Diventare anoressica dopo un trauma, le cause e a chi chiedere aiuto

Oggi parliamo di un tema delicato, importante, che purtroppo non sempre viene affrontato nella maniera più corretta ma non per mancanza di interesse o sensibilità, piuttosto per il fatto che spesso non si hanno gli strumenti più giusti per gestirlo.

L’anoressiam infatti, non è un semplice problema con il cibo, ma è un modo di usare il cibo o il digiuno prolungato per ottenere un maggior controllo sulla propria esistenza e per alleviare le tensioni, la rabbia o l’ansia.

Chi soffre di anoressia nervosa (comunemente chiamata anoressia) ha una forte paura di ingrassare: pensa continuamente al cibo e limita le quantità di alimenti assunti, anche quando in realtà è già troppo magro.

La maggior parte delle persone che soffrono di anoressia sono di sesso femminile. Chi soffre di anoressia:

    - È eccessivamente magro in rapporto alla propria altezza,
    - Oppone resistenza quando gli viene consigliato di recuperare un peso normale,
    - Ha una forte paura di ingrassare,
    - Pensa di essere grasso, anche quando in realtà è molto magro,
    - Salta almeno tre cicli mestruali di seguito.

L’anoressia colpisce soprattutto le ragazze e le donne (si stima infatti che una percentuale variabile dall’85 per cento al 95 per cento degli anoressici sia donna), però può colpire anche i ragazzi e gli uomini. La causa non è unica, i disturbi alimentari sono vere e proprie patologie e come tali sono curabili e le loro cause sono sia mentali sia organiche.

Tra i fattori in grado di influenzare l’anoressia vi è sicuramente quello caratterizzato da traumi o fonti di stress. Gli eventi traumatici difficili da gestire o che scombussolano la vita di persone che hanno delle fragilità, o le grandi fonti di stress, di varia natura, possono causare l’anoressia.

Chi è anoressico è molto magro, può ricorrere a metodi estremi per perdere peso, ecco i sintomi più evidenti:

    Costringersi a vomitare,
    Assumere lassativi o diuretici,
    Assumere farmaci dimagranti,
    Rifiutarsi di mangiare o mangiare pochissimo,
    Fare troppo esercizio fisico, anche quando all’aperto il tempo è brutto, quando si è malati o stanchi,
    Pesare ciò che si mangia e fare il conto delle calorie,
    Assumere determinati alimenti in quantità minime,
    Spostare il cibo nel piatto anziché mangiare.

Come si riesce ad uscire da tale situazione? I pazienti anoressici possono guarire grazie all’aiuto di un’équipe formata da medici, nutrizionisti e psicologi.

I medici:

    Aiutano il paziente a recuperare un peso normale,
    Curano i problemi psicologici connessi all’anoressia,
    Aiutano il paziente a superare i comportamenti o i pensieri in grado di provocare il disturbo alimentare.

Con questi tre passaggi è possibile prevenire le ricadute, il paziente riesce cioè a star bene sempre e a non riammalarsi dopo un periodo in cui sembrava guarito. Diverse ricerche suggeriscono che determinati farmaci (come gli antidepressivi, gli antipsicotici o gli stabilizzatori dell’umore) in alcuni casi potrebbero essere utili per i pazienti anoressici. Si pensa che questi farmaci siano in grado di alleviare i sintomi legati all’ansia e all’umore che spesso accompagnano l’anoressia.

Altre ricerche recenti, invece, suggeriscono che gli antidepressivi sarebbero inutili nella prevenzione delle ricadute. In conclusione nessun farmaco si è dimostrato in grado di funzionare al cento per cento nell’importante fase di recupero del peso normale, quindi non è chiaro se e come i farmaci possano aiutare i pazienti a sentirsi meglio. Le ricerche, comunque, sono tuttora in corso.

Alcune forme di psicoterapia sono in grado di risolvere o alleviare le cause psicologiche dell’anoressia: la psicoterapia è anche detta “terapia della parola”, usa diverse forme di comunicazione e mira a modificare i comportamenti o il pensiero del paziente. Questo tipo di terapia può essere utile per curare i disturbi alimentari nei pazienti giovani che non hanno sofferto di anoressia per un lungo periodo.

Il counseling individuale può essere utile per alcuni pazienti. Se il paziente è molto giovane il counseling può coinvolgere tutta la famiglia. La terapia, inoltre, può comprendere i gruppi di aiuto, in cui i pazienti e le loro famiglie si incontrano e condividono le loro esperienze.

Alcuni ricercatori sottolineano che assumere i farmaci e contemporaneamente ricorrere alla psicoterapia specializzata per l’anoressia è più utile rispetto alla psicoterapia da sola: il funzionamento o il mancato funzionamento della terapia, però, dipende dal paziente e dalla sua situazione e sfortunatamente non esiste un unico tipo di psicoterapia che si dimostri efficace per tutti gli adulti anoressici.
Terapia domiciliare

Con la terapia domiciliare il paziente deve essere visitato dai membri dell’équipe medica, in molti casi deve recarsi in ambulatorio periodicamente, ma continua a vivere a casa propria. Alcuni pazienti possono aver bisogno di un’”ospedalizzazione parziale”, cioè si devono recare in ospedale durante il giorno ma alla sera ritornano a casa a dormire.

Infine, in altri casi, il paziente deve essere ricoverato in ospedale per seguire la terapia. Dopo le dimissioni continua a ricevere l’aiuto dell’équipe medica e diventa un paziente domiciliare.
Aiutare un famigliare

Se qualcuno che conoscete presenta i sintomi dell’anoressia, potreste essere in grado di aiutarlo o di aiutarla.

    Cercate un momento e un posto tranquilli per parlare a tu per tu con il vostro amico.
    Esprimetegli le vostre preoccupazioni, siate onesti e dite chiaramente che siete preoccupati perché non mangia abbastanza o perché fa troppo esercizio fisico. Dite che siete in pensiero e che avete il sospetto che questi comportamenti potrebbero essere sintomi di un problema per cui occorre rivolgersi al medico.
    Chiedete al vostro amico di parlare con un medico o con uno psicologo esperto di disturbi alimentari. Offritevi di dargli una mano a trovare il medico o lo psicologo, di fissare l’appuntamento e di accompagnarlo/a dal medico.
    Evitate i conflitti. Se il vostro amico non vuole ammettere di avere un problema, non forzatelo. Ditegli che siete disposti ad ascoltarlo se e quando vorrà parlarne.
    Non fatelo vergognare e non incolpatelo. Non ditegli: “È facile: basta mangiare.”, ma piuttosto: “Sono preoccupato perché non vuoi mangiare pranzo o cena” oppure “Sentirti vomitare mi fa paura.”
    Non proponete soluzioni semplici. Non dite “Smettila, e tutto si risolverà.”
    Rassicurate il vostro amico che voi continuerete ad essere al suo fianco, in ogni caso.

Foto | vebidoo
Foto | retedue

  • shares
  • Mail