Donne e calcio: la versione critica-irriverente della finale Euro 2012 di Pinkblog


La storia si ripete. L’Italia non è tra i favoriti e arriva in finale. Secondo quello che dicono i folkloristici telecronisti, sono 44 anni che l’Italia non vince gli europei di calcio.

Ci tocca la Spagna, ma in verità l’avevamo già incontrata nei gironi precedenti. Era finita 1 a 1, è vero, ma lo è altrettanto che ci avevano strizzato ben bene. “Stessa Italia, Spagna diversa”, esordisce lo speaker, riferendosi alla formazione che ha visto la vittoria contro la Germania. Come a dire “squadra che vince non si cambia”? Secondo me, fare tali affermazioni porta un po' sfortuna.

La curiosità è donna, si sa, poi quando fa binomio con calcio se ne vedono sempre delle belle. Inizia il primo tempo e chiedo al mio fidanzato il nome di un giocatore spagnolo famoso. E lui: “Fabregas, l’hai mai sentito?”. Io: “No, un altro?”. Lui: “Il portiere Casillas”. Io: “mmm non mi risulta”. Lui: “Silva?”. Io: “mmm conosco un De Silva ma è uno scrittore”. Lui (con la pazienza agli sgoccioli): “No, è solo Silva e gioca con il Manchester City”. Io: “no, never heard, qualcun altro?”. Lui: “Sergio Ramos, Andres Iniesta?”. Io (con la faccia da smile che sorride): “mmh… nessun Cervantes o Velázquez?” Lui: “”.

Ok, non conosco i giocatori spagnoli, ma gli italiani (non tutti), sì. Olé!

Il portierone Buffon: non ha abbandonato la Juventus quando è finita in serie B, marito della Seredova e nell’occhio del ciclone per il calcio-scommesse. Daniele De Rossi: uno dei calciatori italiani più belli, da sempre nella “Maggica”, qualche anno fa è entrato nella cronaca nera per un brutto caso famigliare. Mi ricordo ancora le lacrime del calciatore quando i tifosi lo insultarono in maniera ignobile per il suocero (ecco il brutto caso). Mi fece tanta tenerezza.

Poi c’è Pirlo. Ah Pirlo… mi risuona ancora nelle orecchie la voce di Bruno Pizzul quando pronunciava il suo nome: “Ecco Andreeea Pirrrrloo”. Però lui me lo ricordo particolarmente per la pubblicità di Dolce&Gabbana Underwear e ogni volta che ci ripenso, mi torna in mente, come fosse adesso, la sua espressione lascivia un po’ comica. Credo fermamente che sia in assoluto tra gli eccelsi della nostra nazionale e quindi è opportuno che si dedichi solo al calcio, e lasci le luci della ribalta modaiola a chi non ha la sua classe e il suo talento.

Cassano e Balotelli li metto insieme, perché sono due persone problematiche, a cui i soldi hanno fatto un sacco male, ma la zappa in mano gli farebbe un sacco bene. Quando la testa li assiste sono due fuoriclasse e questo non accade sempre. Tuttavia ci rallegriamo che le loro palate non sono piene di terra o di sterco, bensì di soldi. Tutti gli altri li conosco solo di nome e non saprei abbinargli un viso.

Primo tempo. Dov’è l’Italia? Ah si, la vedo: sono i puntini azzurri in mezzo al magma rosso. Chiedo: non si gioca più 11 contro 11? Sembra che i rossi siano molti di più degli azzurri, però istantaneamente mi viene confermato che il numero è ancora 11 giocatori.

Sin dai primi minuti la Spagna gioca obiettivamente meglio dell’Italia. Ci surclassa senza remissione di peccati. E infatti, poco dopo il fischio d’inizio, arriva il primo gol. Non si scappa: è meritatissimo. Tuttavia questa nuova situazione sembra aver dato una sferzata d’energia agli azzurri. Iniziano a capirci qualcosa. Pare abbiano ritrovato la testa. Ad ogni modo questo impegno non basta, perché di lì a poco arriva anche la seconda rete.

E' in quel momento che il risentimento inizia a prendere forma da parte di telecronisti e tifosi. Secondo i primi, la Spagna è un’organizzazione di mutuo soccorso, perché tutti si danno una mano. Accipicchia che avanguardisti questi spagnoli! Fanno gioco di squadra in uno sport di squadra! Chi l’avrebbe mai detto? Passano pochi attimi che la regia inquadra i tifosi in campo. Quelli con le bandierine bianche-rosse-azzurre disegnate sul volto dovrebbero essere i nostri. Il dubbio dura poco, perché con eleganza e intelligenza (caratteristiche che contraddistinguono i tifosi italiani da sempre) urlano un gran bel “Vaffanculo” a qualcuno di non ben definito. All’Italia che perde? Alla Spagna che vince? Al solito arbitro che di default è già cornuto?

Termina il primo tempo e il risultato è forte e chiaro: 2 a 0 per la Spagna. Allora decido di fare un bilancio dei nomi più ricorrenti in positivo: Pirlo, De Rossi, Balzaretti, (un po’ meno) Balotelli. La domanda nasce spontanea: se Buffon è in porta, gli altri dove sono? Non si sa, da qualche parte in mezzo al campo. Forse.

Il peggio deve ancora arrivare. Un brivido scende dietro la schiena quando, durante le interviste tra primo e secondo tempo, odo: “Abbiamo provato a giocare”. Ma certo, sono andati a Kiev a cambiare un po’ aria. “Che vuoi che dica?”, mi rimproverano dall’altro lato del divano? Magari la verità? Magari la nostra mancanza d’impegno perché non siamo in grado di entrarci con la testa?

In questo caos di emozioni e pensieri, prima del secondo fischio d’inizio, mi chiedo se gli spagnoli stessero festeggiando con la sangría negli spogliatoi. Immediatamente dopo penso che questa Spagna non è il Milan (del 2005).

Il secondo tempo è inutile guardarlo. E’ una disfatta totale. Arriva il 3 a 0, e per la regola de “Il 4 vien da sé”, segnano anche il 4 a 0. Per un attimo ho temuto che anche Casillas volesse provare a fare gol.

La Spagna brilla dal primo all’ultimo minuto. L’Italia è opaca e sfumata. Nonostante tutto ho piacere per una cosa in particolare, che c’entra poco con questa competizione: per quanta negatività giri intorno al calcio, rispetto a tanti altri settori professionali e partite comprate a parte, qui il merito si vede ancora e si conta a numeri di gol. Chi è bravo lo dimostra sul campo. E solo questo conta.

Perdiamo miseramente 4 a 0, e anche i telecronisti ci tengono a sottolineare con scarsa ironia in un momento non proprio allegro, mettendoci un bel carico da 90, che un risultato del genere non si era mai visto a livello internazionale. E poi ecco le lacrime dei nostri giocatori... avranno sentito i cronisti? Dopo una partita passata a pensare a dove andarsene in vacanza, non aspettavamo altro.

Che dire, in conclusione: visto che l’altra volta contro la Germania, Buffon c’era rimasto male, ci auguriamo che stavolta abbia scommesso bene.

I crampi, gli strappi, le piccole ferite sotto il ginocchio, la stanchezza mentale: abbiamo perso per questo, a detta degli esperti; mentre gli spagnoli, invece, erano freschi. Io non sono esperta, quindi prendo appunti e porto a casa.

Con questi commenti e il risultato della partita, mi torna in mente però il commento di Enrico Mentana, che non potrò mai dimenticare ovviamente, il giorno dopo l’uscita dai quarti di finale della nazionale italiana femminile di pallavolo alle Olimpiadi di Pechino 2008, in cui insinuò che le ragazze del volley non erano riuscite nell’intento perché avevano iniziato a fare pubblicità ed erano delle pin-up. Sono curiosa di sentire che parole userà oggi per la nazionale di calcio?

Forse, forse però, continua ad aver ragione il mitico e saggio Julio Velasco: “Quando si perde è colpa degli elettricisti”.

Viva l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre, l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste”. Olé!

Leggi anche la versione semi-tecnica.

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