Oggi 21 marzo 2019 si celebra la 20° Giornata mondiale della poesia

Il primo giorno di primavera si celebra la Giornata mondiale della poesia che è giunta alla 20esima edizione.

Giornata mondiale della poesia

Il 21 marzo è il primo giorno di primavera ed è anche la Giornata mondiale della poesia, un giorno speciale in cui celebrare una delle forme d'arte più belle ed edificanti, che sanno regalare alle nostre vite quel tocco di magia che riesce a fare la differenza nella nostra quotidianità. La Giornata mondiale della poesia è stata istituita nel 1999 in occasione della XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO e quest’anno festeggia i suoi 20 anni. La poesia è come un regalo inaspettato, una carezza gentile, un soffio di vento e il profumo di zagara che arriva in città con una corrente improvvisa, è quel dettaglio che ci trasporta più in alto, che per qualche secondo ci fa staccare i piedi da terra.

E anche se la poesia non è strettamente necessaria come bere, mangiare e lavorare, dovrebbe esserlo. Tutti dovremmo avere un libro di poesie sul comodino, per regalarsi un attimo di evasione e ricordarsi che c’è di più, che a fine giornata si può ancora gustare un po’ di leggerezza, che quello che a volte sentiamo nel cuore e non riusciamo a spiegarci, può essere compreso, magari non compreso, ma non si è soli in certe perturbazioni emotive.

La Giornata mondiale della poesia è un’ottima occasione per avvinarsi a questa forma letteraria, per sfogliare un libro, leggere qualcosa che solitamente non scegliamo e magari per scoprire qualche autore che non conosciamo o di cui abbiamo solo sentito parlare. Potete partecipare utilizzando l’hashtag #WorldPoetryDay.

Proprio oggi, nella giornata dedicata alla poesia, a Milano nasce l’Associazione Culturale Alda Merini, un’iniziativa delle figlie Emanuela, Flavia e Simona, che è stata accolta con affetto e amore in tutta Italia, d’altronde Alda Merini è una delle poetesse più amate degli ultimi anni. Oggi omaggiamo proprio lei con una raccolta delle sue poesie più belle.

Sono nata il ventuno a primavera


Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Ho bisogno di sentimenti


Io non ho bisogno di denaro.Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

Accarezzami


Accarezzami, amore
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

Ieri sera era amore (A Ettore)

“Ieri sera era amore,
io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l’ho detto:
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole”.

Ho conosciuto in te le meraviglie


Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d’amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e lì dentro l’amore
mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.

E poi fate l’amore


E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po’ sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po’
che non lo erano più.
Ecco,
fate l’amore e non vergognatevi,
perché l’amore è arte,
e voi i capolavori.

A tutte le donne


Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Ribaciami in uno stelo di amore


Ribaciami in uno stelo
di amore
e pensa alla giovinezza che mi
prende e mi ha lasciato sola
per lunghi anni.

La terra santa


Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Ogni mattina


Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.

Bambino


Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.

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