Tiroide infiammata: sintomi, cause e rimedi

La tiroide infiammata (o tiroidite) è una condizione che può essere generata da più cause. Può essere il risultato di un'infezione batterica o può anche derivare da una condizione cronica dovuta a risposta autoimmune dell'organismo. In quest'ultimo caso il sistema immunitario compie un errore di valutazione e si rivolge contro l'organismo stesso, così i linfociti, anziché attaccare agenti patogeni esterni, attaccano la ghiandola tiroidea.

Anche durante la gravidanza possono generarsi alterazioni della tiroide, in quanto, nei primi mesi, la funzione tiroidea della mamma servirà allo sviluppo somatico del feto, portando la ghiandola ad un lavoro extra. Inoltre, dopo il parto, possono manifestarsi forme transitorie di ipo o ipertiroidismo, che nella maggior parte dei casi recedono nel giro di 6-8 mesi spontaneamente. In questo periodo è bene tenere sotto controllo il problema, onde evitare i classici disturbi quali tachicardia, astenia e sbalzi di umore.

In particolare, oltre alla tiroidite post-partum, ce ne sono altre che causano una ipo-attività della ghiandola e sono la tiroidite di Hashimoto (autoimmune), la tiroidite acuta e quella silente. Inoltre, si può sviluppare ipotiroidismo a causa di utilizzo di particolari farmaci che influenzano la funzione tiroidea, come ad esempio quelli a base di amiodarone, usato per correggere le alterazioni del ritmo cardiaco.

I sintomi dell'ipotiroidismo, sono comuni a ciascuna delle forme suddette e variano a seconda della gravità della carenza ormonale. In generale, in un primo momento si possono notare a malapena: infatti, fatica o lentezza nei movimenti possono facilmente attribuirsi ad altri stati non patologici. Man mano che però il metabolismo rallenta, si sviluppano segni più evidenti, quali aumento della sensibilità al freddo, volto gonfio, pelle secca, voce rauca, aumento di peso, debolezza muscolare, rigidità articolare, livelli più alti di colesterolo nel sangue, capelli ed unghie più fragili.

Inoltre, la stimolazione costante della tiroide, affinché rilasci più ormoni, può portare al classico "gozzo" all'altezza del pomo di Adamo. Questo è, generalmente, il campanello di allarme che fa sospettare le donne di problemi alla tiroide. Le cure, generalmente, consentono al paziente di avere una vita normale, anche se non sono risolutive e si concretizzano nella somministrazione per via orale di farmaci contenenti levotiroxina sodica, un ormone sintetico sostitutivo.

Nai casi di ipertiroidismo, al contrario, si ha un eccesso di ormoni tiroidei nel sangue e tale sovrapproduzione può essere causata da malattia di Graves, gozzo multinodulare tossico, nodulo tossico, consumo eccessivo di iodio, Hascitossicosi (infiammazione associata a tiroidite di Hashimoto) e dosaggio eccessivo di farmaci a base di ormone tiroideo. Anche in questo caso i sintomi diventano più evidenti col peggiorare della condizione. I più comuni sono: eccessiva sudorazione, intolleranza al calore, aumento dei movimenti intestinali, tremori, tachicardia, perdita di peso, diminuzione della concentrazione e ciclo mestruale irregolare.

In più, nei pazienti sopra i 70 anni, possono verificarsi alterazioni del ritmo cardiaco e insufficienza cardiaca. Essendo sottoposta a continua stimolazione e sovralavoro, la ghiandola tiroidea tende ad ingrossarsi, spesso comprimendo la trachea e/o l'esofago, portando così anche a problemi respiratori o di deglutizione. Il trattamento per riportare alla normalità la produzione ormonale dipende dall'età del paziente, dalla sua condizione fisica generale e dalla gravità della condizione.

Le cure sono di tipo farmacologico, con la somministrazione di medicinali che inibiscano la sovrapproduzione ormonale, di tipo chirurgico, con la rimozione parziale della tiroide o con un unico trattamento allo iodio radioattivo: lo scopo è il restringimento della tiroide e la successiva riduzione della sua attività.

Foto | TM News

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