Maternità surrogata: la GPA e il nuovo cliché di famiglia allargata

Di famiglia allargata non ne esiste un solo tipo. Soprattutto da quando la maternità surrogata è entrata nel nostro dizionario. Facciamo qualche riflessione

Cicogna

Modernità è una parola che ha mille e più sfaccettature. Identifica i tempi che sta vivendo la società contemporanea, ma riflette anche tutti i cambiamenti di cui quest'ultima è protagonista, a partire dalle mode fino ad arrivare ai concetti.

Se un trentennio fa, ad esempio, avessimo parlato di famiglia allargata in Italia, il pensiero sarebbe immediatamente andato alle coppie scoppiate e con prole, pronte a ricostruirsi una nuova famiglia con altri compagni.

Due mamme, due papà per ogni pargolo, più fratellastri e sorellastre con cui litigare, condividere la quotidianità e dividere la paghetta settimanale.

Oggi il concetto di famiglia allargata ha assunto un significato del tutto nuovo. Magari non perfettamente "cucibile" al suo significante originario, ma senza dubbio utilizzabile per assonanza.

Padre con bambino

Solo pochi giorni fa parlavamo di maternità surrogata, ponendoci il problema su quanto il nostro paese fosse pronto ad accogliere questa possibilità. Oggi riprendiamo l'argomento e lo facciamo in occasione dell'8 marzo non a caso, visto che fino a prova contraria la gravidanza è un affare da donne.

Innanzi tutto apriamo una piccola parentesi sul termine surrogacy, che di fatto identifica una dualità di situazioni che vanno spiegate. Quando parliamo di maternità surrogata facciamo infatti riferimento sia a quella tradizionale sia a quella gestazionale.

La seconda è la GPA classica, ossia il trasferimento dell'ovocita fecondato con materiale genetico appartenente ai futuri genitori in una "mamma ospite", la quale porta avanti la gravidanza per conto di questi ultimi.

La prima identifica invece una situazione diversa, in quanto il donatore è solo uno, l'uomo, mentre l'ovulo fecondato in vitro appartiene alla madre surrogata, con la conseguenza che il nascituro avrà anche il suo DNA. E da qui l'estensione del concetto di famiglia allargata.

Manina di bimbo

La parentesi con distinzione era dovere di cronaca, ma in verità la gestazione per altri non riceve consensi in ambo i casi, toccando le corde dell'etica, della religione, della giustizia e dei limiti della scienza. E puntando anche un po' il dito contro quelle donne, attive o passive, che imboccano questa strada.

Da quando il referendum del 2005 in Italia ha tirato fuori dal calderone il tema della procreazione medicalmente assistita, il Belpaese si è ritirato sul cocuzzolo della montagna a meditare se fosse realmente giusto associare il miracolo della vita ad una provetta. Oltre che ovviamente scandalizzarsi quel tanto che bastava per la "blasfemia" dell'eterologa.

Gli esiti elettorali ormai sono storia passata (tanto meditò l'Italia che ai seggi vinse l'astensionismo), mentre i temi legati ai quesiti del referendum hanno continuato ad essere oggetto di discussioni che durano da un decennio.

Gravidanza

In tutto questo la donna che ambisce ad essere mamma in maniera non naturale continua a beccarsi le stoccate da parte di una società che non è ancora pronta ad ammettere che il desiderio di maternità tutto può essere fuorché un capriccio (a tal proposito vi consiglio di leggere il libro Naturalmente Infertile, alle cui autrici Pinkblog aveva dedicato un articolo).

Si sente spesso giudicare male le donne che intraprendono la strada della fecondazione in vitro, sia essa finalizzata ad una gravidanza da portare a termine personalmente, sia con surrogacy.

Svelo un segreto, in quest'ultimo caso una donna che si affida a tale metodologia per procreare non ha niente a che vedere con le aspirazioni visionarie del dottor Frankenstein del film di Mel Brooks! Secondo le statistiche si tratta di persone che hanno subito interventi di isterectomia, convivono con problemi all'utero che rendono loro impossibile una gestazione o si trovano in situazioni cliniche per cui una gravidanza sarebbe rischiosa.

Coppia lesbo

Poi ci sono quelle coppie meravigliose formate da due lei o due lui, pronti a dare tanto amore ma a cui lo stato non consente di adottare perché non riconosce in essi la famiglia ideale per crescere bene un figlio. E in questa casistica rientrano anche coppie etero in cui uno dei due ha determinati problemi di salute.

La surrogacy viene demonizzata insieme a chi la sceglie, ma può una società che pensa ancora che le ragazze con le gonne corte meritino di cacciarsi nei guai, ergersi a custode di una presunta moralità, quella che mette i paletti quando la scienza "sconfina" nei compiti del Creatore?

Lo scrivo maiuscolo così forse arriva meglio: MA PER FAVORE. E ben venga qualunque tipo di famiglia allargata se fa felice ogni suo componente.

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