Iran: carcere e frustate per la giornalista femminista

C' è da rabbrividire a leggere certe cose. In Iran una giornalista, Nasrin Afzali, è stata condannata a 10 frustate e 6 mesi di carcere per aver disturbato la quiete pubblica. Cosa avrà mai fatto di tanto grave la cronista? Ha preso parte il mese scorso, insieme ad altre attiviste, ad un raduno femminista di fronte alla corte rivoluzionaria di Teheran dove si stava svolgendo un processo che vedeva imputate altre 5 attiviste.

Sebbene i legali della donna abbiano tentato di portare avanti la tesi secondo la quale Nasrin stava semplicemente svolgendo il suo lavoro di reporter, e quindi si trovava lì per documentare i fatti, la Corte l'ha comunque condannata. Punizioni corporali e detenzione, semplicemente per essersi trovata a manifestare il proprio dissenso di fronte ad una palese violazioni di diritti umani. Che stesse lavorando o stesse semplicemente manifestando rimane il fatto che ancora una volta alle donne viene impedito di parlare.

Si tratta solo dell'ultimo caso di repressione delle istanze femminili a Teheran, in un regime all'interno del quale le donne contano meno di zero, private di diritti che a noi sembrano elementari. Se ogni tanto sembra che qualcosa si smuova la strada da fare è ancora molto lunga. Negli ultimi due anni nel Paese di Ahmadinejad è vivo e attivo un movimento che sta silenziosamente prendendo piede, che è quello chiamato "Un milione di firme", e che vede la partecipazione di numerose donne di qualsiasi estrazione sociale. L'obiettivo è quello attirare l'attenzione internazionale sui soprusi e le discriminazioni che giorno dopo giorno vengono messe in atto nei confronti delle donne in Iran.

Fino ad ora la lotta sembra ad armi impari, eppure queste donne coraggiose non perdono la speranza che i cosiddetti potenti del mondo smettano di interessarsi solamente al prezzo del greggio e si concentrino finalmente su una cosa che un prezzo non ce l'ha: la dignità e la vita delle donne, in Iran e in tutto il mondo.

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