Quando si parla di differenza tra i sessi...e di colpi di scena

Matteo si sente attratto da Laura, così le chiede di uscire. Passeggiata nelle suggestive vie di una Roma accaldata. Lei non se lo fa ripetere due volte. Passano una piacevolissima serata. Si divertono. Si rilassano. Sono spensierati. Qualche tempo dopo lui le fa una proposta più concreta: cena + cinema. E di nuovo passano del tempo fantastico insieme. In poco tempo solo lui e lei, lei e lui.

Una sera, mentre erano in auto e ascoltavano l’ultimo singolo di Tiziano Ferro, Laura sovrappensiero dice : “Ci pensi che oggi sono otto mesi che stiamo insieme?”. Scende il silenzio. Si dice che il silenzio sia più fragoroso delle parole… e Laura stava diventando sorda. Ed ecco che inizia la partita del “cinque contro uno col cervello”: “Magari quello che ho detto l’avrà infastidito. Forse sta pensando che lo volessi inchiodare in qualche modo. Forse si sente messo al muro…”. Matteo pensa: “Ma tu guarda, già otto mesi…”.

Laura continua con i suoi pensieri: “Però in fondo in fondo, nemmeno io sono strasicura di volere un rapporto con la R maiuscola. Mi piace avere i miei spazi, la mia libertà, il mio tempo. La mia carriera è importante. Ho bisogno di tempo per capire cosa voglio veramente… questo livello di intimità? Impegno a lungo termine? Io e lui? Ma poi, lo conosco veramente quest’uomo?

Matteo tutto assorto nei suoi pensieri: “Quindi ricapitolando, 2+2=4, era marzo. Sì era proprio marzo. Avevo da poco cambiato le ruote termiche. Ah si sì, avevo portato la macchina dal meccanico… maledizione devo cambiare di nuovo l’olio. Che testa che ho!”.

Laura pensa: “Ecco lo sapevo. E’ sconvolto. Glielo leggo in faccia. Ma perché non mi faccio mai i cazzi miei? Però, però, forse sto interpretando male. Forse l’ho colto alla sprovvista e invece lui voleva sentirsi dire altro. Forse vuole qualcosa di diverso. Più sesso. Forse non voleva proprio che gli facessi quella domanda infame. Sì, sì. Sicuramente è così. Ha paura di essere scaricato”.

Matteo pensa: “Quando gliela lascio devo ricordarmi di dirgli di buttare un occhio anche al carburatore e di cambiare anche le pasticche dei freni. Mi sembra di camminare su un carro armato”.

Laura senza nemmeno guardarlo pensa: “Sicuro è arrabbiato. Bèh, al posto suo lo sarei anche io. Lo sapevo, ecco ora mi sento un verme. Ti pareva che non ne combinavo una delle mie. Ma non potevo guardare fuori dal finestrino in quel momento e provare a cercare un brontosauro?”

Matteo accigliato pensa: “E poi sta per scadere la garanzia, meglio che approfitto per fare un check-up generale, che non si sa mai. Prevenire è sempre meglio che curare, diceva Einstein”.

Laura parlando a sé stessa: “Madò quanto sono ingenua e sprovveduta. Lauraaaa sveglia! La guerra è finita! Babbo Natale non esiste! Aspetto che il principe azzurro con il mantello e il cappello di piume sul cavallo bianco quando a fianco a me c’è una bella persona, dolce, tenera, con cui è piacevolissimo stare. Ci vogliamo bene… almeno credo… anzi a sto punto credevo! E tu guarda, è la stessa persona che ora ho messo in difficoltà con le mie fantastiche domandone da ragazzina del liceo. Ma che mi è passato per la mente!”.

Matteo sempre più contrito: “E se la garanzia non copre tutto sto macello? E’ proprio la verità, le rogne sempre nei momenti meno opportuni”.

Allora Laura lo secca: “Matteo!”.

Matteo scatta e dice: “Eh? Che è successo?”.

Laura con occhi lucidi esclama: “Ti prego, non ti flagellare così! Lo so, lo so che non dovevo dirti niente. Ora mi sento in colpa… Dio, mi sento così…”, e mille singhiozzi interrompono le sue parole.

Matteo sempre più incredulo dice: “Ma cosa c’è?”.

Laura singhiozzando: “Oh Dio, mi sento così… così… stupida, ragazzina, sciocca! Sono così ingenua! Lo so perfettamente che il principe azzurro non esiste. Lo so che sono grande per credere alle favole. Non c’è né cavaliere né cavallo bianco né scarpina di vetro…”.

Matteo: “Non c’è un cavallo? Hai perso una scarpa di vetro? Devo fare inversione?”, ripete stupito.

Laura: “So bene anche pensi che sono una sciocca e debole ragazzina, è vero?”.

Matteo rincuorato per la risposta semplice e veloce: “No! Ma che vai a pensare!”

Laura continuando a piangere: “La verità è che.. è solo che… ho bisogno di un po’ di tempo. Ti prego dimmi che mi capisci…”.

Nel silenzio solo i piccoli singhiozzi di Laura. In un lasso di tempo di pochissimi nanosecondi Matteo cerca disperatamente una risposta valida.

Matteo: “Ma certo che ti capisco. Lo capisco perfettamente quello che vuoi dire. In tutta onestà ti dico che sono contento che me ne hai parlato”.

Piena di emozione Laura gli prende la mano e lo guarda con gli occhioni lucidi: “Teo ma veramente lo pensi anche tu? Non lo stai dicendo solo per farmi contenta, vero?”.

Matteo mentre le accarezza il viso timidamente: “Sciocchina, certo che lo penso anche io. Ma per chi m’hai preso…”.

Laura conficca i suoi occhi in quelli di Matteo. Ciò provoca in lui un brivido di inquietudine e il nervosismo inizia a fargli tremare le mani, soprattutto se immagina che lei voglia chiedergli di regalarle un cavallo. Ma lui è uomo e si contiene. E cerca di non pensare che lei possa cambiare idea e gli chieda di tornare a cercare la scarpa che ha perso, spaccandosi Roma per la seconda volta. Tanto con il tempo che ci metterebbe per tornare indietro, quella scarpa da mo che ha preso il volo.

Con uno sguardo pieno di compassione e di gratitudine lei dice alla fine: “Grazie, grazie, grazie Matteo”.

Lui l’accompagna a casa. Una volta in camera si ritrova in una valle di lacrime e si tortura e si scioglie in un pianto fino alle luci del nuovo giorno. Nel frattempo Matteo era tornato a casa con un certo languorino. Arriva in cucina e si prepara bei 150 gr di spaghetti aglio, olio e peperoncino. Accende la playstation e si impegna come un fachiro fino all’alba in “Tomb Rider Chronicles”. E mentre pensa al piede di porco e al kit medico per trovare la strada del letto, ecco che ode una flebile vocina provenire dalle profondità recondite della sua mente che gli dice “Ma sei sicuro che hai sentito tutto quello che ti ha detto Laura. Ma era importante la scarpa che aveva perso? E il cavallo?”. Matteo: “Vabbè, meglio non pensarci ora. Sono proprio stanco. E poi, se fosse stato importante l’avrei capito, no?”.

L’indomani mattina, con i dubbi che le attanagliano la mente, Laura chiama Chicca per raccontarle ciò che era successo. Parleranno per sei ore di seguito facendo la dietrologia dell’accaduto. Scandagliando ogni singolo movimento, accento, accenno, suono, analizzeranno ogni singola parola pronunciata in quella macchina, ritornando su ogni dettaglio facendo l’avvocato del diavolo e arzigogolando tutta la storia. Se ne parlerà per settimane intere. Non basteranno tutti i pomeriggi autunnali e le seratine alcoliche per arrivare ad una conclusione soddisfacente. Ma una cosa è certa: non si annoieranno mai.

Intanto Matteo, libero e leggero come una farfalla nella più beata ignoranza, un giorno, guardando una partita di rugby, candidamente domanda a Luca: “Ma ti risulta che Laura voleva un cavallo per il compleanno?”

EPILOGO: Laura, effettivamente, ricevette un pony per il suo compleanno, evento questo che portò alla rottura delle relazioni tanto con Matteo che con Luca. Matteo e Luca scoprirono di essersi sempre amati ed iniziarono un vantaggioso triangolo con il famoso meccanico. Chicca che aveva un fazzoletto di terra su cui tenere il pony, ne sta ancora godendo i favori…

MORALE: chi è contro l’intercambiabilità dei ruoli, scagli la prima pietra…

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