BlackPio, le illustrazioni di Valentina Sedda

Valentina SeddaValentina Sedda disegna un mondo da guardare con lo stupore e la meraviglia ma anche con la tagliente critica ammantata di innocenza di cui sono capaci solo i bambini (o chi ha conservato in sé un po’ della propria infanzia) e i suoi personaggi. Ha scelto la grafica e le tinte pastello per tratteggiare sentimenti ed emozioni. Ma insieme alle sue illustrazioni saranno le sue parole a raccontarci chi è e cosa fa.

Da dove viene il nome che hai scelto per le tue creazioni?

Il nome proviene della mia mania per i pulcini neri, mi piace il contrasto tra il fatto che siano piccoli e innocenti ma anche piuttosto cupi.
Da questo è nato il nome Blackpio, dagli opposti, dalla serietà del nero e dalla giocosità dell'imitare verso del pulcino.

Quando hai cominciato a disegnare?

Ho cominciato da piccolissima, le matite colorate erano i miei giochi preferiti. Forse il primo ricordo della mia infanzia è quello dei miei due nonni che, in una serata estiva, temperano per me le matite affacciati alla finestra della mia cameretta. Avrò avuto poco più di 2 anni.

Cosa vuoi raccontare a chi guarda le tue illustrazioni?

Più che raccontare, in chi guarda le mie illustrazioni vorrei far sorgere quelle domande e quei sogni di cui spesso solo i bambini sono capaci. Vorrei che ci si ponesse davanti alla routine del quotidiano per indagarne il significato, per ribaltarla e guardarla sotto nuovi meravigliosi e stravolgenti aspetti. Mi piacerebbe che si andasse oltre la tangibilità delle cose per scoprire il proprio mondo di immaginazione.

Come nasce e cresce un’illustratrice?

Valentina Sedda

Arte e tecnologia oggi sono inestricabilmente legati. Come vivi il mondo tecnologico e come lo concili con l’espressione artistica?

Credo che la tecnologia oggi abbia nell'espressione artistica lo stesso ruolo che ebbero le terre e le erbe nelle pitture rupestri. Il mezzo attraverso il quale esprimere le forme artistiche si è evoluto di pari passo con la storia dell'uomo, quindi ritengo che sia naturale e immediato, in questo momento, utilizzare i computer per giungere alla rappresentazione di noi stessi e di ciò che ci circonda. Per quanto mi riguarda, sono completamente immersa nella rete, rappresenta per me una contaminazione positiva continua.

Credi che il talento sia innato e possa solo affinarsi con lo studio o che si possa invece costruire con lo studio e basti avere qualcosa da dire e imparare la tecnica più giusta per farlo?

Credo che chiunque abbia qualcosa da dire possa imparare la tecnica per esprimersi al meglio. Lo studio e l'esercizio sicuramente aiutano tanto ma, per quanto mi riguarda, è più una questione di sensibilità e di percezione, un saper raccogliere gli stimoli esterni e restituirli reinterpretati. Il vero talento forse non è che la ricerca di una propria coscienza critica.

Raccontaci il tuo mondo di colori in cinque aggettivi.

Onirico, incantato, curioso, universale, immediato.

I tuoi personaggi hanno enormi sguardi puntati sul mondo intorno a loro. È quello che noi viviamo, che guardano e cercano di comprendere, o un mondo alternativo che proponi con i tuoi disegni?

Generalmente, i miei disegni rappresentano l'interiorità che si affaccia sulla realtà esterna e la rielabora. I miei personaggi sono spesso rappresentazioni di me stessa, dei miei stati d'animo e dei miei quesiti. Si potrebbe dire che guardano e cercano di capire ciò che noi viviamo, ma gli attribuiscono un significato consolatorio trasformandolo in una fiaba.

Da dove trai l’ispirazione che ti guida?

Dai sogni, dai ricordi, dal mood e dai testi di un certo tipo di musica (nella immagini in gallery: “War”, remake della copertina dell'omonimo album degli U2; “Maxwell”, racconto a fumetti di “Maxwell's silver hammer” dei Beatles; “Norwegian wood”, disegno delle varie strofe dell'omonima canzone dei Beatles), dai libri, dai film. Più in generale, dalle forme d'espressione.

I tuoi personaggi sono tutt’altro che avulsi dalla realtà umana: esprimono sempre delle emozioni. Sei tu che parli attraverso loro o rappresentano quello che ti circonda?

Sono io che parlo. E' il mio canale d'espressione immediato che non necessita di spiegazioni ma solo di un po' d'empatia.

Un sogno, un incubo e un progetto per il futuro.

Contare sulle mie illustrazioni per mantenermi come free lance, il sogno.
Perdere chi adoro, l'incubo.
Un fumetto, uno shop on-line e il giro del nord Europa, i progetti per il futuro.


Valentina Sedda BlackPio
Valentina Sedda BlackPio
Valentina Sedda BlackPio
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