Amy Winehouse morta un anno fa, il padre la ricorda con un libro

Un anno fa il mondo della musica o, meglio, il mondo dell'arte perdeva una persona e un personaggio di valore. Amy Winehouse veniva ritrovata senza vita nella sua casa di Londra: aveva 27 anni.

Purtroppo è sempre difficile scrivere delle persone che non ci sono più senza scadere nella retorica, evitando di ripetersi o, cosa ancora più triste, decantandone le doti in maniera superficiale e con parole insincere e abusate che si rispolverano in tali occasioni. Amy era una donna, una grande artista con una vita privata sui generis che, però, essendo per definizione solo sua, tale dovrebbe rimanere. Il rispetto nei confronti di una persona è fondamentale, prima ancora della curiosità nei riguardi di una celebrità.

Il 23 luglio del 2011 la Winehouse moriva, a quel che si dice consumata da alcool e droghe, lasciando il ricordo di una voce straordinaria, le immagini di un'artista sempre pronta a stupire e a conquistare i milioni di fan che la seguivano in tutto il mondo e, naturalmente, il dolore per la sua perdita e l'amarezza di una vita conclusa in maniera repentina e violenta.

Non c'è maniera migliore di ricordare Amy se non con le parole di suo padre Mitch Winehouse che ha deciso di scrivere un libro a lei dedicato: "Mia figlia Amy", edito in Italia da Bompiani. Lui era, a quanto pare, confidente e amico della figlia e ha deciso di darne una visione diversa da quella conosciuta ai più, distante probabilmente da quella che tutti immaginavano, un ritratto intimo e privato della popstar.

Sono io che le ho trasmesso la passione per la musica, da bambina cantava con me, adorava Sinatra, per poco non svenne quando Bennett la invitò a cantare.

Questa una delle frasi contenute nel libro di Mitch, che quattro anni fa abbandonò il lavoro di tassista per seguire da vicino sua figlia e che attualmente si dedica alla Fondazione a lei dedicata. Alla richiesta del perché abbia deciso di scrivere un libro di memorie su Amy, ecco come ha risposto in un'intervista riportata da Repubblica.it:

Credo sia stato catartico per me scrivere questo libro, inoltre volevo che si sapesse la verità sulla morte di Amy, sulla persona straordinaria che era. Volevo puntualizzare che quando è morta, mia figlia non usava droghe da tre anni; non è stata stroncata da un'overdose, come tutti hanno supposto. Inoltre, dopo la sua scomparsa, abbiamo creato la Amy Winehouse Foundation, un'associazione caritatevole a favore dei bambini disagiati che ha bisogno di denaro per crescere; i proventi della vendita del libro andranno alla fondazione.

E, ancora:

Non ho neanche avuto il tempo di concentrarmi sui soldi o sulla carriera, la mia unica preoccupazione in quegli anni era Amy. Vede, se fosse morta quattro anni fa, quando era ridotta pelle e ossa, mi sarei rassegnato più facilmente alla perdita. Invece ce l'ha fatta, è sopravvissuta, è riuscita - come tante volte si era proposta - a non fare più uso di droga. Negli anni dell'inferno, c'erano tanti di quei problemi in famiglia che io non avevo più a cuore neanche la sua musica. La frustrazione derivava unicamente dal fatto di vederla distruggersi, consumarsi giorno per giorno. Sono un padre, la musica era l'ultima delle mie priorità.

Foto | © TM News

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