Miss Drag Queen "Perla del Colosseo" 2008: intervista a cuore aperto a Monique de Torbel


Ieri sera, con il Colosseo sullo sfondo, nell'evento condotto dalla fantasmagorica Callisto e in compagnia dell'efebica Eva, è stata eletta "Miss Drag Queen Perla del Colosseo 2008". Perfetta. Capelli corvini. Gambe da pattinatrice. Eleganza felina. Si chiama Monique de Torbel, è la nuova stella del panorama "Drag in erba" della capitale. E' simpatica, intelligente ed estremamente ironica. Nel farmi il suo ritratto, c’è mancato poco che utilizzasse ombretti e pennelli, poi l’ho convinta che la mia penna sarebbe stata sufficiente. Ed ecco, per la vostra curiosità, il resoconto di questo incontro rivelatore (e mai termine fu usato più a ragion veduta...).

“Quando l’abito non fa il monaco ma...”

D. Quando è nata, Monique?
R. ...oooh! E da quando in qua si chiede l’età alle signore?
Io gli anni non li conto, cocca, ma ad ogni modo, sappi che per l’anagrafe sono nata la mattina di Natale del 1960 e dunque, sono anche strega secondo le tradizioni. Quanto a Monique, era “in nuce” che avevo 14 anni, ‘na creatura...

D. E cosa suscitò in te quell’incontro?
R. Beh, fu una cosa molto elettrizzante sulle prime, poi, ovviamente, c’è voluto parecchio tempo per far sedimentare le emozioni, per rodare questa coabitazione interiore ma intorno ai 20 anni, eravamo già affiatate come due sorelle. Oggi, potrei dire che siamo una sol cosa, senza soluzione di continuità. E’ molto bello il nostro rapporto… quando l’una stira, ad esempio, l’altra le racconta gli inciuci della giornata.

D. Quale evento ha risvegliato finalmente la Monique che riposava in te?
R. Già da ragazzino, amavo acquistare capi d’abbigliamento particolari, cose coloratissime e assolutamente osé, anche solo cromaticamente, per l’epoca (primi anni ’80) e per trovarle andavo dal famoso Babilonia. Ma la piena consapevolezza che Monique fosse il mio vero talento, il mio “vai dove ti porta il cuore”, la ebbi in occasione di un carnevale. Avevo deciso di mascherarmi da donna, più per necessità e facilità, visto che gli impegni lavorativi non mi avevano dato modo di trovare un altro costume carino. Ma volevo farlo in modo curato, elegante (ebbene sì, ci tengo molto ai dettagli), e che cos’altro se non un paio di tacchi alti può essere più iconico della femminilità? Fino a quel momento, però, non c’ero mai salito sopra, e dunque nutrivo parecchi dubbi: ce la posso fà? Nun ce la posso fà? Mi decisi. Entrai in un negozio. Chiesi alla commessa il 41 di un decolleté di vernice nera con tacchi a spillo da 12 cm. Quelle scarpe erano – come dire - “demoniache” …almeno fu questo quello che mi disse chi me le vide indossare (Monique accompagna le sue parole con uno sguardo appropriato...). La commessa rideva sotto i baffi, “Beh, perché? Non lo sai tesoro che siamo pieni di donne con i baffi? Ma io sono completamente glabra. Non ci credi? Se vuoi te lo mostro”. Mi alzai in piedi. Trovai il coraggio di camminare fino allo specchio. E nel negozio cadde il silenzio. Sembrava che non avessi fatto altro in vita mia sin dalla nascita, se non camminare sui tacchi alti! Pagai. Orgogliosa della mia improvvisa e improvvisata performance me ne andai, lasciando la commessa nanerottola con la bava verde alla bocca, tié!

D. Ok. Avete un bel vissuto nel privato ... e in pubblico? Come e quando si è affacciata in società? Come è andata?
R. Come ti stavo raccontando cara, la prima apparizione è stata un vero e proprio shock un po’ per tutti. Parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro, chi più ne ha più ne metta. La “prima volta” di Monique è stata durante il carnevale del 1985 e per l’occasione si tramutò in “coniglietta” e riscosse un successo strepitoso! Pensa che rimediò persino svariate avances (poco eleganti, in verità) durante la tradizionale passeggiata notturna per le vie di Roma. Ah, che nostalgia!

D. E dopo quel carnevale che è successo? Che strada ha preso l’evoluzione di Monique?
R. Dopo, devo dire, ci sono stati momenti molto bui ma anche altri molto luminosi, che hanno quanto meno controbilanciato le foschie. Per il solito discorso degli equilibri cosmici, do you know? Se da una parte va tanto bene, c’è sicuramente un parte dove va tanto male.
In verità ho avuto la fortuna di incontrare persone –uomini e donne, biologiche e non- che mi hanno incoraggiato con sincero affetto a portare al ballo delle debuttanti la mia sorellina Monique. In realtà, la consepevolezza e l’accetazione da parte mia erano intervenute molto rapidamente, e se Monique è in qualche modo dovuta rimanere “nel cassetto” per un bel pezzo, è più che altro per via delle vicissitudini della vita di tutti i giorni.
Ma nonostante i problemi di tutti, Monique nel frattempo è cresciuta. Si è perfezionata e ora ha una personalità molto ben disegnata. Ovviamente oltre ad apprezzabili “assets” esteriori (mentre lo dice, nei suoi occhi non leggo la ricerca di conferme, ma una equilibratissima consapevolezza di se’).

D. Ma in concreto, che esperienze vanta, Monique? Cosa sa fare, cosa le piace fare?
R. Senti carina, se vuoi arrivare a dire che Monique non può esporre un curriculum vero e proprio, artisticamente parlando, beh, allora lascia l’onore di farlo dire a me! Una delle mie qualità, o difetto, chiamalo come meglio credi, è la sincerità. L’onestà. La lealtà. Monique sa cantare con la sua voce. E’ intonata. Anche se non può dirsi una professionista. Sebbene oggi professionista non necessariamente è sinonimo di usignolo.
Monique sa cantare in playback, ballicchia discretamente e comunque si muove con grazia, eleganza, malizia in ogni circostanza. Se necessario può arrivare tranquillamente allo spettacolino di “ombre cinesi” con tanto di sottotitoli in lingua originale, e non si troverebbe a disagio nemmeno nell’affrontare uno strip-tease. In passato, sapendo utilizzare le tastiere elettroniche e non, ha cantato in serate di karaoke, ma si è anche esposta individualmente in seratine di piano-bar fatte per gli amici, raggiungendo sempre il fine ultimo: mandare a casa gli intervenuti con il sorriso sulle labbra per le gradevoli ore trascorse insieme e con il desiderio di poterne passare ancora altre. Ha fatto piccole recite per bambini e si è divertita a improvvisare, solo per il gusto di stare in compagnia e farlo, qualche macchietta per adulti. In definitiva, dal punto di vista della disinvoltura, non teme il pubblico o il palcoscenico e tutto questo, senza mai peccare di presunzione o manie di grandezza. Almeno interiormente. Chiaro che poi, se il ruolo lo richiede, può diventare teatrale ed sfrenata quanto vuoi (Monique mi parla con uno sguardo negli occhi che è già una promessa, poi prosegue). ...so pattinare a rotelle e sul ghiaccio, perché come diceva un grande saggio che la sapeva lunga “Impara l’arte e mettila da parte”… che non si sa mai. E comunque tanto da parte non l’ho messa: se le mie gambe sono come sono, lo devo anche alle ore che ogni settimana trascorro in pista ad allenarmi.

D. Ci sono altre competenze o esperienze di cui vuoi metterci al corrente?
R. Un’altra cosa che so fare e mi piace fare, è leggere le carte, le Sibille, una specie di tarocco. Insomma, se torna utile… Drag-Megera? Oui, c’est moi! (i suoi occhi si fanno una fessura indagatrice e carica di mistero). Infine, ho uno spiccato senso musicale, amo particolarmente le orchestre. Sai tesoro quei brani così evocativi eseguiti dalle orchestre condotte da Henry Mancini (noto per la Pantera Rosa, ma non solo, n.d.i), Benny Goodman, Glenn Miller. Ho sempre sognato di vivere la Belle Epoque. Se le cose fossero andate in un altro modo, mi sarebbe piaciuto molto diventare un arrangiatore orchestrale. A vedermi magari non sembra, ma un’Anima delicata viene colpita da sfumature sconosciute ai più. Considera che spesso, ascoltando musica, mi scappa quella lacrimuccia senza nemmeno accorgermene. Comunque, nel mio piccolo, posso certamente dare un contributo di qualità a ciò che occorre per realizzare un numero, di qualunque genere esso sia. Dalla selezione delle musiche al fornire indicazioni precise per una scenografia e via discorrendo. Una breve ma significativa esperienza da ragazza come fotografa di moda ha sviluppato in me anche il senso della composizione, della “fotografia” intesa in senso cinematografico, e mi ha inoltre permesso di imparare a truccarmi, visto che non avevo i soldini per pagarmi un truccatore professionista. Come me la cavo a truccarmi? Beh, facevo il militare e studiavo sui libri di famosi truccatori. Ti racconto un aneddoto. Una notte, durante un noiosissimo servizio di guardia, tirai fuori la troussotta e mi cimentai a farmi un trucco in stile “windy day”. Ero così preso che dimenticai di toglierlo dal viso prima di rientrare dal turno di guardia. Quando, smontai, era già giorno e –date le circostanze- ero abbastanza preoccupato che la cosa fosse visibile, ma feci finta di nulla finché.... finché un compagno d’armi mi apostrofò così: “...ammazza che freddo che faceva da te, stanotte ti ha bruciato le guance!”
Fu per me la conferma che quanto mi ero fatto in viso era molto credibile e così ben fatto da sembrare un regalo della natura, più che un artificio.

D. E per la mise e il trucco di questo servizio fotografico?
R. Le foto di questo servizio vogliono solo essere un riferimento, un’indicazione e credo che mi rappresentino già più che onorevolmente.
Pensi che si poteva fare meglio? Chérie parti da questo presupposto: tutto quello che vedi è stato letteralmente improvvisato in meno di mezza giornata. Quindi sì, hai ragione, si può fare molto meglio. Con tempo e calma miei alleati… non ce n’è per nessuno.

D. Sei così camaleontica?
R. Certo stellina, che credevi? (ride, stupita della mia domanda). Il mio guardaroba è ben fornito, e la mia manualità è un’ottima assistente per realizzare da sola le cosine particolari che mai troverei in giro. E poi, ovviamente, ho i miei piccoli segreti, quanto a fornitori di abbigliamento e accessori. E poi, si sa, una maga Magò non svela mai i suoi segretucci.

D. Non stai dimenticando niente?
R. Sì, hai ragione cocca. Vale la pena di dire che da ragazza progettavo impianti luce per discoteche, e inutile dire che ogni festa in casa sembrava Cape Canaveral (ride divertita). Ora ti faccio ridere sul serio. Diresti mai che nel momento in cui Monique va a dormire, suo fratello si alza e va a fare il progettista software? Ebbene sì, nella vita reale sono un tecnico informatico specializzato in applicazioni internet, sicché so realizzare anche siti web. Ho una approfondita conoscenza del mondo dell’e-mail marketing e di svariate altre diavolerie che possono tornare utilissime. C’è da creare la comunicazione intorno ad un evento? Eccomi qui. Signori, nulla accade per caso. L’avete mai sentito dire? E sempre in questo senso ho collaborato con varie testate giornalistiche-e-non su internet e sulla carta stampata. E quasi tutte erano iniziative “in rosa”. Ma se c’è da spostare due riflettori, da sistemare i microfoni, beh, Monique sa dove mettere le sue belle manine. Chiaro che poi la manicure riporterà tutto al primitivo splendore (assume la classica espressione di sdegnato sussiego, in perfetto stile Betty Boop). Poi tesoro, questa sera ti ho fatto vedere che posso diventare agevolmente una drag scicchettosa, elegante e che sa proporsi con grazia ed ironia alla fotografa, ma all’occorrenza, mi diverte l’idea e la sfida di “essere un’altra”, spaziando dalla Drag-Stellare alla Drag-Biancaneve, dalla caricatura, alla parodia e al sosia. A proposito, più di qualcuno mi ha fatto notare che con il debito impegno potrei rifarmi facilmente a Cher. E tu chérie che ne pensi? (accompagna la domanda accucciandosi maliziosamente vicino a me e sbattendo le strepitose ciglia fucsia che indossa).

D. Insomma, sei una tipa creativa…
R. Sì, la cretinità è il mio forte! (ride fragorosamente) Sul serio. E’ bellissimo fare la cretina, e soprattutto farlo a beneficio del pubblico ricordandogli che la vita, ancorché non proprio semplice, se vissuta con un soffio di leggerezza, si trasforma da pesante fardello in una leggerissima, vaporosa e graziosissima pochette da sera. Non ci credi? La prossima volta che mi vieni a trovare farò la cretina solo per te, ti aspetto cocco. (sbatte di nuovo le ampie ciglia, facendomi vento)

D. Abbiamo parlato di potenzialità, di competenze, della nascita di Monique, ma non mi hai detto nulla sulle tue motivazioni. Sono troppo indiscreta?
R. Ammore, con la tua grazia nel chiedere, puoi chiedermi “tutto” stasera, come potrei non concedermi a te! Prima di tutto: quello che hai visto e sentito è il mio talento, il mio dono di natura e non ho alcuna voglia di gettarlo alle ortiche. Tu, per esempio, hai il dono di sapere tenere in mano la penna. Io in mano so tenere molte altre cose... il microfono per esempio. Perché ridi? A che stavi pensando, birichino? Perché gettare alle ortiche i nostri Doni? (mi fa l’occhiolino...) E per il resto, diciamolo fuori dai denti: un lavoro come questo non lo fai se non sei una vera esibizionista “dentro”. Ed io lo sono e me ne vanto! (sorride orgogliosa di sé) Poi, a dire la verità, non trovo che il mio esibizionismo sia così fine a sé stesso, così egocentrico. E’ bellissimo sentirsi ammirata e desiderata dai maschietti, come pure sentirsi invidiata e presa come riferimento dalle femminucce. E tutto questo l’ho già sperimentato innumerevoli volte. Ma la verità, è che questo è un gioco “win-win”, in cui nessuno ci rimette nulla e in cui tutti ci guadagnano, soprattutto in salute. Io, al termine di una serata, me ne torno a casa coccolata dalle mille attestazioni di apprezzamento, che oltre a riconfermare la mia essenza, mi spronano a “darmi” sempre di più. Mentre a chi mi vede, a chi mi fa una carezza –e poco importa se è lasciva o affettuosa-, a chi ha la ventura di rivolgermi la parola, so di regalare un sogno, un’emozione, ma sempre con ironia e leggerezza. E ti pare poco oggi? Ma se non ti basta, posso andare avanti, eh! (lo dice con un tono che non si capisce se sia una promessa o una minaccia)

D. Come sei arrivata fino a qui?
R. Sai chérie, il mio motto preferito è ormai da tempo immemorabile “Nulla succede per caso”. Chiamala congiuntura astrale favorevole, chiamalo momento magico, ma il fatto è che Monique attendeva da troppo questo momento, e negli ultimi tempi tante situazioni si sono palesate come le briciole di Pollicino a guidarla lungo la strada che arriva fino a noi. Qui. Stasera. Mi viene in mente un’ottima metafora cul...inaria! (ammicca sorniona) Hai presente come si fa la crema, vero tesoro? Dopo aver messo gli ingredienti nella casseruola si mescola, si rimescola, si gira e si rigira. La mano duole e sembra che non stia accadendo nulla. Ma la chimica invece sta già facendo il suo corso, e quando pensi che nulla più possa accadere, puff! Ecco che la crema –magia!- si addensa e si fa bella e pronta per essere goduta da palati delicati e affamati! Ecco, mi piace concludere con l’immagine di Monique-Stecca-di-Cannella, che fa il bagno in questa meravigliosa, morbida, profumata e gustosissima crema.

D. Lancia un messaggio in una bottiglia: che cosa c’e’ scritto nel biglietto al suo interno?
R. Evviva! Finalmente una domanda su cui sbizzarrirmi! Beh, Monique desidera ardentemente il posticino che sicuramente c’è per lei nel mondo delle artiste Drag. Si dice che le donne siano logorroiche, ma per l’occasione, signori della corte, sarò breve e scriverei soltanto: chiAMATEMI!!! Approfitta, tesoro, metti il mio numero in rubrica!.

D. Il tuo nome d’arte che origini ha?
R. Grazie per la domanda! (mi fa la linguaccia). Maddai, sei di Roma anche tu. Pensa un attimo... “Monique de Torbell”... non ti fa venire in mente niente? No? Nemmeno anagrammando? Ok, sveliamo il mistero! Abito a Tor Bella Monica, un popoloso quartiere di Roma, molto vicino ai Castelli Romani, altra mia passione. E così ho giocato d’enigmistica e spirito e ispirandomi al mio quartiere, ne ho tratto il mio nome d’arte.
Suona bene, no? E poi ha una nobiltà tutta sua: come vedi, è scritto con la “d” minuscola. Ma il bello è che Monique concede i suoi favori (una sigaretta, un Martini, n.d.i.) solo a chi riesce anche a “pronunciare” il suo nome con la “d” minuscola (ride, divertita al solo pensiero dell’incauto interlocutore di turno). Vuoi provare? Divertimento assicurato! Come si dice? Noblige Oblesse! Ah no scusa! A forza di giochi enigmistici mi si è allinguata la ‘mbroglia! Volevo dire Noblesse Oblige!

D. vedo che la saggezza popolare ti sta molto a cuore: c’è un proverbio con cui vuoi salutare i lettori?
R. Tesoro, regola numero 1: mai lasciare tutta questa libertà ad una Drag! Non sai quello che può succedere! Ma ormai la frittata l’hai fatta e te la tieni! E il proverbio, quale potrebbe essere se non “L’abito non fa il monaco, ma la Monique, sì!”
(mi guarda come per dire “t’ho fregato”, mi manda un bacetto atteggiando le labbra a cuoricino e scompare ancheggiando, leggera e graziosa più di quando è arrivata...).

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