Gas velenoso per impedire l’istruzione delle donne in Afghanistan

Quando ho letto la notizia stentavo a crederci, non poteva sembrarmi più irreale di così, sia per l’anacronstico intento dell’azione che per la sua violenza gratuita. Un gruppo di – come definirli? terroristi, fanatisti invasati – criminali ha lanciato del gas velenoso su una scuola femminile: gas irritante ed intossicante su delle bambine che andavano a scuola.

Al momento le autorità afgane stanno indagando su chi siano stati questi “nemici del governo” – come sono stati definiti – anche se molti ritengono che si tratti di talebani, pur avendo questi ultimi negato di aver compiuto l’attentato e deplorato atti del genere. Anche se durante il regime talebano l’istruzione era interdetta alle donne, di qualsiasi età, è innegabile che l’attuale governo afgano non si discosti da certi estremismi ed arcaismi che riducono la donna ad essere un oggetto in balia della potestà maschile. Non mi stupirei di sapere che dietro a questi episodo - purtroppo non isolato - ci sia il governo stesso.

Impedire l’istruzione di una persona vuole dire cercare di annullarla, non permettergli di avere gli strumenti per interpretare sé ed il mondo circostante e renderla debole, facile da controllare. Un atto simile nei confronti delle donne è l’ennesimo tentativo di voler ledere il genere femminile nelle basi dello sviluppo individuale e sociale di ciascuna, l'analfabetismo e l'ignoranza delle donne afgane le renderà ancora più deboli di quanto la loro condizioni di vita non permettano già, impotenti nei confronti della società.

Purtroppo questi attentati sono riusciti a spaventare le bambine e le loro famiglie, tanto che solo 40 studenti su 600 si sono presentati in aula il giorno successivo. La paura è totalmente comprensibile ma mi auguro che il coraggio e l'esempio di queste 40 bambine riesca a convincere le bambine d'Afganistan a non cedere ad un vile ricatto che vuole solo far crescere la loro paura.

Foto | Herdailynews

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