Registro delle unioni civili approvato ieri dal Consiglio comunale di Milano

Comincia, finalmente!, a cambiare qualcosa anche nel nostro Paese rispetto alle unioni civili? Pare di sì, o almeno è quello che è successo a Milano dove il Consiglio comunale è riuscito, dopo una lunga seduta, ad approvare l’introduzione del registro cittadino delle unioni civili.

Il capoluogo lombardo non è la prima città in cui viene introdotta questa importante innovazione - il comune di Empoli è stato il primo a dare tale possibilità ai suoi cittadini nel lontano 1993, seguito negli anni a venire da altre città -, ma è certamente significativo che tale registro da ieri sia presente a Milano, una delle metropoli più rappresentative del Paese.

Naturalmente la scelta non è stata facile, ha portato a undici ore di Consiglio in cui si è dibattuto sulla spinosa questione dando vita a un confronto molto acceso dentro e fuori l'ambito comunale, portando a prevedibili spaccature e, come prevedibile, indisponendo la Curia milanese che si è detta scettica rispetto al provvedimento. Il registro delle unioni civili ha l’obiettivo di “superare situazioni di discriminazione e favorire l’integrazione delle unioni civili nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio”.

Soddisfazione da parte del sindaco Giuliano Pisapia che ha così commentato il risultato ottenuto dalla sua giunta:

Abbiamo ridotto lo spread sull’Europa dei diritti civili. Le coppie milanesi, siano esse eterosessuali o omosessuali, potranno registrarsi contestualmente alla registrazione della famiglia anagrafica. Le unioni permetteranno di accedere solo ai servizi offerti dal Comune. Non si potrà per questo arrivare alla possibilità di ereditare o alla reversibilità della pensione. Il registro è un provvedimento di carattere amministrativo. Escludo che questa delibera apra alla possibilità di matrimoni gay, per i quali servirebbe una legge del Parlamento. Da oggi a Milano ci sono più diritti.

Ricordiamo, per dovere di completezza, che si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente all'istituto giuridico del matrimonio, o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza o alle quali abbiano riconosciuto uno status giuridico.

La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un'estrema varietà di regole e modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare sia coppie di diverso sesso sia coppie dello stesso sesso.

In Italia la convivenza non è, al momento, disciplinata da nessuna legge specifica. Ciò vuol dire che la situazione delle coppie di fatto spesso è vaga e confusa e i due partner rischiano di vedersi negati alcuni diritti fondamentali, di seguito elencati:



  • 1. se uno dei due partner ha bisogno di un intervento medico urgente e rischioso, l'altro non può autorizzarlo, visto che non figura come parente.
  • 2. Il convivente non può chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala.
  • 3. Il convivente che collabora all'impresa dell'altro non ha nessun diritto. Meglio, quindi, premunirsi con un regolare contratto di società o di lavoro dipendente.
  • 4. Se la convivenza termina, il convivente in stato di bisogno non ha diritto a nessun sostegno economico da parte dell'altro.
  • 5. Se dalla convivenza sono nati dei figli e questi sono ancora minorenni nel caso in cui la convivenza cessi, l'affidamento è stabilito in base al criterio dell'interesse del minore. Se vi è disaccordo, l'affidamento è deciso dal tribunale per i minorenni. Anche dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l'obbligo di mantenere il figlio che conviva con l'altro partner.
  • 6. In caso di maltrattamenti di un convivente nei confronti dell'altro si configura il reato di maltrattamenti in famiglia.
  • 7. Se cessa la convivenza, il proprietario o l'intestatario del contratto d'affitto ha diritto a restare nell'abitazione, salvo un diverso accordo tra le parti. Tuttavia non è lecito "cacciare" l'altro convivente e ogni contrasto dovrà essere risolto dal giudice.
  • 8. Se uno dei due conviventi muore e l'appartamento era di sua proprietà, quest'ultimo spetta agli eredi legittimi del defunto. Il convivente potrà continuare ad abitarlo solo se l'altro ne aveva disposto con testamento in suo favore; se invece la casa era in locazione, il convivente ha diritto di subentrarvi nel contratto.

Foto | © TM News

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