Un'americana a Roma, anzi, due

Athomerome.blogspot.comGironzolando per la Rete sono capitata sul blog di American Girl in Italy, alias Sara, un'americana in Italia con la passione per l'uncinetto. Tramite lei, ho scoperto anche il blog di Shelley, At Home in Rome, anche lei americana, emigrata a Roma, con una vero amore per il Bel Paese. Incuriosita, ho deciso di contattare Sara e Shelley per capire com'è essere "un'americana a Roma" (e a Bergamo), com'è stato l'impatto con gli italiani e quali differenze hanno notato di più tra il nostro paese e il loro. Ecco ciò che mi hanno risposto, tra esilaranti aneddoti di gaffe, degustazioni di gelati e pizze e l'incontro con l'amore della loro vita.

Da quanti anni vivi in Italia e dove abiti?

Sara: Vivo in Italia da 5 anni, e sto in una piccola città fuori Bergamo.

Shelley: Questo è il mio sesto anno a Roma. La prima volta sono arrivata il giorno dopo che la Roma vinse lo scudetto! Rimasi un mese, poi quando ho visto che non bastava per imparare la lingua (e anche per il fatto che ho incontrato l’uomo che sarebbe diventato mio marito il primo giorno) sono tornata in America per 5 mesi per risparmiare i soldi, e sono tornata definitivamente a dicembre del 2001.

Cosa ti ha portato in Italia? Da dove ti viene la tua passione per questo Paese?
Sara: Ho incontrato il mio attuale marito (ndr italiano) a un matrimonio alle Hawaii. Suo fratello ha sposato la mia migliore amica. All’inizio abbiamo intrattenuto una relazione a distanza andando vanti e indietro, finché ho deciso di trasferirmi in Italia per stare con lui. Un anno dopo ci siamo sposati.

L'Italia era per te solo una meta di vacanza o avevi già pensato di poterci vivere un giorno?

Shelley: E’ iniziata come una vacanza vacanza, la tipica vacanza per "trovare me stessa", dato che in america non mi piaceva niente della mia vita all'epoca, ne’ il lavoro, ne’ la vita sentimentale, ne’ il posto dove vivevo (Phoenix). Quando ho visto quanto mi piaceva Roma, non avendo nessun legame in America che mi trattenesse, ho deciso di provare a rimanere per più tempo. Quando sono tornata mi sono data una "scadenza" di sei mesi per vedere come sarebbe andata. E sono ancora qui.

Hai veramente incontrato tuo marito il primo giorno che sei arrivata? Com'è andata?

Shelley: Sì, è così. L'unica persona che conoscevo in Italia era un ragazzo che si chiama Matteo, uno studente di ingegneria che ho incontrato su Internet per praticare l'italiano. Ci siamo "incontrati" in 1998 e ci siamo scritti email per più di due anni. Quando sono arrivata a Roma, lui è venuto all'aeroporto con la sua ragazza per darmi un passaggio al mio alloggio. Purtroppo il posto faceva talmente schifo che loro mi hanno portato da loro a l'Aquila, con l'idea di tornare lunedì per cercare un altro posto (cosa che ora mi rendo conto è più o meno impossibile a Roma... ma a volte l'ingenuità è un vantaggio). Quando il lunedì siamo tornati, Matteo mi ha presentato suo cugino Alessandro, nato e cresciuto a Roma, che si era offerto di darci una mano a cercare un alloggio per me. Ale è il famoso futuro marito. Adesso dopo sei anni, siamo sposati da 3 giorni! ;-)

Quali sono state all'inizio le maggiori differenze che hai notato con la vita negli States?

Sara: Le strade sono così piccole! Haha
La sfida più difficile per me è stata la lingua, ma al di là di quello il fatto che in Italia i negozi chiudono dalle 12.30 alle 15.30/16.00. Mi fa impazzire! Haha
Ah e poi il fatto che i ragazzi restano a casa dei genitori fino al momento in cui si sposano e alcuni restano anche dopo le nozze. In America siamo fuori di casa a 18 anni e mi sembra che siamo più indipendenti.
Un’altra differenza poi è che ho l’impressione che agli italiani piaccia discutere di tutto. Tutto. E si scaldano anche per le cose più piccole. E’ una differenza culturale divertente.

Shelley: Il livello di attività fisica nella vita quotidiana, e il modo di mangiare più sano, più equilibrato. Per esempio la mancanza di una vita "vissuta" in macchina fa una differenza notevole. In America durante la mia pausa pranzo a lavoro, ora mi vergogno a dirlo, mi mettevo in macchina, andavo a uno dei tantissimi fast food con "drive thru" , ordinavo qualcosa, la prendevo allo sportello dalla macchina, la mangiavo durante il "viaggio" di ritorno, e buttavo tutto prima di risalire alla scrivania in ufficio. Quando mi sono trasferita qua, anche se non sono mai stata veramente sovrappeso, ho perso immediatamente circa a kg, giusto per il fatto che camminavo ovunque, non bevevo più Coca Cola ma acqua, e non mangiavo più nei fast food.

Ho notato anche una differenza nella "velocità" della vita. Ho visto che gli italiani hanno più pazienza, solo dopo ho capito il perchè: è dovuto al fatto che qua nessuno ti facilita la vita come in America, dipende da te se le cose vanno o non vanno, mentre in America normalmente basta chiedere qualcuno di sistemarti qualcosa ed è fatto. Gli americani secondo me sono alla ricerca della prossima novità, e abbiamo una cultura che ci spinge a comprare tante cose a volte completamente inutili. Qua ho cancellato tutti i miei debiti e ho imparato che vivere con meno "roba" mi ha ridotto notevolmente il mio livello di stress.

Hai qualche aneddoto di culural clash tra USA e Italia?

Shelley: Tante gaffe... per esempio, giravo con tanti amici (ragazzi) italiani all'inizio e ho imparato che quando dovevano andare al bagno, dicevano "Vado al cesso". Allora pensavo che cesso fosse il modo più corretto per dire bagno. Quindi quando ho fatto l'importante "primo incontro" con la mia futura suocera, tutti mi hanno detto, "Mi raccomando, perché gli italiani non presentano una ragazza alla mamma a meno che non sia una persona molto importante per loro, quindi, fai bella figura...". Così, quando è arrivato il momento in cui dovevo andare al bagno, ho detto: "Mi scusi signora, ma dov'è il cesso?". Ora non ci posso credere ma all'epoca imparavo un po' "per strada" e non mi rendevo conto di quello che stavo dicendo.
Poi un'altra volta qualcuno mi ha chiesto a pranzo se in America abbiamo il parmigiano. Contenta di aver capito, ho cercato di rispondere in modo perfetto: "Sì, abbiamo il parmigiano. Solo che in America non è così fresco come qua. Ci sono tanti... tanti... um... preservativi". (Pensando a "preservatives" in inglese, che vuol dire conservanti). Managgia... penso che tutti gli americani hanno fatto quest'errore prima o poi.
Per shock culturale però, solo poche differenze... "copriti bene" ... mamma mia ancora me lo dicono tutti, abbiamo due visioni diverse del fare freddo...

Sara: Una delle mie storie preferite è quando mio marito ed io abbiamo deciso di comprarci una casa nostra. Al tempo vivevamo con i suoi genitori, ma io volevo essere più indipendente. Così una sera mio marito ha annunciato la cosa ai suoi, e speravamo che suo padre potesse darci una mano con l’anticipo. Durante la cena però, mentre mio marito gli diceva che avevamo trovato una casa che ci piaceva, suo padre si è messo a urlare e a gesticolare dicendo cose che non capivo. Ho immaginato che non l’avesse presa bene e che si fosse arrabbiato. Allora mi sono un po’ buttata giù perché ci speravo.
La sera dopo cena ho chiesto a mio marito cosa aveva detto suo padre e lui mi ha detto che era felicissimo per noi, che l’indomani sarebbe andato alla banca per i soldi e che era meraviglioso!
Ero così sorpresa che mi è venuto da ridere. La mia famiglia italiana è così diversa dalla mia famiglia americana, non avevo idea che agitarsi e urlare potesse essere una cosa positiva!

E' stato facile integrarsi (amici, lavoro, vita quotidiana)?

Shelley: No. Fare amici è molto difficile, anche quando hai un ragazzo italiano. Gli altri stranieri sono transitori, cioè vengono e vanno via spesso, e spesso non sono persone stabili che stanno cercando di costruire un futuro qua. Il lavoro è quasi impossibile, se non vuoi fare l’insegnante di inglese per il resto della tua vita. Per fortuna sono riuscita ad ottenere un permesso di soggiorno con la sanatoria del 2002, ma per gli altri americani è impossibile senza sposarsi. Nella vita quotidiana, imparare la lingua è una cosa che va molto piano. Devi avere tanta pazienza. Non devi prendere niente sul personale. La gente nei negozi non è che ce l'ha con te, è un modo da fare qua a Roma, e bisogna abituarsi al fatto che "customer service" quasi non esiste qua.

Sara: Non ho trovato facile farmi degli amici qui, ma forse è anche un po’ colpa mia. Ci ho messo tanto tempo a imparare l’italiano e non esco poi così tanto. Non ho sconosciuto molti italiani, più espatriati come me, americani e canadesi. Molte delle donne italiane della mia età hanno figli per cui non hanno molto tempo per altre cose.

Cosa ti piace dello stare in Italia?

Shelley: Il cibo, i legami fra amici e famiglia, la bellezza, la mentalità, il modo di godersi la vita, qua c'è un equilibrio fra lavoro e divertimento che non ho trovato in America.

Sara: Mio marito! :OD Mi piace non dover lavorare, mi piace la mia vita qui. Non co se ci sono cose qui che mi piacciono più che a casa. Mi piace poter viaggiare in giro per l’Italia e per l’Europa, vedo tante cose bellissime.

Tre cose che, se tornassi in USA, ti mancherebbero di più dell'Italia

Shelley: Lo humour dei romani, il modo di scherzare, l'atteggiamento, anche se a volte è un po' pesante, mi piace tanto lo spirito romano.

Sara: Mi mancherebbero i miei suoceri, le scarpe stupende, la pizza fantastica (specialmente a Napoli!) e ovviamente il gelato!
Non mi mancherebbe il traffico, che abbiamo in abbondanza anche negli States, e l’immondizia e i graffiti. L’Italia è un paese così bello è un peccato che tanti ragazzini non lo apprezzino.

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