Giornalista irano-americana arrestata a Teheran rischia la pena di morte per spionaggio

roxana saberiRoxana Saberi è irano-americana d’origine ma è formalmente una cittadina americana, giornalista della BBC che da sei anni lavorava in Iran per conto di alcuni media nazionali americani. È stata arrestata con l’accusa di spionaggio senza alcun’altra reale ragione se non il fatto che stava lavorando su territorio iraniano con il tesserino da giornalista scaduto e dunque senza un’autorizzazione che ne formalizzasse la sua presenza lì (alcune fonti parlano di un ritiro del tesserino da parte delle autorità locali).

La giornalista, trentunenne ed ex-partecipante di Miss America, è attualmente detenuta a Teheran e rischia la pena di morte. L’apprensione del governo americano è alta, anche perché un episodio simile mina i rapporti già precari tra USA e Iran.

Il resto del mondo, e in special modo la metà femminile, si indigna per questioni assai meno politiche e assai più umane: una giornalista, se donna, non può svolgere il proprio mestiere in certi paesi senza rischiare l’arresto e la pena di morte con pretesti ai limiti dell’assurdo.

Se consideriamo che negli stessi giorni, nello stesso paese che si professa all’avanguardia nel rispetto della donna nel panorama dei paesi islamici, è stata arrestata un’attivista per i diritti femminili, Khadihieh Moqadan, il quadro si fa fosco e ma al tempo stesso tristemente chiaro.

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