Sei gelosa dell’ex? Si chiama “Sindrome di Rebecca”

Rebecca, la prima moglie
Tormento, assillo, incertezza, dubbio, insicurezza, tutti sinonimi di gelosia, un sentimento molto particolare, che può passare dall’essere dormiente alla furia cieca. E oggi voglio parlarne di una in particolare: la gelosia per l’ex. E' un po' lungo, lo ammetto preventivamente, ma è un argomento che si presta meravigliosamente all'approfondimento. Insomma, ne vale la pena spenderci qualche minuto.

Dunque, un pizzico nei confronti dei suoi amori passati è del tutto naturale e fisiologico, soprattutto se la relazione sta appena germogliando. Di questo piccolo tormento se ne soffre quando una donna in particolare ha lasciato il segno, forse perché molto bella o molto brillante, oppure perché ha condiviso con lui tappe importanti della vita come molti anni insieme o la nascita di un figlio, per il superamento di particolari difficoltà, o per esperienza positive come successi professionali e viaggi memorabili. E’ certo che i casi che riporto sono solo alcuni esempi, ma il discorso può in realtà assumere infinite sfumature.

La situazione però si complica quando questa leggera sofferenza provocata dal confronto (diretto o indiretto) con l'altra, si trasforma in una vera e propria ossessione. Si parla allora di “Sindrome di Rebecca”, definizione derivata dal celebre romanzo di Daphne Du Maurier “Rebecca, la prima moglie” (1938), da cui è stato poi tratto il film omonimo di Alfred Hitchcock (1940). La storia narra che a Montecarlo una giovane dama di compagnia conosce e sposa il ricco vedovo Maxim De Winter. Nella sua dimora a Manderley, in Cornovaglia, il ricordo ossessionante della prima moglie Rebecca, alimentato da un'eccentrica governante, porta la ragazza sull’orlo della follia. E poi… (per rispetto di chi ama scoprire da solo mi fermo qui, la definizione nasce da questa vicenda).

Da varie ricerche e approfondimenti di psicologia salta fuori che una simile condizione può innescare una forma di gelosia così tormentosa, per sé e per l'altro, da impedire un’equilibrata crescita del rapporto di coppia, indipendente e senza macchie. Così facendo, insomma, si trasforma l'ex in un fantasma che aleggia minaccioso. Ancor peggio la si fa diventare una figura onnipresente e che assume un ruolo di primo piano, ma che in verità non le compete affatto. In conclusione, fa sì che la coppia venga limitata nella spontaneità. E tutto questo, come una goccia che scava la roccia, avvelena l’amore e frena la sua conquista, che proprio perché nuovo è puramente unico.

I motivi che possono mitizzare la precedente compagna, e che portano a temerne l'influenza sul partner, possono essere diversi: la poca autostima che sfocia in complessi di inferiorità nonostante le rassicurazioni del compagno e le sue tangibili prove di amore, attenzione e fedeltà. Oppure può dipendere anche da componenti familiari, tipo cognate, suocere, parenti o amici che hanno la tendenza, più o meno consapevole, a perpetuare il ricordo della vecchia fidanzata, esaltandone doti e caratteristiche e alimentando, di conseguenza, rivalità e gelosie.

Ma attenzione! Quando però è il compagno a non esser riuscito a staccarsi completamente dalla storia precedente (magari portando qualche esempio di lei, lasciandosi influenzare dalle esperienze fatte con lei tenendo a ripeterle senza cercare modalità diverse e più consone alla personalità ed ai gusti della nuova compagna), la figura dell’ex detiene un potere enorme e può diventare realmente una minaccia. L’ombra di lei copre sì il sole alla coppia, e se lui non cambia atteggiamento, i due inizieranno a vivere una sorta di rapporto a tre, il più delle volte logorante solo per la nuova arrivata.

E' verissimo che le esperienze sentimentali precedenti contribuiscono sicuramente a formare la personalità ed il modo di essere, ed infatti la scelta dei nuovi partner dipende proprio dalla personale storia affettiva, che non può essere taciuta. Chiudersi nel silenzio assoluto rispetto al passato è solo controproducente, e azzardo anche piuttosto stupido e insensato. Se il sentimento è vero, se c'è sincerità, se c'è spontaneità, perché non raccontare all'altro? Non farlo fa nascere dubbi nell’altro e incertezze che possono sfavorire la nascita e la crescita di una relazione appagante, e per la quale porre solide basi.

Buon senso vorrebbe che si integrassero e armonizzassero le esperienze reciproche nella nuova storia. Perché mettere in comune il proprio passato sentimentale, raccontando di vecchi amori, è un passo inevitabile ed importantissimo nella costruzione della relazione e dell'intimità del proprio partner. Da un lato arricchisce e completa la reciproca conoscenza, dall’altro permette di capire e superare determinati ostacoli dell’esperienza precedente. E’ un passaggio obbligato per affrontare un percorso scelto insieme e che mette al centro del mondo la nuova coppia.

Non discutendo il sentimento provato, di cui però - a volte - non basta il solo pensiero o le decisioni arbitrarie di deciderne il modo e la quantità, misura delle parole e delicatezza, prudenza e rispetto della sensibilità dell’altro sono il semplice segreto che può aprire nuovi orizzonti a tutti coloro che decidono di vivere un pezzo di vita insieme.

E voi, cari lettori di Pink, che rapporto avete con il passato del vostro compagno? Ne parlate tranquillamente, evitate l’argomento, è un problema…?

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