“I was raped”: una T-shirt per smuovere le coscienze

T-shirt, "I was raped", campagna sociale, Jennifer BaumgardnerQuasi non passa giorno senza dover ascoltare notizie di donne stuprate, accoltellate o minacciate, e il dibattito sulla sicurezza tiene banco ormai su tutta la scena pubblica, tra trovate fantascientifiche come il braccialetto proposto da Rutelli e appelli sulla fortissima necessità di rendere più sicure e vivibili le strade della nostra bell'Italia.

Il problema è serio, le soluzioni difficili da attuare, ma c'è chi non si arrende e decide di provare un'altra strada per tentare di smuovere le coscienze. Sto parlando di Jennifer Baumgardner, una femminista statunitense non nuova a campagne shock a favore dei diritti delle donne. Dopo la maglia su cui campeggiava la scritta “I've had an abortion”, questa volta a far parlare sono tre semplici parole “I was raped”, scritte con una bella grafia femminile e poste in una cassaforte aperta.

Jennifer non ha mai subito un abuso, benché l'abbia vissuto da vicino attraverso i racconti di sua sorella, ma ha deciso di mandare avanti questo progetto, per far capire quanto sia diffuso il fenomeno e quanto sia importante rompere quel muro di silenzio e vergogna che isola la maggior parte delle vittime di questo terribile crimine. La T-shirt può essere acquistata su Scarleteen; perché indossarla? Jennifer fornisce queste otto inattaccabili ragioni:


  • Perché indossarla fa capire agli altri di non essere soli.
  • Perché indossarla invita a parlare di questa esperienza che spesso passa sotto silenzio, nonostante sia condivisa da così tanti donne e uomini.
  • Perché, come dice Maya Angelou, “Posso essere cambiata da ciò che mi accade, ma mi rifiuto di esserne ridimensionata”.
  • Perché non bisognerebbe vergognarsi di essere stata violentata; a vergognarsene dovrebbe essere lo stupratore.
  • Perché rendere l'abuso pubblico infrange il silenzio che permette allo stupro di essere un delitto così comune.
  • Perché dare un nome a ciò che è capitato è il primo passo per cambiare la realtà dello stupro.
  • Perché il processo legale raramente funziona e quindi è fondamentale trovare la nostra personale giustizia e consapevolezza.

Pippa, la studentessa africana ferita e stuprata a Roma, la fioraia barese che ha subito per ben tre volte un tentato abuso...tutto ci fa pensare che dovremmo restare chiuse a casa o girare armate e pronte ad ogni evenienza, in una società sempre più pericolosa in cui per paura di finire nei guai in molti preferiscono voltarsi dall'altra parte e far finta di non vedere.

L'iniziativa di Jennifer Baumgardner non risolverà di certo il problema, ma pensare di incontrare donne con il coraggio di mettersi in gioco ed affermare “I was raped”- che l'abbiano subito realmente o che si sentano colpite e partecipi delle sofferenze di altre donne- mi fa pensare che forse lavorare sulle coscienze potrebbe dare una grossa mano a chi, speriamo presto, deciderà di rimboccarsi le maniche per lavorare al fine di ridare a tutte le donne la tranquillità di sentirsi libere e sicure di fare la propria vita.

via | guardian.co.uk
foto via | Scarleteen

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