Tana per la bambina con i capelli a ombrellone di Monica Viola

Qualcuna non potrà fare a meno di riconoscersi nella bambina coi capelli a ombrellone. Non tanto per i capelli, quanto per il percorso di vita. Perché a cavallo tra i turbolenti anni ’70 e i dinamici anni ’80 l’identità bisognava costruirla a partire da paradigmi ingombranti.

Lo racconta Monica Viola nel suo primo libro, Tana per la bambina con i capelli a ombrellone: come la “storia con la “s” minuscola – che come la protagonista si appiccica, seduce e non molla – riesce a intercettare la Storia con la “s” maiuscola”.

È così che conosciamo la vita di una ragazzina cresciuta all’ombra di una famiglia scomoda, alla ricerca di affetto e attenzioni che le sono state negate o le sono state elargite in maniera distorta, malsana.

I piccoli fallimenti, le piccole conquiste, gli amori e il sesso, le paure – intrecciate agli episodi più sanguinari della storia del nostro paese. Quello che ne viene fuori è un ritratto a tinte fosche dell’Italia a cavallo tra i due decenni e un avvincente monologo interiore che combina i tratti della narrativa più ritmata a momenti di riflessione che sfiorano il lirismo.

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