Reyhaneh Jabbari scriveva alla mamma prima di essere impiccata: "Bisogna perseverare fino alla morte per i propri valori"

Le ultime parole di Reyhaneh Jabbari alla madre sono un inno alla vita: ha scelto di credere nei suoi valori e desidera vivere negli altri, donando i suoi organi.

La storia di Reyhaneh Jabbari ha fatto il giro del mondo. Ha commosso, ha fatto sentire le persone piccole e impotenti, ha creato incredulità, perché è una storia impossibile anche solo da immaginare. Reyhaneh Jabbari è il simbolo del coraggio, della forza, di chi ha perso tutto tranne la dignità per se stesso e la voglia di consegnare alle nuove generazioni un futuro migliore. Sabato scorso questa ragazza iraniana di soli 26 anni è stata impiccata per aver ucciso un uomo che accusava di tentato stupro.

Reyhaneh Jabbari

Alcuni attivisti iraniani hanno trascritto una lettera che la ragazza ha dedicato a sua madre. Queste parole sono diventate il suo testamento.

Cara Shole,

oggi ho appreso che e’ arrivato il mio turno di affrontare la Qisas (la legge del taglione del regime ndr). Mi sento ferita, perché non mi avevi detto che sono arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita. Non pensi che dovrei saperlo? Non sai quanto mi vergogno per la tua tristezza. Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papa’? Il mondo mi ha permesso di vivere fino a 19 anni. Quella notte fatale avrei dovuto essere uccisa.

Prosegue poi con molta dolcezza, ringraziando la mamma per la donna che è diventata, nonostante non sia stata un esempio giusto e coerente:

Sei stata tu a insegnarmi che bisogna perseverare, anche fino alla morte, per i valori. Ci hai insegnato andando a scuola a essere delle signore di fronte alle liti e alle lamentele. Ti ricordi quanto hai influenzato il modo in cui ci comportiamo? La tua esperienza però è sbagliata. Quando l’incidente è avvenuto, le cose che avevo imparato non mi sono servite. Quando sono apparsa in corte, agli occhi della gente sembravo una assassina a sangue freddo e una criminale senza scrupoli. Non ho versato lacrime, non ho supplicato nessuno. Non ho cercato di piangere fino a perdere la testa, perché confidavo nella legge.

Infine, le sue ultime volontà: chiare, lucide. Reyhaneh Jabbari non perde la convinzione di essere nel giusto. La morte non è una scelta, ma è l’unica soluzione. E per continuare a vivere, c’è solo un modo: donare gli organi.

Ti lascio queste parole come eredità. Comunque, prima della mia morte, voglio qualcosa da te e ti chiedo di realizzare questa richiesta con tutte le tue forze e tutti i tuoi mezzi. Infatti, e’ la sola cosa che voglio dal mondo, da questo paese e da te. […]Voglio che tu vada in tribunale e presenti la mia richiesta. Mia buona madre, cara Shole, più cara a me della mia stessa vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio cuore giovane diventino polvere. Supplicali perché subito dopo la mia impiccagione, il mio cuore, i reni, gli occhi, le ossa e qualunque altra cosa possa essere trapiantata venga sottratta al mio corpo e donata a qualcuno che ne ha bisogno. Non voglio che sappiano il mio nome, che mi comprino un bouquet di fiori e nemmeno che preghino per me. Ti dico dal profondo del cuore che non voglio che ci sia una tomba dove tu andrai a piangere e soffrire. Non voglio che tu indossi abiti scuri per me. Fai del tuo meglio per dimenticare i miei giorni difficili. Lascia che il vento mi porti via.

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