L'archeologo in Italia è un lavoro precario per donne

L’archeologo è un mestiere duro, faticoso e che impone una formazione universitaria molto lunga e difficile: è un lavoro femminile.

Dobbiamo dimenticarci Indiana Jones e le sue innumerevoli avventure, perché il prototipo italiano di archeologo in realtà è un’archeologa. Le esperte di storia antica sono infatti donne, hanno mediamente 37 anni e lavorano soprattutto per enti pubblici. Attenzione, però, nessuna assunzione: sono libere professioniste a partita iva o semplicemente precarie. Un mestiere così raffinato e di pregio è molto difficoltoso e ovviamente pagato malissimo: lo stipendio annuo, infatti, è di 10.700 euro.

archeologa

A scattare questa fotografia è la Confederazione Italiana Archeologi nell'ambito del Progetto Discovering Archaeologists in Europe (DISCO). Torniamo quindi ai numeri: il 70,79 percento degli archeologi italiani è donna. Dopo però i 40 anni moltissime signore abbandonano l’attività in mancanza di garanzie: farsi una famiglia, essere economicamente autonome, inevitabilmente fa perdere l’entusiasmo per quel lavoro per cui si è tanto studiato.

La maggior parte degli archeologi italiani è concentrata al centro (40,9%, contro il 21,8% al sud, il 18,95% al nord, il 16,5% nelle isole) e lavarono in cantiere. Come abbiamo accennato, il reddito annuo è bassissimo: 10.687 euro l'anno (nel 2010 erano 10.389), ma si può arrivare a 20-21 mila all'Università e al Mibact. I freelance non vanno meglio (14.235 euro), anche se è un libero professionista l'archeologo più ricco d'Italia, con 120 mila euro l'anno. Come sempre ai vertici non ci sono le donne, che rappresentano la base: su 10 dirigenti maschi solo 6 sono femmine.

Via | Ansa

Foto | Pinterest

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