Quando il lavoro diventa passione: intervista a Elena Raho

Quando il lavoro diventa passione e quando la passione ci guida nel lavoro: la nostra intervista a Elena Raho.

Quando il lavoro diventa passione tutto è più facile. E lo è anche quando è la passione a guidarci nelle nostre scelte. Di vita e anche professionali. Le passioni, così come gli hobby, possono darci una mano a sviluppare competenze in tanti ambiti. Anche distanti da quelli della nostra professione. Possono aprirci la mente e aiutarci a fare grandi cose.

Come è capitato a Elena Raho, fondatrice della “clubhouse della creatività” HERE Connecting Creativity (via Tortona 33, Milano), insieme a Fabio Cencioni. La storia dei due designer si svolge tra Milano e Hong Kong e il loro lavoro è connettere business virtuosi tra Oriente e Occidente. Classe 1978, Elena Raho è una ragazza pugliese cresciuta a Torino e ha lavorato a Biella per Fila Sport, a Milano nel campo del marketing, ma anche in Cina, in Germania e in altri paesi asiatici. Tante le sue passioni: trovare soluzioni e unire i puntini, la scrittura poetica, il mosaico, la pittura ad acquarello, le nuove lingue, la cucina fusion. Tutte passioni all'insegna della creatività che le hanno permesso di avere un curriculum incredibile. Facendo sempre il suo lavoro seguendo le sue passioni, non lasciandole mai indietro!

Intervista a Elena Raho

Quanto sono state importanti le passioni nella tua vita e nel tuo lavoro?

La passione è stato quello che mi ha guidato sempre. È la spinta che ti fa prendere anche dei rischi. Le decisioni prese, in primis spostarsi in Asia, sono state guidate da questo, perché tutto è nato da una passione, una necessità. Sono andata a cercare dei lavori che mi portassero lì. Ho unito dei puntini, come diceva Steve Jobs, che poi hanno preso senso successivamente. Si fa un piano che non è del tutto razionale, ma poi pian piano prende vita. Puntino dopo puntino ho potuto unire la passione per il design con quella per la creatività, unendo anche l'amore per l'Asia e un'altra grande passione, quella di fare team, fare network.

Sono in realtà una diplomatica nata. Se non avessi fatto questo lavoro, avrei voluto lavorare come diplomatica dell'Onu. Mi piace trovare soluzioni che facciano gruppo, per unire i vari membri del team. Il mio lavoro in Adidas e in Armani, ad esempio, ha riguardato lo sviluppo del prodotto, che altro non è che mettere d'accordo tutti, mediare tra le diverse professionalità che entrano in campo. Salvare quello che c'è di bello nel prodotto, nel progetto.

La passione è quella che mi ha guidato. Sempre.

Hai lavorato praticamente in tutto il mondo: hai trovato delle differenze tra Asia e Italia?

Tra Asia e Italia sì. L'Italia ha un approccio alla creatività più legato al contenuto, al senso, allo storytelling. Questo atteggiamento si riflette di più nella fase iniziale del progetto. In Asia, invece, si tende più a ragionare sull'estetica e sullo status di quello che il progetto andrà a significare. Per adesso, però, perché i cinesi oggi sono più aperti e alla costante ricerca di un senso di quello che vogliono creare.

Hai detto di amare la cucina fusion, anche nel tuo lavoro l'aggettivo fusion è importante?

Sì, estremamente importante. Come detto prima, proprio per le differenze di approccio che, unite, possono dare risultati interessanti. Ad esempio, ci sono molte differenze tra Italia e Germania. In Germania non hanno creatività. I cinesi invece ne hanno di più. I tedeschi per configurazione no. La forma di creatività crea contrasti più netti in contesti dove non c'è questa creatività. Tra Italia e Cina c'è un contrasto più lieve. A livello di fusion, la nostra azienda è così. E' basata su interazione di culture diverse. Bisogna adattarci, portando la nostra essenza. Si creano contrasti e unioni che possono aiutare molto la creatività. Il fusion è interessante sia rispetto a culture simili sia a culture distanti. Anche dal punto di vista della cucina questo è fondamentale. Si possono fare fusion comunque interessanti anche se si è lontani come mentalità e creatività.

Cosa ti aspetti da questa nuova esperienza?

Ci aspettiamo di rendere più vario e divertente il campo creativo della nostra azienda di design, creare una comunità di designer e creativi, con cui condividere idee e scambiare conoscenze, input. Creare un network, avere sempre più spunti, mettere a disposizione la conoscenza accumulata. Sarebbe già una cosa meravigliosa. Creare nel più breve tempo possibile, continuando una comunità online e fisica. Cross continent.

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