La nuova Lorena Bobbit, a 15 anni di distanza

Cade proprio in questi giorni il quindicesimo anniversario di un episodio di cronaca che riempì giornali e magazine di tutto il mondo per svariate settimane: parlo del caso che vide protragonista John Bobbit e sua moglie Lorena, che gli recise in un “impeto irrefrenabile” parte del pene.

Penso che sia impossibile non conoscere il nome di Lorena Bobbit, da allora divenuto sinonimo di evirazione, senza contare le numerose citazioni di più o meno illustri cantanti, come Elio e le Storie Tese– “Nessuno allo stadio”-, Caparezza- “La sindrome di Lorena”- e Gem Boy- “Ridammelo Lorena”.

Battute e storielle piccanti si sono sprecate, insomma, tralasciando spesso la reale tragicità della situazione, di una donna portata alla follia da continue violenze, fisiche e psiologiche, che le costarono un aborto e svariati abusi.

La legge la assolse per temporanea insanità mentale, e lo stesso fece con il marito John, che a differenza sua continuò a scontrarsi con la giustizia americana per altri episodi di violenza, ancora una volta carico di donne.

Il caso Bobbit fu uno dei primi scandali con cui si portarono alla ribalta la violenza domestica e l'aborto forzato e Lorena, come si può ben immaginare, divenne un'eroina per tutte le femministe di allora.

La sua vita oggi è completamente diversa: è una madre, una fidanzata, una donna realizzata e impegnata nel sociale, che è riuscita a lasciarsi alle spalle una storia che l'ha perseguitata per lunghissimo tempo.

La sua esperienza di donna maltrattata le serve per aiutare altre donne che, come lei, hanno subito abusi all'interno delle mura domestiche. La sua organizzazione (Lorenas Red Wagon) si occupa, infatti, di raccogliere fondi e di dare loro assistenza, nella speranza di poterle aiutare a non commettere i suoi stessi errori: “Non fatevi mai giustizia da sole, mai!” ha detto in un'intervista, “Datemi retta, questo è il consiglio che vi do, non fatevi giustizia da sole – Questo non è giusto”.

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