Piccoli consigli femminili per affrontare sospettabili e insospettabili pericoli nella notte dei mezzi pubblici

Non mi annoio mai, questo è poco ma sicuro! Un paio di giorni fa mi sono ritrovata a dover attraversare Roma di notte con i mezzi pubblici. Da sola. Da Tor Vergata a Piazza Bologna, secondo il sito dell'Atac sono quasi 15 km. Io abito dove il cielo è tagliato dal profilo dei palazzi. Lì vedevo le stelle e le colline. Dopo aver avuto una discussione con una persona, ho deciso di tornarmene a casa da sola. Erano le 23:10. Troppo il bisogno di far finire quella giornata sotto le coperte.

Dopo l'avventura con il tassista abusivo, rieccomi a dover affrontare un’altra situazione fantozziana. Stazione Anagnina. Lì attendo il primo notturno. Per compagni di viaggio solo extracomunitari e un paio di strani esseri della notte che mi sorridevano. Mi trovavo nel bel mezzo del piazzale ansiosa di vedere due fari all'orizzonte. Però non si sa mai, quindi mi ero data un orario entro il quale, se il primo notturno non fosse passato, avrei regalato 50 euro al tassista per portarmi a casa. Detto fatto: ecco l'autobus.

Mentre l'autobus si avvicinava pensavo tra me e me: "Bene bene, sono salva". Salgo. Mi appiccico al vetro dell’autista. Mi guarda. Mi fissa. E con voce da polipone mi dice: "Freddo?". E se il buongiorno si vede dal mattino… Non ho risposto ma ho appena accennato un sorriso. Quante volte abbiamo parlato di atteggiamenti fraintesi? Tante. Anche un sorriso innocente può essere maleinterpretato dal malintenzionato. Purtroppo è questione di sfortuna. L’autobus inizia così il suo viaggio. Quella notte ho visto posti di Roma che non sembravano Roma. Ho percorso strade a me sconosciute. Di nuovo la notte profumava di sensazioni mai provate.

L’autista mi parlava con un tono di voce bassissimo. Mi chiedeva di tutto, e senza scendere nei dettagli, gli ho raccontato che avevo discusso con un ragazzo. Et voilà ecco che si scatena il ciclone: "Ma non gliel’hai detto che ora andrai con il primo autista che incontri?”. "E lascialo, che te ne fai di uno che lascia andare via così?" Si era creato un equivoco. Chi aveva parlato di fidanzato? Non io. Decido allora di far rimanere tutto così pensando che agisse da deterrente. Invece...

In quella ecco che si avvicina un altro soggetto che inizia ad intromettersi nella conversazione. Scena ridicola con l’autista che raccontava di aver di fronte una grande notte: “Ho bevuto, ho mangiato. La moglie l’ho chiamata, l’amante pure. I figli dormono. E ora c’è la signorina”. "Ma che bel programmino", ho risposto io sarcasticamente. Ed in quel momento ho avuto la conferma illuminante che attiro solo casi umani.

L’audacia del verace autista si fa sempre più spinta finquando non mi ha chiesto di rimanere con lui fino alle 4:00 del mattino, quando avrebbe finito il turno. Poi mi avrebbe accompagnato lui a casa (battutone!). In tutto questo, il secondo soggetto mi guardava malissimo, quasi che stesse per iniziare una scenata di gelosia. Ma, colpo di scena: ad un certo punto ho iniziato a sentire qualcosa che mi toccava una gamba. Ho abbassato lo sguardo con fare discreto ed ho visto la mano morta di questo secondo babbeo. Rabbia, vendetta, prenderlo a calci finché non fosse caduto dall’autobus. Questo pensavo!

Mi sono tirata indietro. Speravo che capisse. Ci ha riprovato avvicinandosi. Decido allora di spostare bruscamente la borsa costringendolo in quel modo ad allontanarsi da me. Contemporaneamente l'autista allupato mi diceva cose sconclusionate su come potevamo proseguire la serata. La situazione iniziava ad essere seriamente scocciante e imbarazzante. Lo pseudo-molestatore getta la spugna e Termini era ormai vicina. L’ultimo scoglio era scendere da quell’autobus senza lasciare tracce. Ma non era ancora finita. Visto che mi sarei persa la notte di sesso più bella della mia vita, secondo l'autista tampinatore, ecco che mi chiede anche il numero. Con infinita tranquillità ho scritto sul suo foglio di lavoro i primi 10 numeri che mi son venuti in mente. Contento e fregato. Meglio conosciuto come istinto di auto-conservazione.

Quello che è capitato a me (e non è la prima volta) capita ogni notte a un numero indefinito di donne. Non sono belle situazioni, e per niente giuste. Ognuno ha il suo carattere, ma l'esperienza mi ha insegnato a seguire poche regole importanti per la sopravvivenza, fisica e mentale. Prendetele come piccoli consigli per superare determinate circostanze poco piacevoli. Nessuno dovrebbe permettersi di molestare, infastidire o impaurire una donna in una situazione simile ma purtroppo qualche deviato si incontrerà sempre.

Fondamentale mai perdersi d’animo, perché una soluzione alternativa c’è sempre. Rimanere vigili e non drammatizzare prima del dovuto. Individuare le possibili via di fuga provando anche a capire quali sono i tempi necessari per mettere in atto i vari piani di riserva. Fare la finta tonta se necessario: “Mi scusi non la sento, ho le orecchie tappate dal raffreddore”. Mantenere lo spirito vivo e ironico vi può aiutare a non avere pensieri tragici. Fare movimenti inconsulti e sganciare qualche calcio insospettabile chiedendo poi falsamente scusa, giusto quel tanto che ci vuole per le ripristinare distanze ideali. Avvertire almeno una persona circa la strada che si sta facendo e dove ci si trova. Magari anche bluffando.

  • shares
  • Mail