Rosy Canale da donna simbolo dell'antimafia alla truffa

La donna simbolo della lotta alla mafia, Rosy Canale, è stata arrestata questa mattina per truffa aggravata. Usava per scopi personali i soldi che le erano stati donati per sostenere l'associazione antimafia “Donne di San Luca e della Locride” che aveva fondato.

La parabola di Rosy Canale

Rosy Canale è da anni la donna simbolo dell'antimafia a Reggio Calabria, un’imprenditrice, una madre, una lavoratrice che ha detto no alla ‘ndrangheta e che ne ha pagato che conseguenze in prima persona. L’Italia e la Calabria perdono un altro pezzo di dignità insieme a Rosy Canale, che dopo aver raccontato la sua storia, fondato l’associazione antimafia “Donne di San Luca e della Locride” ha pensato bene di usare i soldi raccolti tramite le donazioni per fini personali, si parla di 100 mila euro... Questa mattina le Forze dell’Ordine di Reggio Calabria l’hanno arrestata per truffa aggravata per aver sottratto fondi pubblici comunitari e italiani. L’operazione, chiamata "Inganno", ha portato all'arresto oltre che di Rosy, anche dell'ex sindaco di San Luca (Reggio Calabria), Sebastiano Giorgi e altre tre persone.

Una vicenda davvero vergognosa che arriva pochi giorni dopo l’arresto dell‘ex sindaco di Isola Capo Rizzuto (Crotone), Carolina Girasole che, il 3 dicembre, è stata messa ai domiciliari con l'accusa di aver scambiato i voti della cosca Arena con futuri atti amministrativi durante elezioni comunali.

La storia di Rosy Canale è davvero incredibile, da vittima di mafia a "carnefice", bisogna aspettare il processo e la condanna però i fatti sembrano fin troppo chiari purtroppo. Rosy nel 2004 aveva il locale Malaluna che faceva da discoteca e da ristorante, un posto che andava molto bene e che non passò inosservato alla ‘ndrangheta che, dopo un anno di pressioni per avere il “pizzo” e la libertà di spaccio all’interno del posto, la fece pestare a sangue riducendola in fin di vita le distrussero vari denti, un braccio, una mano, tre costole e il femore. Rosy lascia la sua terra e va a Roma dove impiega ben tre anni per riprendersi. Nel 2007 Rosy torna in Calabria, a San Luca, e fonda un’associazione antimafia, parla e aiuta le donne di San Luca (dopo la strage di Duisburg dell’agosto 2006), a unirsi tra di loro e iniziare schierarsi contro la mafia.

In questi mesi ha portato in teatro l’opera “Malaluna - Storie di ordinaria resistenza nella terra di nessuno”, di e con Rosy Canale con le musiche Franco Battiato e la regia di Guglielmo Ferro. Peccato che nel frattempo Rosy usasse per scopi personali i fondi pubblici comunitari e italiani, che lo Stato e la regione le avevano dato per finanziare la sua fondazione antimafia, “Donne di San Luca e della Locride”. Aveva presentato un progetto di risanamento e di educazione alla legalità, la creazione di laboratorio dei saponi artigianali a San Luca.

Pochi giorni fa le era stato assegnato il premio Borsellino e in quella occasione disse: “Vorrei che Papa Francesco venisse fra gli ultimi e i dimenticati di San Luca”. Alla fine è finita in carcere insieme ai malavitosi…

Foto | Facebook Rosy Canale

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