"Amore ma se mi uccidi, dopo chi picchi?": il manifesto shock a Potenza

Amore ma se mi uccidi, dopo chi picchi?: la storia del manifesto di Potenza e perchè è triste e offensivo

Amore ma se mi uccidi, dopo chi picchi?”: è il testo pubblicato su un enorme manifesto a Potenza che dovrebbe essere l’invito ad una conferenza sulla violenza sulla donne. Io mi chiedo come si possano portare avanti progetti di questo tipo senza che a nessuno sorga una perplessità, un dubbio che forse “l’idea geniale” trovata come slogan, non lo sia poi così tanto! Possibile che in una catena di persone che propongono idee, grafici, stampatori, responsabili, amministrazione e sponsor importanti (a cui di solito si deve render conto), nessuno si sia reso conto che questo cartellone era davvero assurdo? Possibile che bisogna far indignare tutti, prima di capire? È sempre necessario offendere, mortificare e ferire, prima di fare un passo indietro?

Questo cartellone è offensivo e brutto in ogni dettaglio: la frase utilizzata è di una tristezza imbarazzante, ma anche la foto scelta per veicolare il messaggio non è da meno. Una donna truccatissima e con un mezzo sorriso ammiccante, che cosa vorrebbe significare? Qual è il messaggio contro la violenza sulle donne?

Amore ma se mi uccidi, dopo chi picchi

“Amore ma se mi uccidi, dopo chi picchi?” è un testo utilizzato in un video realizzato dalla Regione Campania tempo fa contro la violenza sulle donne, lo trovate in alto, ed anche quello non è che brilli per tatto, empatia e delicatezza…

Il manifesto è stato rimosso, sono state fatte le scuse di rito, e tutto è tornato come prima, solo che in realtà niente torna come prima, perché se anche le istituzioni finiscono per umiliare le donne e ironizzare in modo così superficiale sulla violenza, come mai si potrà arginare e risolvere questo problema? Finchè si scherza e si sminuiscono atti ignobili, come si potrà mai creare una rete di sicurezza solida su cui fare affidamento?

E la risposta alla domanda del manifesto è molto semplice: un’altra… la nuova compagna, la figlia, la figliastra. Il ciclo di violenza non finisce mai, e non uccidere non è la soluzione alla violenza sulle donne, non è abbastanza.

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