"Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne", oggi


"Il diritto è una necessità" (
Francesco Gazzoni).

La violenza contro le donne è spesso ignorata e raramente punita. Le donne soffrono enormemente a causa della violenza compiuta nei loro confronti nel corso dei conflitti, all'interno delle loro comunità e delle loro case.

Sabato scorso oltre 50.000 persone hanno sfilato per il centro di Roma, ma oggi 25 novembre ricorre la "Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne".

Questa data, 25 novembre, è stata scelta dal movimento internazionale delle donne in onore delle sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana assassinate il 25 novembre del 1961 perché si opponevano al regime dittatoriale del loro Paese. Il coraggio e la compassione dimostrati dalle sorelle Mirabal hanno fatto di loro delle eroine internazionali e la loro storia è stata scelta per enfatizzare simbolicamente quanto la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani.

Nel novembre 2007 la UNIFEM (United Nations Development Fund for Women) ha lanciato la campagna "Say NO to violence against women", intendendo dimostrare l'esistenza di un movimento globale di persone in continuo aumento, che chiede ai governi di tutto il mondo di considerare una priorità la fine della violenza contro le donne. Chiede che siano attuate le leggi che garantiscano l'accesso alla giustizia e ai servizi per le vittime di violenza, che tutelino i diritti umani e che si eliminino le discriminazioni di genere.

L'UNIFEM si è posto come obiettivo raggiungerre entro oggi 1 milione di firme attraverso la petizione on-line. Le firme raccolte saranno consegnate al Segretario Generale Ban Ki-moon durante un evento organizzato oggi dalle Nazioni Unite a New York.

"I diritti delle donne sono diritti umani. I diritti umani universali non sono diritti dell'uomo".

AkiraZhong: "Quella candela non brucia per noi, ma per tutte quelle persone che non siamo riuscite a salvare dalla prigione, che sono state uccise, torturate, rapite, scomparse. E’ per loro che brucia" (Peter Benenson, fondatore di Amnesty International).

Pochi hanno la fortuna di non subire violenze. Sono proprio quei pochi che hanno la forza di difendere i più.

Ilaria Danesi: "Un sant'uomo dell'antichità dovette abbandonare il suo ritiro appartato per recarsi in città. Chiese la grazia di incontrare subito una persona con la quale discutere di cose sante, per non farsi distrarre dalla confusione del luogo. Ecco che all'ingresso della città vede per prima una prostituta. Perplesso e in difficoltà sotto lo sguardo della donna le chiede perché lo sta fissando. «Io che provengo da un fianco dell'uomo, posso fissare la mia origine, ma tu che provieni dalla polvere del suolo puoi solo guardare in terra»" (Erri De Luca, nella presentazione della mostra fotografica "E noi vi guardiamo… un mondo di donne in cammino").

A volte quello sguardo fa paura, talmente paura da volerlo annientare, ma non è uno sguardo che fa paura agli uomini, bensì a quelli che uomini non sono e non saranno mai.

De Tester: "Donne. O amarle o odiarle. Non c'è via di mezzo" (Nicolas de Champfort).

Se odio e amore sono lati della stessa medaglia, è vero che ancora troppe donne le conoscono entrambi ancora troppo da vicino. Tragica dualità che ai giorni nostri appare ancora più lacerante. Da un lato mai come adesso l'altra metà del cielo è riuscita ad emanciparsi, appropriandosi dei propri spazi, sia in ambito familiare che sociale e lavorativo. Cose che 50 anni fà sembravano impossibili oggi sono considerati dati acquisiti del vivere comune. Non esiste più solo la patria potestà, le donne votano, vengono elette (sebbene troppo poco spesso) a carico di organi di governo, di impresa, di partito. Eppure esiste sempre un odio profondo, sordo, viscerale, acuito spesso proprio dalla sensazione che le donne sfuggano al controllo maschile. Ancora veniamo considerate oggetti, il cui possesso accresce lo status symbol maschile e la cui perdita causa insopportabile senso di sconfitta. Speriamo che non debbano trascorrere ancora molte di queste giornale perchè si veda un vero cambiamento. Abbracci a tutte voi.

Fritha: siamo capaci di grandi cose, noi donne. Ma non sempre siamo capaci di difendere noi stesse. Alzare la voce oggi serve a ricordare quello che è stato fatto a tutte noi sul corpo delle nostre sorelle uccise, stuprate, umiliate, imbavagliate. Ma è solo quando i riflettori si spengono, la notizia diventa stantia, l’indignazione lascia il posto ad un colpevole silenzio, che possiamo – dobbiamo – ricordare che non sempre siamo capaci di difendere noi stesse. Ma sempre possiamo – dobbiamo – combattere contro la violenza sulle donne.

Marina: essere vittime della violenza è entrare in una spirale che ti impedisce di difendeti, di ragionare, di capire che non hai torto tu se prendi cazzotti, pugni, schiaffi. Che non hai torto tu se vai in ospedale a farti medicare e se devi ogni volta mentire e dire che tanto è stato un incidente e che tu sei sempre la solita sbadata. Non è facile riprendere se stesse, la propria dignità, il proprio orgoglio e sbattere la porta e andarsene. Specie se ci sono figli. Chiedi aiuto. La prima cosa che puoi fare è chiedere aiuto. E non alla mamma, alle sorelle, ai fratelli, molto spesso minimizzano e dicono che sei la solita esagerata e che tuo marito ti ama e che vuoi di più dalla vita? Chiama un centro antiviolenza: sono gli unici a capire sul serio cosa ti accade e sanno come aiutarti. Un abbraccio e cerca di volerti bene.

MissBeckyB: ogni giorno tante donne subiscono violenza, una violenza che spesso non è solo fisica, umiliazioni e insulti feriscono come schiaffi, ma non lasciano segni visibili, e forse questo tipo di violenza è ancora più pericolosa, agisce come un virus silenzioso che infetta l'animo e non da la forza di reagire,ci si rassegna e si giustificano questi comportamenti quasi come se si meritasse quanto accade. Per queste donne dobbiamo esserci,bisogna aprire gli occhi e aprirli a loro. Da sole non possono farcela e noi non possiamo permetterlo.

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