Donne scandalose: Saffo (640 a.C.-?), la prima omosessuale della storia

Di tutta la copiosa produzione letteraria rimangono pochi frammenti, molti di stentata comprensione, si conosce la data di nascita non quella della sua morte, né le circostanze in cui avvenne. Ricostruire la sua biografia è un’impresa tra le più ardue della storia letteraria antica, non per mancanza, ma per eccesso di testimonianze, spesso e volentieri tratte da cronache romanzate su cui gli antichi specularono. E’ Saffo, la più grande poetessa dell’antichità, che molti azzardano definire “la voce poetica femminile più intensa della storia”.

Insieme alla maestria, alla grandezza, all’imitazione, alla raffinatezza e preziosità della sua poesia, la figura di questa poetessa da sempre è accompagnata da molte leggende, come quella del matrimonio con Cèrcilia di Andro (nome sospetto che allude alla virilità: “cercilia” è un gioco su “kerkos”, “pene” e il provenire da Andros lo comprova), o come la storia d’amore per il barcaiolo Faone, il quale l’avrebbe respinta causandone il suicidio gettandosi dalla rupe di Lèucade.

Ma l’aristocratica poetessa di Lesbo viene ricordata soprattutto per un certo ambiguo interesse omosessuale che nutriva per le fanciulle del suo tiaso, che educava alla musica, alla danza e alla poesia, ma anche all’arte dell’abbigliamento e al savoir-faire indispensabile per una donna di un certo ceto.

Nel corso dei secoli molti studiosi hanno rifiutato di snaturare la grandezza di Saffo con queste ipotesi scandalose (probabilmente per la mentalità conservatrice e moralistica del passato), interpretando questo amore come puro affetto esasperato solo per fini poetici. Il pensiero moderno, invece, indica tranquillamente come omosessuali questi atteggiamenti amorosi che a quell’epoca rappresentavano il normale percorso educativo che le giovani donne in età da marito dovevano intraprendere quale preparazione alla vita matrimoniale. Nei frammenti ricorrono nomi di allieve oggetto di autentiche dichiarazioni di amore carnale.

Nell’antica Grecia era contemplata di norma l’iniziazione all’amore omosessuale per il passaggio alla maturità (come anche testimoniato dai coetanei di sesso maschile), e questa non pregiudicava affatto, anzi completava il futuro amore eterosessuale. Tuttavia, questo ruolo educativo, frainteso ed isolato, ha alimentato sin dall’antichità la fama di una Saffo omosessuale e erotomane, che ha generato i moderni “lesbica” e “saffico” per indicare l’omosessualità femminile, allo stesso tempo condizionando di molto la fortuna della poetessa.

Saffo, mitizzata dalle molteplici trasformazioni di vereconda direttrice di un collegio femminile o di prostituta, o di femminista ante-litteram, offre un’immagine semplice ed appassionata dei propri sentimenti, equilibrata e coinvolgente, dove l’amore ricopre un ruolo di primo piano. Forza emotiva si coniuga con l’eleganza e la dolcezza delle espressioni. Potenza della passione e soavità della tonalità. Nessuno prima di lei ha indagato sulle emozioni di una donna innamorata, e non a caso quest’introspezione vede la sostanziale indifferenza per le condizioni femminili storico-culturali del tempo.

"Dicono che sopra la terra nera
la cosa più bella sia una fila di cavalieri,
o di opliti, o di navi.
Io dico: quello che s'ama".

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