Olimpiadi 2012, intervista a Simona Abbate la guerriera della pallanuoto femminile

Olimpiadi 2012 Simona Abbate campionessa pallanuoto femminile

La bella ragazza che vedete nelle foto è Simona Abbate campionessa di pallanuoto, gioca nella GMG Pro Recco e ha vinto tutto il possibile inclusi gli ultimi europei. Tra pochi giorni volerà a Londra per battersi alle Olimpiadi 2012 con il setterosa contro le squadre femminili di pallanuoto di Australia, Russia e Inghilterra. Da questa rosa emergeranno le due finaliste che si contenderanno l'oro olimpico e noi ci auguriamo che ci sia anche Simona con la sua squadra.

Lei vive a Marcianise, provincia di Caserta e per un momento dimenticate il binomio Campania-camorra: oggi vi racconto le eccellenze del sud. Simona è una di quelle eccellenze: ha iniziato giovanissima e per tradizione familiare a praticare sport in piscina. Prima il nuoto sincro, poi le esplosa la passione per la pallanuoto, forse una tra le discipline più faticose che esistano, grazie alla cugina Nicoletta capitano nazionale del setterosa.

Ma cosa ha convinto Simona a fare uno sport così duro? Glielo chiedo a margine della premiazione ante-Olimpiade (vaso in cristallo di Murano, gagliardetto, maglietta e orologio sportivo) voluta dalla Provincia di Caserta dove l'emozionatissimo Michele De Simone presidente provinciale CONI ha presentato le 9 stelle olimpiche di Terra di lavoro. Con lei oggi anche una splendida Noemi Toth che conquistò l'oro olimpico sempre nella stessa disciplina nel 2004. Queste le risposte di Simona Abbate:

R.: La passione, solo la passione mi ha convinto a seguire la pallanuoto. Eppoi la voglia di essere guerriera in acqua. Il carattere, la voglia di farcela.

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D.: Lavorare in un team di sole donne però è altrettanto duro.

R.: Le squadre formate da soli uomini hanno vita più facile. Gli uomini sono più superficiali, arrivano, lavorano si allenano e vanno via. Le donne sono più complesse e noi nel nostro piccolo dobbiamo sempre trovare un motivo per sorridere. I sacrifici da fare sono tanti.

D.: Cosa hai sacrificato tu e quale rinuncia ti è costata più cara? (Si emoziona e gli occhi le diventano lucidi)

R.: Costa tanto andare alle Olimpiadi. Bisogna allenarsi duramente tutti i giorni e così si sottraggono ore alla famiglia, agli affetti. Spesso non si fa la vita dei coetanei. La cosa che più mi ha pesato però è stato rinunciare ai momenti belli delle mie nipotine, ho perso pezzi della loro crescita che non torneranno più. Anche io ho perso tante cose che posso provare a recuperare ma non sarà mai come averle vissute nel tempo giusto.


D.: La pallanuoto è uno sport quasi maschile perché molto duro fisicamente, ma tu non rinunci alla femminilità.

R.: Ho una borsa piena di creme e appena ho un momento libero mi prendo cura di me stessa. In certe giornate è più difficile, magari dopo un'allenamento più intenso viene voglia di lasciarsi andare, ma meglio resistere, togliersi la cuffia e riprendere un aspetto femminile e curato.

D.: Sei scaramantica?

R.: Talmente tanto che non te lo dico!


Ok! allora lo dico io a te: vai e falle nere!

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