Rachida Dati rientra a lavoro 5 giorni dal parto e tutti la criticano: ad essere donna si sbaglia sempre

Che essere donne non sia facile lo sappiamo. Che essere donne e lavoratrici sia doppiamente difficile non c'è bisogno di spiegarlo in questa sede. Se poi oltre a essere donna, oltre a lavorare, sei anche donna di potere, ti devi rassegnare: qualsiasi cosa tu faccia si presterà sempre e comunque a valanghe di critiche. Ogni atteggiamento avrà sempre almeno due chiavi di lettura. Come nel caso della chiaccheratissima Ministra alla Giustizia francese Rachida Dati, che dopo 9 mesi di ultra paparazzata gravidanza, ha dato alla luce una bella bambina, e a soli 5 giorni dal parto è rientrata a ricoprire i suoi doveri lavorativi. E in splendida forma peraltro.

Mai gravidanza fu più discussa, mai paternità fu più indagata di quella della pupattola che la Guardasigilli francese portava in grembo. Più lei si ostinava a non voler rivelare nulla della propria vita privata, più nei giornali impazzava il toto-papà (venne fatto anche il nome di Sarkozy). E ora che la bimba è nata, ecco un nuovo terreno di scontro: va bene o no tornare a lavoro a soli 5 giorni dal parto?

Siamo certi che la Rachida non si troverà a dover far fronte a tutti i problemi che assillano ogni donna "comune", e non le sarà difficile assicurare alla propria creatura un'infanzia confortevole senza doversi far venire un esaurimento nervoso per non sapere dove lasciarla mentre lei lavora. Però è anche vero che gli impegni di un Ministro non sono prevedibili come quelli di un'impiegata alle Poste. E' dunque una buona mamma colei che lascia sola una neonata per svolgere il proprio lavoro?

La signora Dati ha scelto di fare così e tutte a darle addosso, a definirla madre snaturata, e ad accusarla di “non allattare”, di “non occuparsi del bambino la notte”, di “recitare la parte dell’uomo”. Francamente mi sembra un pò difficile che le agguerrite femministe possano controllare se la Dati si svegli o meno la notte quando il pupo piange. Meno campato per aria mi pare il ragionamento dal quale discende invece l'accusa di dare un pessimo esempio, fornendo poi la scusante ai datori di lavoro per concedere con più difficoltà la maternità alle dipendenti.

Mi astengo dal pronunciare giudizi su materie nelle quali non ho competenza alcuna, come il diritto del Lavoro francese. Qui il punto non è capire se sia vero o meno. In fin dei conti non mi risulta che un Ministro di governo debba per forza dare il fulgido esempio genitoriale, in Italia ci accontenteremmo che non inanellassero sfaceli uno dopo l'altro nelle materie di loro competenza.

Ma se invece si fosse ritirata a vita privata e avesse abbandonato la sua carica per dedicarsi corpo e anima alla sua tenera figlioletta? Siamo certi che l'opinione pubblica non l'avrebbe tacciata di gettare al vento ogni conquista femminista, tornando al ruolo di mamma e angelo del focolare, dando ragione a chi dice che le mamme non possono intraprendere una carriera soddisfacente? Se lavori sbagli, se non lavori sbagli. Se ti assenti ti faranno le scarpe, se non ti assenti sarai poi sommersa di sensi di colpa per aver dedicato poco tempo ai tuoi figli. Ad essere donna insomma si sbaglia sempre...

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