Ma un sexy shop... che cos'è?


Ma cos'è un sexy shop? Luogo proibito, peccaminoso, dove le donne immaginano (e non entrano) e gli uomini imperversano? Macchè. Però, confesso, per molto tempo anche io avevo quell'idea. E così un giorno con un'amica che mi aspettava fuori, ne cercai uno alla periferia di Roma. Cartello nascosto tra gli alberi, senza disegno o indicazioni chiare, era il sottoscala di una villetta in campagna dove un uomo barbuto e imbarazzato vendeva (senza scontrino fiscale, ovvio) toys rudimentali e contro ogni norma CEE. Gomma e della peggiore qualità. Erano soprattutto vibratori, rosa carne, con un coperchietto alla base che si svitava e lì venivano inserite le batterie. Attenzione durante l’uso, mi disse arrossendo, che si può svitare. Io uscii pagando la bellezza (nel 1993) di 25 mila lire. Un’enormità.

Oggi che passeggio per Roma mi sento veramente una pioniera. Una veterana e una “nonna” del sexy shop. Le ragazze entrano liberamente, chiacchierano, chiedono, scelgono, soppesano, confrontano. Ridono, soprattutto si divertono. E poi c’è solo l’imbarazzo della scelta.

A Roma, per esempio, ve ne sono almeno 3. L’Alcova di piazza Cesarini Sforza, vicino Lungotevere altezza San Pietro, dove l’eros è fetish di gusto inglese. ZouZou in vicolo della Cancelleria, dietro piazza Navona, molto burlesque parigino, e Misty Beethoven, lussuosa boutique decò dove l’eros è a metà strada tra il liberty e l’orientale. A voi l’ardua scelta. Si dispensano consigli.

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