Violenza sulle donne e cyberbullismo, ecco come la rivoluzione 2.0 alimenta il femminicidio

Il cyberbullismo alimenta la violenza di genere. Anzi, ne diventa una forma sottile e strisciante. Qualche riflessione alla luce di questo 25 novembre

Violenza donne cyberbullismo

Ci siamo, il 25 novembre è arrivato, a questo giro tristemente coincidente con il più "interessante" Black Friday, ma sempre e comunque una delle poche occasioni per parlare in modo un po' più concreto e meno astratto di femminicidio, approfittando della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Sarebbe bello, a distanza di 17 anni tondi dalla sua istituzione, poter esordire dicendo che il problema è andato via via ridimensionandosi fino quasi a sparire, ma purtroppo le impietose notizie che appaiono sui media sono tutt'altro che confortanti e certamente non lasciano sperare che il fenomeno possa risolversi in tempi brevi.

Anzi, a giudicare proprio da quello che si sente e si legge in giro, la violenza di genere sembra che si sia anche "evoluta" in forme più striscianti e inattese. Il riferimento va in questo caso al cyberbullismo, che tratteggia non solo nuovi tipi di scenari ma anche nuovi carnefici.

A non mutare sono invece le vittime (il 70% sono di sesso femminile), per lo più sotto i 19 anni. Questo dicono i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, che mette anche in guardia su altri aspetti allarmanti.

Uno su dieci di coloro che subiscono questa forma di violenza 2.0 tenta il suicidio, mentre la metà confessa di aver praticato autolesionismo. La quasi totalità afferma di aver vissuto o di vivere ancora disturbi depressivi. Una piccola ecatombe che va a colpire una fascia anagrafica fin troppo tenera e che per questo fa decisamente orrore.

A far accapponare ancora di più la pelle è poi il binomio cyberbullismo/revenge porn, in quanto le vittime di gogna multimediale e social vedono il più delle volte messe in pubblica piazza foto e video intimi, momenti di vita privata che con tanta leggerezza vengono sbandierati con l'intento di creare senso di vergogna.

Solo due mesi fa era balzata agli onori della cronaca nera la storia di Tiziana Cantone, che ha vissuto l'inferno dopo che in rete e su siti hard avevano iniziato a circolare alcuni video hot che la vedevano protagonista.

A renderli pubblici l'ex fidanzato, vero galantuomo, fautore della sua personale vendetta porno. Peccato che la sua bravata sia costata la vita a Tiziana, che non ha retto agli asfissianti giudizi della gente che la appellava come poco di buono e si è tolta la vita.

Esattamente come tre anni prima aveva fatto Carolina Picchio, allora 14 anni, fatta ubriacare e poi stuprata in gruppo da sette ragazzi, di cui sei minorenni, i quali avevano ripreso tutto con il telefonino, mettendo in rete le immagini.

Lo sconforto, la vergogna e il dolore hanno portato Carolina a lanciarsi giù dal balcone del terzo piano della casa di suo padre. Il branco è stato indagato per violenza e istigazione al suicidio ma ha pagato solo il soggetto maggiorenne al momento dello stupro, che se l'è cavata patteggiando per un anno e 4 mesi di reclusione.

È cyberbullismo, quello più oscuro, anche quello che lo scorso marzo ha visto una 17enne riminese filmata e sbandierata su whatsapp dalle sue amiche mentre un ragazzo abusava di lei nel bagno di una discoteca. Il tutto mentre la vittima era ubriaca e in stato di semi incoscienza.

In questo caso la violenza fisica ha visto come protagonista il solito orco, con però due aggravanti. Una, la totale complicità di quello che doveva essere il branco di lei, il quale non si è mosso per difenderla ma anzi ha lasciato che divenisse preda facile. Due, la mercificazione dello stupro, divenuto moneta di scambio per un po' di popolarità fra la propria cerchia di contatti.

Il problema di fondo? La maleducazione, nel senso proprio di educazione sbagliata o del tutto assente nei confronti di ciò che è davvero sacro, il rispetto per la vita umana.

I genitori, la scuola, la società dovrebbero solo impallidire e agonizzare dinanzi ad errori di giudizio e di azione così madornali da parte dei propri giovani. Siano essi orchi e siano, a maggior ragione, donne incapaci di giudicare immorale, cattivo e pericoloso un comportamento che anziché tendere la mano ad una simile in difficoltà, porta a stringere di più il cappio intorno al suo collo.

Il cyberbullismo e il revenge porno sono forme di violenza di genere a tutti gli effetti. Uccidono, marchiano a fuoco, portano all'autoesclusione dal tessuto sociale di chi ne è vittima, entrano a gamba tesa nella vita delle persone cercando talvolta di privarle del sacrosanto diritto anche ad essere compatite, gettando fango sul loro nome.

Accade ai nostri teen agers e noi troppo spesso stiamo a guardare. Facciamo un favore a tutti, non approfittiamo degli sconti del Black Friday per comprare ai nostri figli l'ultimo modello di smartphone oggi. Prima di dare loro in mano un mezzo di potenziale distruzione forse prima è il caso di accertarci che ne conoscano gli effetti collaterali.

Parliamo piuttosto con loro. Perché comunicazione, indignazione ed educazione forse non bastano a risolvere tutti i problemi del mondo, ma certamente contribuiscono a renderlo un posto migliore.

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