Pubblicità sessiste in aumento: più di 400 richieste di censura in sei mesi

Ancora tante le pubblicità sessiste e volgari: ci vuole autodisciplina a livello comunale. È questa la denuncia e l’invito dell’ Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria

Sembra che per vendere un prodotto, che sia un profumo, una padella o delle lamette per farsi la barba, occorra sempre mostrare una bella donna. Possibilmente la donna in questione deve essere sensuale e magari accompagnata da un gioco di parole ironico e dal doppio senso volgare. Sono state 441 le segnalazioni arrivate dall'inizio del 2015 alla fine di giugno all'Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) e circa la metà ha riguardato l'immagine della donna, dando luogo in 10 casi al blocco del messaggio pubblicitario. Il segretario generale dell'Iap, Vincenzo Guggino, ha così commentato:

Molte segnalazioni, inoltre, riguardano la pubblicità su Facebook, ma su quella noi non possiamo agire perché è fuori dal nostro controllo, cosa che peraltro noi non condividiamo. E' importante un'opera di comunicazione e politica affinché i Comuni aderiscano all'autodisciplina. Il passepartout per poter colpire i cartelloni sessisti è il regolamento comunale".

Insomma, lo Iap applica il codice. Ricordate la famosa pubblicità che a Roma sulla via Appia mostra il lato B di una ragazza con la scritta "Rotto? Noi te lo ripariamo": era un negozio di assistenza computer. Nella Capitale sono state messe al bando le immagini del corpo della donna a sfondo sessista, ma c’è sempre qualcuno che fa il furbo.

Da ricordare anche la suora sexy di Napoli fotografata in una pubblicità di abbigliamento: la modella, con il velo e un paio di jeans, non è passata certo inosservata: seno prosperoso quasi scoperto e mani incrociate strette a un rosario.

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