Marina Nemat, il coraggio di raccontare

scrittrice canadese-iranianaOcchi profondi, sorriso gentile, grande serenità e sicurezza. Sono queste le prime cose che saltano agli occhi, guardando una foto di Marina Nemat, e leggendo le sue parole piene di dignità e umanità.

Scrittrice canadese di origine iraniana, Marina Nemat è l'autrice della sua biografia “Prigioniera di Teheran” ed è stata recentemente in Italia per essere insignita del premio per i diritti umani del Parlamento Europeo. Qual è il suo merito? Aver abbattuto quel velo di silenzio che nonostante tutto continua a nascondere le violenze perpetrate in Iran dopo la Rivoluzione islamica ed aver raccontato la sua personale odissea nel carcere politico di massima sicurezza di Evin.

A soli 16 anni, nel 1982, fu prelevata in piena notte dalla sua casa e fu portata in carcere, accusata di connivenza con i rivoluzionari contrari a Khomeini. Fu sottoposta a ogni tipo di tortura e violenza per indurla a denunciare persone sconosciute e fu infine condannata a morte. L'intervento di uno dei suoi carcerieri, innamoratosi di lei, riuscì all'ultimo minuto a salvarla dal patibolo e a farle commutare la pena in ergastolo. Solo svariati anni dopo riuscì a tornare a casa.

Marina ha deciso di scrivere il suo libro in seguito alla morte della foto-giornalista Zagara Kazemi, anche lei di origini iraniano-canadesi, condannata per aver fotografato la prigione di Evin: “Ci sono storie che vanno assolutamente raccontate. Io per anni ho tenuto nascosta la mia, volevo dimenticare. Ricordare vol dire rivivere. Ma abbiamo un obbligo morale, non possiamo far finta di niente”.

Il premio consegnato alla scrittrice canadese è stato accompagnato da una risoluzione che mira a proteggere tutte le minoranze religiose, in particolare quella cristiana, perseguitata in numerosi Paesi tra cui la Turchia, l'Iraq e il Pakistan. “Questo riconoscimento è un miracolo, mi dice che finalmente il mondo si è accorto della nostra situazione. Non servirà a riportare in vita i morti, ma a evitare molti altri morti.

via | parimerito.com
foto via | google

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