Costretta a lasciare la scuola militare perchè vessata dai compagni di classe

Una ragazza è stata costretta al ritiro dalla scuola militare Teuliè di Milano perchè vessata dai compagni di classe. Ha assunto un avvocato per fare giustizia per se stessa e per le altre potenziali vittime.

stalking scuola militare

Una ragazza napoletana di 17 anni aveva un sogno nel cassetto: fare la carriera militare. Una scelta non convenzionale ma che ha coltivato nel suo cuore sin da quando era piccola, a 15 anni si è iscritta alla scuola militare Teuliè di Milano con tutto l’entusiasmo e le speranze che solo da ragazzi si possono avere. Arrivata a Milano inizia il suo incubo, i compagni di scuola più grandi la maltrattano e la prendono in giro, fanno del nonnismo e la umiliano davanti a tutti.

La cosa assurda è che lo fanno in tanto, sia i compagni della sua età che quelli più grandi, anche le altre ragazze la emarginano e la isolano e mettono in giro la voce che lei soffre di instabilità mentale. Dopo due anni di inferno la ragazza si ritira e torna a casa, dopo quattro mesi trova la forza e il coraggio e, con il sostegno dalla sua famiglia, si fa seguire da un avvocato, fa nomi e cognomi con la speranza di ottenere giustizia.

L’avvocato della ragazza, Giacomo Pace, ha formulato delle accuse di stalking, le querele sono state accolte dalla Procura dei minori di Milano che ha aperto un fascicolo penale, i primi imputati sono stati già sentiti.

La ragazza in un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato:

“Sei-sette anziani entrano in camera mia. Iniziano a urlare e ad accusarmi. Dicono che sono una schifosa napoletana, un mostro. Vorrebbero che morissi e sulla mia tomba, dicono, non ci saranno fiori, urlano che me ne devo andare, che a stare lì rovino solo il corso, non servo a niente… Le giornate in cui c’erano cerimonie era un vero inferno: un susseguirsi continuo di insulti e umiliazioni. Mi spingevano contro il muro per le scale, mi ripetevano: “Almeno oggi potresti spigolare (camminare rasente al muro), feccia”. Oppure: “Se non spigoli ti spingiamo giù dalle scale”.

Costringere una ragazzina a rinunciare ai suoi sogni in questi modo, per queste cose, è davvero assurdo e triste,è inaccettabile sia che i suoi coetanei che i ragazzi più grandi l’abbiano trattata così, come lo è il fatto che nessuno sia stato dalla sua parte e l’abbia protetta.

via | corriere

Foto | iStock

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