Se hai una laurea non sei nessuno ma se sei una velina vai in Parlamento

veline in ParlamentoLo spunto viene dalle recenti discussioni – e polemiche – sulla probabile candidatura di alcuni personaggi dello spettacolo che poco hanno a che spartire con la politica e l’amministrazione statale e ancor meno possiedono competenze adeguate per ricoprire cariche istituzionali. Ma chi diceva che l’apparenza inganna non aveva alcuna idea concreta di quanto oggi l’apparire costituisca titolo preferenziale rispetto all’essere. O comunque alle competenze professionali.

L’assunto secondo cui a possedere titoli di studio, specializzazioni, esperienze sul campo e le proverbiali palle quadre non si fa strada sembra essere stato una volta di più dimostrato dalle ultime vicende d’attualità. Ma è sempre vero? E in che misura? In fondo a fare le belle statuine sono capaci tutti eppure alla lunga deve emergere una qualche capacità che vada oltre l’aspetto fisico.

Proviamo a ribaltare la prospettiva: se c’è chi si lamenta del fatto che in ufficio il solo esser donna sia un limite perché il giudizio si ferma spesso all’apparenza esteriore anziché alle vere competenze, c’è chi invece si serve di questo elemento come di un vantaggio per arrivare lì dove le competenze, appunto, possono essere dimostrate.

Insomma: è giusto servirsi della bellezza per arrivare in alto? È scorretto nei confronti dei colleghi uomini? Ma soprattutto, credete anche voi che contino oggi più le qualità fisiche che non le capacità pratiche in un mondo dominato dall’apparenza che spiana la via alla beltà e chiude le porte in faccia a chi è dotato di cervello ma non di un bel paio di tette?

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