Ma chi sono questi Drag King?


Ve lo ricordate quello splendido film che vedeva un'altrettanto splendida Julie Andrews, travestita da uomo? Era il 1982 e la pellicola era "Victor & Victoria", regista Blake Edwards. La storia è semplice ma lievemente piccante: una coppia di amici (un lui in odore di gay, una lei leggermente androgina) squattrinati ma talentuosi, decidono di fare uno spettacolo in coppia e lei si traveste da uomo. L'abbinamento è quantomai ambiguo e pizzicoso: lui sembra una donna vestita da uomo, lei è talmente perfetta da sembrare un uomo femminilizzato. Insomma, quando la confusione diventa arte.

Ecco, i Drag King sono questo. Sono donne in odore di omosessualità (molte, ma non tutte), che si vestono da uomo e che cantano, ballano, recitano. I drag king, dopo una certa difficoltà ad arrivare a casa nostra (per pregiudizi, lentezza, altro...) oggi entrano ufficialmente nella storia della cultura italiana: un video su di loro è stato selezionato nel 2008 al London Transgender Film Festival, al Florence Queer festival a Firenze e all’IDKEx Film Festival a Boston.

Attenzione: si scrive un drag king e non una.

Quando saliamo sul palco siamo uomini, e io di fronte alla platea mi presento così: doppiopetto, camicia immacolata, cappello a cilindro. Inappuntabile. Irresistibile. Un dandy. Lavoro e dolore. Le donne che si avventurano nei panni di un drag king si sottopongono a rituali di ore quasi torturanti. Per prima cosa si procede al binding, cioè la fasciatura del seno. Per fare questo occorre essere in due: una tiene le braccia alzate, l'altra le avvolge il torace con una fascia elastica, di quelle che si usano per assottigliare il busto. Il seno deve sparire, rientrare, diventare un ricordo. Fa male? Sì, fa male, lo confermano tutte. Una volta che il torace è piatto e la fasciatura concede persino un’idea di muscolo pettorale, non resta che esercitare la voce, tentando di abbassarla il più possibile, e imparare a camminare e a gesticolare come un uomo. I primi tempi, racconta Julia in arte Julius, è stata dura: non riusciva a ricavare un pene posticcio con gli strumenti a disposizione.


E aggiunge: "Da quando ho imparato e assorbito gli stereotipi maschili, mi sento più femmina. Strano vero? Studiare il linguaggio del loro corpo mi fa capire il mio, perché afferro la differenza. Quando il travestimento è finito, ci chiediamo imbottita al punto giusto? (in inglese are you packed today?) e ci mettiamo a ridere." L'ultimo appuntamento di Julius, accompagnato da Khyram sarà a giugno, in occasione del Torture Garden Italy a Roma.

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