Il Parlamento europeo: ancora troppe poche donne nella ricerca

Si parla spesso dell'Italia come fanalino di coda nel supporto all'occupazione femminile, ma la situazione non è felice neppure nel resto d'Europa, se il Parlamento di Strasburgo ha sentito l'esigenza di discutere dei dati non certo incoraggianti sulla presenza femminile nel campo della ricerca scientifica. Si parla del 35% di ricercatrici appartenenti al gentil sesso sul totale di addetti nel settore pubblico e solamente del 18% di donne nel settore privato. La percentuale in precedenza stabilita dallo stesso Parlamento europeo si riferisce ad un minimo di 40% di donne impiegate nel settore della ricerca, per poter parlare di equilibrio tra i sessi.

Siamo dunque ben lontani dal raggiungere l'obiettivo. La parlamentare Britta Thomsen ha presentato una relazione sulle donne e la scienza, approvata a larghissima maggioranza, che mette in evidenza come la causa fondamentale di questo genere di discriminazioni continui a risiedere nel sistema di istruzione degli stati europei, che ancora "alimentano gli stereotipi di genere". La percezione della ricerca scientifica negli atenei del Vecchio Continente è ancora fortemente intrisa di una connotazione maschile. Come dire, le armi della scienza sono ancora maneggiate principalmente dagli uomini.

In effetti, se ci riflettiamo un attimo, ingegneria, fisica, informatica, non ci fanno venire in mente donne ma piuttosto uomini. L'ingnegnere, il fisico, l'informatico, l'architetto...capita più spesso di sentir coniugare al maschile questi sostantivi piuttosto che al femminile. E c'è anche un altro fattore da tenere sotto controllo, ovvero l'abbandono del lavoro per cause familiari molto più alto da parte delle donne che non degli uomini. Se c'è da sacrificare la carriera per la famiglia, è certamente la donna che compie questa scelta. E la vita di un/a ricercatore/trice non è di sicuro di quelle con orari comodi e pianificazione assicurata.

Su questi fattori bisogna andare ad intervenire, cercando di fornire alle donne gli strumeni adeguati per non rimanere indietro rispetto ai colleghi maschi. Assistenza per l'infanzia, congedi familiari, previdenza sanitaria transnazionale sono tra i campi cardine nei quali prendere iniziative concrete.

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