Donne scandalose: Mata Hari (1876-1917), la femme fatale che mise in subbuglio l’Europa della Grande Guerra

E’ la donna spia più famosa di tutti i tempi. Miti e leggende accompagnano il suo nome, diventato sinonimo di mistero e seduzione. Mata Hari, vero nome Margaretha Geertruida Zelle, olandese di nascita adottata dal mondo di inizio ‘900, porta con sé una storia sì eccezionale, ma in cui non mancano dolori e solitudine. Dopo un'infanzia difficile, che ha visto la separazione dei genitori a causa di problemi economici, la prematura morte della madre, le molestie da parte del direttore della scuola di Leyden dove lavorava come maestra, a 20 anni rispose a un'inserzione matrimoniale di un ufficiale, il capitano Rudolph Mac Leod (1856-1928), di ritorno dalle Indie. L’anno successivo il loro incontro i due si sposarono. I primi anni furono molto felici, si trasferirono a Giava ed ebbero due figli.

La vita familiare non era serena a causa della vita nei villaggi, della gelosia del marito e la sua tendenza ad abusare di alcool. E' proprio in quel periodo che Margaretha inizia ad imparare le tradizioni del luogo, accompagnate da musica esotica e affascinanti movenze. Poi, per cause ancora poco chiare, la tragedia: la morte improvvisa del primogenito provocata da un misterioso avvelenamento, di cui venne accusata la domestica indigena. Si sospetta che abbia voluto uccidere entrambi i bambini per vendicarsi dell’ufficiale che aveva inflitto una severa punizione al marito di lei. Dopo poco tempo, l’ormai maggiore Mac Leod andò in pensione, e ai primi del 1902 la famiglia tornò in Europa, e lì iniziarono i dissidi che li portarono alla separazione.

Rimasta sola, abbandonò il mestiere di insegnante per trasferirsi a Parigi e tentare la fortuna, dapprima come modella per un pittore e attrice di teatro, poi come ballerina esotica specializzata in danze orientali.
Questa fu la sua fortuna e condanna.

Iniziata la frequentazione dei salotti più prestigiosi della Belle Epoque, ben presto diventò famosa come la "danzatrice venuta dall'Oriente". Il 13 marzo del 1905, in un piccolo e prezioso locale parigino, al cui fondo, nella luce oscillante delle candele, una statua bronzea di Shiva dalle quattro braccia schiaccia col piede un piccolo demone, al suono delle musiche esotiche di un'orchestra nascosta dalle quinte, fra quattro ballerine severamente vestite di nero, nacque Mata Hari, “Occhio dell’alba”, il seno fasciato e ingioiellato, muove sinuosamente le gambe, le braccia e il ventre, finché i veli, uno dopo l'altro, cadono a terra. Arriva il successo da ogni parte d’Europa. Il trionfo fu costruito sulla fantasia, ingenua e torbida, di Paesi sconosciuti e misteriosi. Mata Hari offrì tutto quello che gli spettatori si aspettavano dalla sua danza: fascino proibito dell’erotismo e purezza dell’ascesi:

"Agli occhi di chi guarda veniva mostrato tutto, tutto senza veli e senza pudore. Tranne i seni, coperti da un cache-seins, due piccole coppe ingioiellate create da lei stessa”.

Tra mito e realtà le si attribuirono flirt amorosi, e relazioni spregiudicate con ministri, esponenti politici di primo piano e militari d’alto grado in un crescendo rossiniano di popolarità che fece di lei una vera e propria diva dell’epoca, ma che allo stesso tempo acuì i sospetti intorno alla sua figura leggendaria di “danzatrice unica e sublime”. Sospetti che sembrarono concretizzarsi quando venne accusata di attività di spionaggio per i tedeschi. Attività mai chiarite del tutto nei loro contorni, e alle quali Margaretha si dichiarò sempre totalmente estranea. Non a caso, in questi ultimi anni, sono aumentate le schiere di coloro che chiedono a gran voce una sorta di riabilitazione pubblica di Mata Hari, forse da considerare più una ballerina con relazioni pericolose che una spia assoldata dalle potenze straniere. L’accusa fu formalizzata quando venne intercettato, dal controspionaggio francese, un dispaccio radio inviato a Berlino dall’addetto militare tedesco in Spagna, in cui la danzatrice orientale veniva identificata con il nome in codice H-21.

Si è a lungo dibattuto se Mata Hari sia da considerare realmente un'infiltrata dell'intelligence tedesca in Francia, in un periodo cruciale per l'Europa, o se il suo essere donna indefinibile e affascinante, per molti dell’epoca scandalosa, possa esser servito da capro espiatorio per sviare l’attenzione su precise operazioni militari nel teatro della Prima Guerra Mondiale.

Le dichiarazioni a sua difesa di tanti ufficiali francesi di cui fu amante non servirono a modificare il verdetto di spia tedesca della corte francese. Venne così emessa la sentenza del Consiglio di Guerra che “condannò all’unanimità Margaretha Geertruida Zelle alla pena di morte mediante fucilazione". La domanda di grazia venne respinta e la sentenza eseguita. La Francia degli ambienti politici e militari vedeva in questa donna “la tipica esponente dell’esecrata Belle Epoque che aveva contribuito a rammollire i costumi del Paese”. Ma la prima morte di questa donna forse colpevole o forse indifeso innocente fu quella dell’anima. L’unico uomo mai amato, un ufficiale russo di nome Vladim Masslov, scrisse di averla considerata sempre e solo un’avventura.

Il giorno della sua esecuzione è leggenda, l’uscita di scena senza dubbio degno di una diva inimitabile. Si racconta che respinse con fierezza il giovane soldato emozionato che voleva bendarle gli occhi. Diede prova di smisurato sangue freddo guardando serenamente negli occhi i suoi assassini, e le cronache romanzate raccontano che avesse inviato addirittura dei baci, e che un attimo prima degli spari si sarebbe tolta il soprabito, offrendosi nuda ai suoi carnefici. Su quello che fu il comportamento di fronte al plotone di esecuzione mito e storia si fondono. Femme fatale fino alla fine. Ricambiato più volte il saluto con cortesi cenni del capo, venne blandamente legata al palo. Davanti a se 12 fanti a cui era stato assegnato il compito ingrato: uno di essi, secondo regola, aveva il fucile caricato a salve. Degli undici colpi, otto vanno a vuoto - ultima galanteria dei militari di Francia - uno la colpì al ginocchio, uno al fianco e il terzo la fulminò al cuore. Venne fucilata come spia dei tedeschi il 15 ottobre 1917, a 41 anni, nel poligono militare francese di Vincennes.

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