì ho capito che lui era spesso il suo passaggio, ma non per questo sono riuscita a tranquillizzarmi. Tutto può succedere e niente è impossibile!

I pensieri passavano fulminei, dovevo decidere come reagire a quella situazione paradossale. Mi stupivo di me stessa, della facilità con cui mi ero imbarcata in un'avventura del genere lontana anni luce dalla mia realtà, e con cui mi ero adattata; il turbamento iniziale a poco a poco venivano meno, e lasciava spazio ad una sensazione molto sconnessa, quasi di svuotamento.

La realtà è che mi sono sentita nel pieno controllo delle mie azioni, pur sapendo che quello che avevo fatto poteva non essere positivo per me stessa; continuando a parlare con il Sig. M e la signora bionda ho provato una sensazione di condivisione di una situazione al limite in cui l’unione fa la forza... tipo i clandestini sul gommone... e mi sono vista come un puntino molto tenue nel cielo scuro di quella notte.

La persona che avrebbe dovuto accompagnarmi per me non esisteva più. Per quanto inizialmente l’ ho reputato causa di tutto quello che stava accadendo, alla fine mi son detta che ero stata io a scegliere il mio destino. Senso della libertà. Libertà di decidere per se stessi nel bene e nel male. Non sapere cosa ti riserva il destino e buttarcisi a capofitto senza guardare indietro.

Nel momento in cui il Sig.r M. mi ha chiesto come mai stavo aspettando il taxi sola soletta e la signora bionda si è unita al discorso, ho iniziato ad allentare la tensione.

Il tempo del mio racconto e già eravamo arrivati alla prima tappa, Piramide, ma prima di scendere la signora reputò opportuno dirmi che la prossima volta in cui un mio pseudo-amico mi piantava in asso costringendomi a tornare a casa da sola, gli dovevo assestare un bel cazzotto sul naso.

Si riparte alla volta di Piazza Bologna. Un po’ per deformazione professionale, un po’ per incoscienza ho iniziato una serie di domande su quanto quel mestiere facesse guadagnare, quanto rischio reale si corresse, da quanto tempo esercitava, in che zone operava, se aveva un numero di telefono per i clienti, domande che hanno messo sul chivalà il Sig.r M che, seppure con poca chiarezza, in qualche modo rispose. Di tutta risposta mi chiese di cosa mi occupavo nella vita, e la mia confessione di giornalista credo sia stata un ottimo deterrente. Non potevo correre il rischio di provocare qualche screzio o altro, quindi non ho insistito più di tanto con le domande e non ho dato altri dettagli sulla mia vita.

Lungo il tragitto mi son domandata più volte con quale ardire riuscissi a porgli domande così delicate. Era come se fossi andata allegramente da uno spacciatore e gli avessi chiesto informazioni sui suoi fornitori. Pura imprudenza! Pura follia!

Alla vista della Piazza mi sono sentita Colombo che avvistava la Terra! Il marciapiede davanti le Poste, tanto a me familiare, era tutto sporco e coperto di carta, ma mi piaceva lo stesso! Ovviamente il luogo di scarico non era proprio di fronte casa, e prima di scendere ho lasciato la somma pattuita sul cruscotto, più qualche altro Euro per comprare senza riserve la mia libertà. Tutto questo mentre il Sig.r M. era sceso per venire ad aprirmi la porta (Pure cavaliere!) e per dirmi che non dovevo andare in giro da sola per evitare di essere rimorchiata.

Allontanarmi il più presto possibile era il mio primo e unico obiettivo, e dopo averlo ringraziato per la chiacchiera, la conclusione in bellezza non mi è stata risparmiata: "Poi se vvòlemo se potemo ‘ntrattené dde più". Ma in quel momento io avevo già preso il volo. Tutto finito, ero di nuovo libera e mi sentivo viva.

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