Volontarie italiane rapite in Siria, parla il papà di Vanessa Marzullo

Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, fondatrici del Progetto Horryaty di assistenza sanitaria in Siria, sono irreperibili da fine luglio. Il papà di Vanessa parla della figlia in un'intervista

Aggiornamento 13 agosto 2014 - Il rapimento di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due volontarie italiane in missione in Siria, continua ad essere un argomento caldo, visto che delle due ragazze non si hanno ancora notizie. Dopo che la rete ha espresso pareri discordanti sulla bontà delle loro azioni umanitarie, ora é il papà di Vanessa a dire la sua in difesa della figlia e del suo lavoro.

In un'intervista esclusiva a Oggi il signor Salvatore Marzullo ammette di aver tentato più volte di far cambiare idea alla ragazza, preoccupato per la sua incolumità. Ma Vanessa, a quanto dice, é sempre stata certa della sua strada, di voler fare del bene al prossimo e per questo non si é mai lasciata condizionare dai giudizi esterni. Neanche da quelli della sua famiglia.

E a chi dà delle "superficiali" alle due ragazze, il signor Marzullo dice:

Vanessa e Greta non sono ragazzine superficiali. Vanessa é proprio il contrario, é una ragazza profonda che si immedesima nella sofferenza degli altri e non riesce a stare con le mani in mano!

E ai rapitori lancia un appello:

Chi ha fatto Vanessa e Greta prigioniere dovrebbe ricordare cosa erano lì a fare. Volevano il bene e sarebbe un dramma se qualcuno le ripagasse con il male.

La rete lancia insulti alle ragazze: "sono incoscienti"

Aggiornamento 9 agosto 2014 - Ancora non si hanno notizie delle due volontarie italiane rapite in Siria a fine luglio. Invece si sa che parte della rete non risponde con solidarietà alla vicenda, commentando un editoriale de Il Giornale in modo aspro e decisamente fuori luogo. Vanessa e Greta vengono infatti apostrofate in modo becero dal popolo del web, che le giudica "dementi" e "incoscienti" per aver sottovalutato i rischi della loro operazione umanitaria.

I concetti espressi dagli utenti virano tutti su una presunta "leggerezza" da parte delle due ragazze nel giudicare la pericolosità dei territori siriani, tanto da passare letteralmente per "sprovvedute" e impreparate alla gestione di un qualcosa "più grande di loro". C'è addirittura chi, senza alcun ritegno, suggerisce di lasciarle lì, evitando "di spendere i soldi dei contribuenti italiani per pagare riscatti milionari".

E i virgolettati di questo genere si sprecano, mostrando come il web possa essere facilmente aizzato da un articolo che invoglia al giudizio. L'autore del post deve aver preso alla lettera il concetto che il buonismo non paga e la santificazione delle vittime non vende, però probabilmente andava proprio messa in conto una reazione "cattiva" da parte dei propri lettori dando un LA, anche se fioco, per commenti poco edificanti.

È davvero assurdo immaginare che due ragazze di 20 e 21 anni, che hanno messo al primo posto i propri alti ideali, preferendo rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani per fare qualcosa di buono per l'umanità piuttosto che godersi l'estate come i loro coetanei (così rispondiamo anche a chi dice che forse "credevano di andare in vacanza"), possano diventare oggetto di scherno o di giudizi insensibili e meschini.

Senza contare il dramma delle loro famiglie, le quali chiedono giustizia e circolarità di informazioni per raccontare cosa davvero sta succedendo in Siria e perché il lavoro di Vanessa e Greta è così importante e che invece sono costrette a scontrarsi con le opinioni di chi punta il dito e le offende con tale leggerezza.

E giusto per dirne un'altra: ad oggi di quel fantomatico spauracchio dei riscatti milionari di cui tanto si è parlato non si ha notizia. Perciò si mettano il cuore in pace coloro che piangevano il tesoretto statale speso per la liberazione delle ragazze. I sequestratori al momento non hanno avanzato alcuna richiesta. E a noi viene da dire purtroppo.

Rapite due volontarie italiane in Siria, sono irreperibili da 6 giorni

Sono irreperibili da 6 giorni due volontarie italiane in Siria e già si parla di rapimento. Anche se il Ministero degli Esteri mantiene il più stretto riserbo sull'identità delle due donne, da fonti non ufficiali sembrerebbe che si tratti di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, fondatrici del Progetto Horryaty, per l'assistenza sanitaria nelle zone siriane.

La Farnesina fa sapere che le due italiane si trovavano ad Aleppo per seguire alcuni progetti umanitari nel settore sanitario e idrico. Proprio nei dintorni della cosiddetta Capitale del Nord siriana sarebbe avvenuto il sequestro da parte di una banda armata locale fra il 31 di luglio e il primo di agosto.

Le ragazze, di appena 20 e 21 anni, sarebbero arrivate ad Atma lo scorso 28 luglio, a pochi chilometri di distanza dal più grande campo profughi del paese. Già marzo scorso le due volontarie avevano fatto il loro primo viaggio in Siria, tentando un primo approccio con le popolazioni del territorio per capire come avviare il Progetto Horryaty.

La Farnesina ha comunicato che l'Unità di Crisi ha preso contatto con le famiglie delle donne per tenerle in costante aggiornamento circa gli sviluppi del caso. Intanto i servizi di intelligenze italiani si sono già da tempo attivati per reperire informazioni utili a ritrovare e portare in salvo le ragazze.

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Via | Repubblica

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