In Italia si bocciano le quote rosa: la parità di genere non piace ai politici italiani?

La Camera ha bocciato le quote rosa: sono stati respinti i tre emendamenti a favore delle deputate per garantire l’alternanza di genere nelle liste e la parità di rappresentanza.

Un altro duro colpo per le donne italiane: ieri la Camera con voto segreto ha detto no alla parità di genere nelle liste bloccate. Per dirlo con più semplicità: sono state bocciate ancora una volta le quote rosa e con esse tutte le norme per agevolare l’ingresso delle donne in Parlamento. Non si può più parlare di schieramenti politici retrogradi a sfavore, quello di ieri è stato il no dei politici uomini italiani, che hanno dimostrato – ahimè – ancora una volta chiusura mentale e probabilmente paura di perdere alcuni benefici di genere e non di merito.

matteo renzi

Sono passati ben 68 anni dal 10 marzo 1946, quando le donne hanno avuto per la prima volta diritto di voto in questo Paese e da allora purtroppo non si è ancora stati in grado di superare il concetto di quote rosa. Non dovrebbe servire una norma per tutelare i diritti delle donne, in un Paese che conosce il significato del termine pari opportunità. E invece non solo non esistono le quote rosa in Italia, ma vengono addirittura bocciate con il più pusillanime dei metodi: il voto segreto. E poco importa che il neo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, abbia dichiarato su Twitter:

Il Pd rispetta il voto del Parlamento sulla parità di genere ma rispetta anche l’impegno sancito dalla direzione su proposta del segretario: nelle liste democratiche l’alternanza sarà assicurata. Ho sempre mantenuto la parità di genere. Non intendo smettere adesso.

Questo voto arriva dopo il weekend dell’8 marzo e per certi versi è carico di un valore ancora più sprezzante. La presidente della Camera, Laura Boldrini, non si è lasciata sfuggire la delusione:

Rispetto il voto dell'aula. Ciò nonostante non posso negare la mia profonda amarezza perché una grande opportunità è stata persa, a detrimento di tutto il Paese e della democrazia.

In sostanza che cosa è stato bocciato? Montecitorio ha detto no al 40% delle posizioni di capolista riservate alle candidate (e il 60% ai candidati), alla parità di rappresentanza (al 50%) e all’alternanza di genere nella composizione delle liste.

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